Marco Perego Saldaña: «Non sono un produttore, ma un protettore di culture»

Il 47enne regista originario di Salò racconta la sua carriera negli Stati Uniti, il rapporto con la moglie e i nuovi progetti cinematografici. Dalle difficoltà degli esordi ai successi al Festival di Cannes
Il regista bresciano con la moglie Zoe Saldaña
Il regista bresciano con la moglie Zoe Saldaña

«Non mi definisco un produttore, ma un protettore di culture» dice Marco Perego Saldana, marito della celebre attrice, di cui ha preso il cognome. Artista visivo, regista e produttore, il 47enne nato a Salò oggi è stato protagonista di una Open Lecture all'Università Cattolica di Milano, dove è arrivato con il più piccolo dei tre figli nati dal matrimonio con la 'Lioness' tv. «Ho scelto di prendere il cognome di mia moglie per i miei figli, perché siamo nel 2026, e per me – spiega all'Ansa – il ruolo della donna è molto importante, quindi lo era altrettanto dimostrare ai miei ragazzi che le mie non sono solo parole».

Le donne sono protagoniste anche del film che Perego sta producendo a Roma: «È un film molto personale, scritto da me e Alex Dinelaris e girato da Janusz Kamiński, interpretato da Valeria Golino, Isabella Rossellini, Tommaso Ragno. È ispirato a mia madre, che nel 2004 ha perso la voce per tre anni per un'afasia. Nel film è interpretata da Valeria Golino, che perde la voce quando va a trovare suo figlio, che è Lorenzo Giuggioli, in America. È un film molto contemporaneo, sull'importanza del potersi esprimere».

A New York, invece, sta producendo un film diretto da Luca Bigazzi e interpretato da sua moglie, con cui è tornato a lavorare dopo il cortometraggio Dovecote (2024), ambientato nel carcere femminile della Giudecca, a Venezia, e presentato all'81/a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica.

La consacrazione del 47enne bresciano come produttore internazionale è arrivata all'ultimo Festival di Cannes, dove i film da lui co-prodotti 'Fjord', diretto da Cristian Mungiu, e 'Minotaur', diretto da Andrej Zvjagincev, hanno conquistato rispettivamente la Palma d'Oro e il Grand Prix.

«Minotaur è un film molto importante, mentre lo guardi – spiega – vedi la relazione tra due persone ed è molto umano, però alla fine vedi la storia tra l'Ucraina e la Russia. Non a caso Andrej dopo il film è stato dichiarato da Putin un nemico dello Stato».

«Non mollare»

'Fjord' e 'Minotaur' sono solo due dei tanti film prodotti da Perego, arrivato in America nel 2001 senza un soldo e senza sapere una parola di inglese. «Ho vissuto anche in metropolitana, mi è andata anche di fortuna, però – racconta – l'idea di non mollare è stata molto importante nella mia vita e ancora adesso mi sembra sempre di non fare abbastanza, per questo cerco sempre di circondarmi di persone migliori di me. In America dicono 'proximity is prosperity', e io cerco sempre un mentor, sono ossessionato con il mentor. Quando ho avuto la possibilità di lavorare con mia moglie ho imparato tantissimo, sicuramente lei è una delle persone che 'mi fa andare nel next'».

Mentre la moglie premio Oscar sui social ha postato i recenti risultati elettorali americani favorevoli ai dem, lui preferisce non commentare: «Amo molto l'Italia, però qui non ce l'avrei mai fatta, mentre l'America mi ha aiutato tantissimo. Ovviamente la situazione politica non è la migliore, però mia moglie è latina, abbiamo tre black kids, i nostri genitori che vivono con noi: la nostra famiglia – conclude – è l'emblema della diversità. L'America mi ha dato tantissime cose impossibili da ottenere in Italia, perché siamo grandissimi individualisti e non siamo bravi a fare gruppo, mentre in America le diverse culture si mettono insieme, e insieme riescono a aprire migliaia di porte».

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