Storie di fango, pugni in faccia, labbra spaccate, sangue e svenimenti. Storie di nuvole, di pioggia, di camionette della polizia. Storie dell’infinita bellezza del trionfo della musica. Potrebbe essere l’addio della band alla natia Manchester, o forse no: fatto sta che la quinta e ultima data del reunion tour degli Oasis a Heaton Park va dritta nella leggenda.
Ed è la celebrazione di un colossale rito generazionale che ha reso la metropoli dell’Inghilterra settentrionale «il centro del mondo, per una decina di giorni», come ricorda Noel Gallagher durante il set di circa due ore e un quarto. Iniziato con Fuckin’ In The Bushes e Hello sotto un cielo plumbeo, proseguito nella pioggia (intensa, durante D’You Know What I Mean? e Stand By Me) e terminato al chiarore dei fuochi d’artificio sparati in cielo sulla coda di Champagne Supernova.





