Si apre oggi l’83ª Mostra del Cinema di Venezia, e sono subito fuochi d’artificio. È inaugura infatti dall’assegnazione del Leone d’Oro alla Carriera al divo George Clooney (l’altro sarà per Ellen Burstyn, il 7 settembre) e da «Ink», film in concorso con Guy Pearce e Claire Foy, nel quale Danny Boyle (l’autore di «Trainspotting») racconta l’irresistibile ascesa del tycoon Rupert Murdoch.
La presenza di Clooney, opportunamente inserito in apertura di Festival, è il segnale che le star hollywoodiane non mancheranno, anche se c’è meno America del solito in cartellone; ad ogni modo la pattuglia internazionale integrerà senz’altro Javier Bardem e Penélope Cruz (coppia nella vita e pure in «Bunker» del premio Oscar Florian Zeller), Al Pacino, Kiefer Sutherland, Robert Pattinson (protagonista di «Primetime» di Lance Oppenheim), Sam Rockwell, le sorelle Rooney e Kate Mara (insieme in «Bucking Fastard» di Herzog), Orlando Bloom, Casey Affleck, Vincent Lindon, forse anche John Malkovich, Tom Waits e Susan Sarandon.
È quasi certo che saranno al Lido i fratelli Liam e Noel Gallagher (e qui parliamo di rockstar) per l’anteprima mondiale di «Oasis: Don’t Look Back in Anger», il documentario musicale che racconta la réunion della band britannica; già sicuro di esserci, per contro, il “gladiatore” Russel Crowe, con il doc «What Love Builds», che ha diretto e nel quale mette a fuoco il suo amore per la musica. Per quanto concerne gli italiani, passerella - tra gli altri - per Jasmine Trinca, Valeria Bruni Tedeschi, Valerio Mastandrea, Toni Servillo, Alessandro Borghi, Luca Marinelli, Alba Rohrwacher, Adriano Giannini, Pierfrancesco Favino.

I temi
Se famiglia, sentimenti e geo-politica paiono i temi più gettonati tra i film dell’intera selezione ufficiale, resta valido lo slogan utilizzato nelle scorse settimane da Alberto Barbera (al 15° Festival consecutivo da direttore, il 18° in assoluto) per inquadrare una proposta incentrata sull’attualità e sul dialogo con il presente del pianeta: «Un tempo si diceva che il cinema è il mondo; oggi i film sono gli hashtag del mondo».
La competizione principale vede in corsa per il Leone d’Oro ventuno opere e non venti: all’ultimo momento è stato aggiunto «Naza», film sulla questione Gaza di Yuval Abraham e Rachel Szor, che avevano firmato (con Hamdan Ballal) «No Other Land», Oscar per il miglior documentario nel 2025. Ben cinque i cineasti italiani che cercheranno di convincere la giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal: spicca il grande ritorno di Nanni Moretti (assente a Venezia dal 1989!), che si prende un posto tra i favoriti d’obbligo, mentre gli outsider Paolo Strippoli, Edoardo De Angelis (c’è attesa per il suo «Il fuoco che ti porti dentro»), Andrea Pallaoro e Marco Bechis cercheranno l’exploit.
Smorzate per il momento le prime (immancabili) polemiche veneziane, montate su due fronti politici caldi. Connesse da un lato ad annunciate iniziative di Venice4Palestine (collettivo di lavoratori e personalità del cinema che si batte per portare la lotta palestinese al centro del discorso pubblico della Mostra), dall’altro alla presenza in competizione di «Dau», del regista russo (dissidente) Ilya Khrhanovsky, criticata dal governo di Kiev: le prime sono in stand by, mentre rispetto al secondo la Biennale ha spiegato come l’autore abbia rinunciato alla cittadinanza russa e sia apertamente contrario all’invasione dell’Ucraina, oltre al fatto che il film è una produzione europea che non offre certo legittimità culturale a Putin & co. Tutto a posto, dunque? Ne riparleremo.


