Pif al cinema Moretto: «Io agnostico, ma folgorato da papa Francesco»

Il regista, attore e comico ha incontrato il pubblico a Brescia per presentare il suo ultimo film «… che Dio perdona a tutti»
Cristiano Bolla
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Pif: "La mia vita da agnostico"

Toni leggeri e più impegnati: questo il mix ideale scelto da Pierfrancesco Diliberto, per tutti Pif, arrivato questa sera (venerdì) al cinema Moretto per incontrare il pubblico di casa nostra.

L’attore, comico e regista è venuto nel multisala boutique del centro città per parlare con il pubblico della sua ultima opera, «… che Dio perdona a tutti», commedia ora nelle sale con PiperFilm nella quale interpreta un agente immobiliare con un’unica incontrollabile passione: quella per i dolci. La sua vita cambia quando incontra Flora, pasticciera con la quale scatta subito la scintilla, ma l’amore è ostacolato dal fervente cattolicesimo della donna. Arturo ha smesso di credere da bambino, ma pur di non perderla si finge credente e intraprende un percorso spirituale che lo porta a confrontarsi con la fede, intrapreso anche grazie ad un complice d’eccezione: il Papa.

Il pubblico incontra Pif al Cinema Moretto
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Il pubblico incontra Pif al Cinema Moretto

L’autore

Nel corso dell’incontro bresciano, Pif ha spiegato che il film nasce senza dubbio da una componente autobiografica. «Sono agnostico e amante dei dolci», ha detto, soffermandosi soprattutto sul suo rapporto con la religione. Dopo un’educazione cattolica tradizionale, ha raccontato di essersi chiesto a un certo punto perché continuare a definirsi cristiano e cattolico, arrivando così alla scelta di definirsi agnostico. Una scelta che, però, non ha affatto cancellato il tema della fede dalla sua vita, anzi: «Da quando sono agnostico, sento Dio molto più presente, cioè mi faccio molto più domande». Per questo, ha osservato, «è anche piacevole e bella, la ricerca di Dio, ammesso che ci sia».

L’incontro

Determinante, nella genesi del film, è stato anche l’incontro con Papa Francesco. Pif ha raccontato di aver trovato in lui una figura capace di comunicargli qualcosa di profondo, tanto da essere stato la scintilla del progetto. A colpirlo è stata soprattutto la semplicità di certi gesti e parole: «La cosa che diceva a tutti era: “Preghi per me”». Una frase che, secondo il regista, «è abbastanza rivoluzionaria», perché restituisce l’idea di un Papa meno distante e più vicino alle persone.

Quanto al tono del film, l’attore e regista di «La mafia uccide solo d’estate» ha rivendicato la scelta della commedia come linguaggio più adatto per affrontare temi delicati senza irrigidirli. «Io non riuscirei a fare un film dove si ride solamente o un film dove si denuncia solamente», ha spiegato. L’idea è quella di muoversi nel solco della commedia italiana, tenendo insieme leggerezza e profondità, ma senza prendersi troppo sul serio.

Non sono mancati, infine, alcuni dettagli sulla lavorazione del film, basato sul romanzo omonimo scritto dallo stesso Pif e edito da Feltrinelli. Chi l’ha letto non deve aspettarsi una trasposizione fedele per il grande schermo: «Il finale qua è diverso, lo abbiamo ripensato addirittura il giorno prima». D’altronde, il comico siciliano era titubante dal principio sulla possibilità di fare il salto come autore da libreria: «Non volevo essere l’ennesimo non scrittore che arriva dalla televisione. Un po’ è colpa di Fabio Volo, ha sdoganato lui questa cosa. Il libro però ha venduto 200.000 copie, sono rimasto stupito anche io».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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