In un mondo che cambia, anche il nostro modo di leggere sta cambiando. Non a caso, negli ultimi anni, accanto agli e-reader digitali, hanno preso sempre più piede gli audiolibri. Perché sì, sono innegabilmente comodi. Li ascoltiamo in automobile, sul treno, mentre camminiamo, cuciniamo o rimettiamo in ordine la casa. La sera, quando gli occhi sono ormai troppo stanchi per affrontare una pagina, oppure durante quella mezz’ora di corsa che difficilmente avremmo potuto dedicare a un romanzo. Gli audiolibri hanno trovato spazio proprio lì dove la lettura tradizionale non può arrivare (per ovvi motivi), trasformando tragitti e attività quotidiane in occasioni per seguire una storia.
Il mercato
I numeri confermano un fenomeno ormai consolidato. Secondo la ricerca NielsenIQ commissionata da Audible, nel 2026 sono stati 11,6 milioni gli italiani che hanno ascoltato almeno un audiolibro, il 2% in più rispetto all’anno precedente e il 16% in più nell’arco di cinque anni. Una sessione dura mediamente 27 minuti e il 28% degli ascoltatori si dedica agli audiolibri almeno una volta alla settimana. A trainare gli ascolti sono soprattutto le donne appartenenti alla GenZ e ai Millennials, in particolare nella fascia compresa tra i 25 e i 34 anni.
Ma anche il mercato editoriale conferma la stessa trasformazione. Nel 2025 la spesa per gli audiolibri in Italia è passata da 30 a 34 milioni di euro, con una crescita del 13,3%. Un dato ancora contenuto rispetto agli oltre 1,4 miliardi generati dai libri a stampa, ma particolarmente significativo in un anno nel quale la spesa per i volumi cartacei è invece diminuita del 2,1%. L’audio resta una piccola parte dell’editoria, una nicchia insomma, ma è una delle poche a muoversi decisamente verso l’alto.
Le caratteristiche
Ma che cos’è esattamente un audiolibro? La risposta apparentemente più semplice – la registrazione di un libro letto ad alta voce – non basta più a descrivere un formato che può assumere tipologie molto diverse. Ci sono letture integrali affidate a un solo narratore, romanzi interpretati direttamente dall’autore, produzioni con più attori, musiche ed effetti sonori, fino a opere costruite quasi come radiodrammi. In tutti i casi, però, la voce introduce nel testo qualcosa che sulla pagina è affidata solamente alla nostra immaginazione: il ritmo, il tono, la temperatura emotiva.

Le origini
Eppure, la storia degli audiolibri non nasce con le moderne applicazioni da smartphone, né tantomeno con le audiocassette. Una delle loro radici più importanti si trova nei «talking books» sviluppati negli Stati Uniti per rendere la lettura accessibile alle persone non vedenti. Nel 1931 la Library of Congress istituì un servizio nazionale di libri registrati e in braille, contribuendo negli anni successivi anche allo sviluppo degli apparecchi necessari per ascoltarli.
Ma come dimenticare, in Italia, le letture trasmesse da Rai Radio3, nelle quali la voce degli attori si intrecciava spesso alla musica e alle sonorizzazioni? Dal 2002, infatti, Radio3 porta avanti «Ad alta voce», programma diventato nel tempo una vera e propria biblioteca sonora: romanzi e racconti della letteratura italiana e internazionale vengono affidati a interpreti come Fabrizio Gifuni, Massimo Popolizio, Maria Paiato, Tommaso Ragno e molti altri, suddivisi in puntate e arricchiti da un lavoro sonoro che contribuisce a costruire atmosfera e ritmo.
Oggi l’accessibilità rimane comunque una funzione essenziale, ma non è più l’unica. Il 58% degli ascoltatori italiani sceglie l’audiolibro perché permette di continuare a seguire una storia mentre mani e occhi sono impegnati in altre attività. Il 45% lo considera anche un modo per rilassarsi e sottrarsi, almeno temporaneamente, alla sovraesposizione agli schermi.
Differenze con la lettura
Resta però una domanda aperta che continua a dividere lettori e ascoltatori: ascoltare un libro significa davvero leggerlo? Dal punto di vista dell’esperienza, le due attività non sono identiche. Sulla pagina il lettore stabilisce autonomamente il ritmo, può fermarsi su una frase, tornare indietro, osservare la punteggiatura e riconoscere visivamente la struttura del testo.
Nell’audiolibro è invece la voce narrante a imporre, almeno in parte, velocità, pause e intonazione. E mentre la lettura richiede la decodifica dei segni scritti, l’ascolto passa attraverso la comprensione del linguaggio orale. La distanza, tuttavia, potrebbe essere meno netta di quanto immaginiamo.

Uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience, condotto attraverso risonanza magnetica funzionale mentre i partecipanti leggevano oppure ascoltavano le stesse storie, ha rilevato mappe cerebrali della rappresentazione semantica molto simili nelle due condizioni.
Nessun dualismo
Forse, allora, il vero errore è considerare carta e audio come avversari. I comportamenti degli utenti indicano, piuttosto, una continua circolazione tra i formati. Il 56% degli ascoltatori dichiara di aver seguito in audio un libro che aveva già letto; il 50% ha letto un volume dopo averlo scoperto come audiolibro e il 52% ne ha successivamente acquistato almeno una volta una copia. Per il 39%, inoltre, l’ascolto rappresenta un modo per conoscere nuovi autori e restare aggiornati sulle uscite editoriali.



