Il Vittoriale degli Italiani, «un luogo lascito di un genio assoluto»

Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione, traccia il bilancio e annuncia i progetti in cantiere
Simone Bottura
Il presidente Giordano Bruno Guerri, dal 2014 è anche direttore del Vittoriale
Il presidente Giordano Bruno Guerri, dal 2014 è anche direttore del Vittoriale

È considerato nel mondo uno degli esempi più affascinanti e preziosi di “case d’artista”. Il Vittoriale degli Italiani è espressione emblematica del gusto del primo Novecento e, soprattutto, della “vita inimitabile” di colui che lo ideò e vi abitò dal 1921 al 1938, il poeta Gabriele d’Annunzio, che già nel 1923, quando le opere di trasformazione del complesso erano appena iniziate, ne fece dono all’Italia. È una grande cittadella situata a Gardone Riviera - con edifici, vie, piazze, un teatro all’aperto, giardini e corsi d’acqua - progettata dall’architetto Giancarlo Maroni.

È sede di mostre, concerti, convegni ed eventi. Nel 2025 ha registrato 303.403 ingressi. A capo della Fondazione che lo gestisce c’è Giordano Bruno Guerri, storico, scrittore e intellettuale, presidente del Vittoriale dal 2008 e direttore dal 2014. L’abbiamo incontrato e gli abbiamo chiesto di raccontarci questo straordinario museo.

Il busto di Gabriele D’Annunzio all’ingresso del Vittoriale
Il busto di Gabriele D’Annunzio all’ingresso del Vittoriale

Presidente Guerri, cos’è, oggi, il Vittoriale? Cosa trasmette al visitatore?

Trasmette il lascito di un grande poeta, di un esteta, di un eroe di guerra, di un genio assoluto che ha voluto eternarsi nella pietra, oltre che nelle opere letterarie, lasciando un patrimonio enorme, di valore incalcolabile, fatto di bellezza, storia, poesia, spirito di lotta. È un luogo altamente formativo, soprattutto per i giovani. Non a caso il numero degli studenti in visita cresce continuamente.

Che bilancio traccia della sua presidenza?

Abbiamo fatto moltissimo, sarebbe impossibile elencare tutto. Guardi là (Guerri si affaccia alla finestra del suo studio, ndr), stiamo rifacendo completamente il palco dell’anfiteatro con un investimento di 140 mila euro. Il Vittoriale oggi è anche un esempio di gestione rigorosa: chi arriva rimane colpito dal fatto che non c’è una foglia fuori posto. Curiamo anche la pettinatura degli alberi. C’è un grande lavoro dietro a questa immagine. Dall’illuminazione notturna alla copertura dell’anfiteatro in marmo rosa (d’Annunzio non trovò i fondi per farlo, ci è riuscito Guerri), dal recente restauro dell’auditorium all’apertura di nuovi spazi di visita, le cose fatte dal 2008 sono tantissime.

Un intervento di cui va particolarmente fiero?

La riapertura delle Vallette dell’Acqua Pazza e dell’Acqua Savia. Era una zona abbandonata, chiusa, conquistata dalla vegetazione. Intervenire lì ha significato restituire alla visita quasi metà del Vittoriale. Oggi il Laghetto delle Danze è un luogo magico, sempre frequentato. È stata un’operazione complessa, anche dal punto di vista botanico.

Restano ancora interventi da realizzare?

Sì, e anche importanti. Nella casa che chiameremo “Il Convento” ricaveremo tre appartamenti per gli ospiti importanti. È un investimento: spenderemo meno in alberghi. Poi c’è un grande progetto, meno visibile ma fondamentale, sulla Prioria, la casa di d’Annunzio: il rifacimento dell’impianto elettrico, che è ancora quello degli anni Trenta, l’adeguamento dell’antincendio e la realizzazione di un sistema di raffrescamento. Sono interventi delicati, perché devono essere completamente invisibili e rispettare l’integrità del luogo. Non chiuderemo la Prioria al pubblico, lavoreremo per fasi, come sempre.

Opere d’arte e cimeli d’ogni tipo nella Prioria
Opere d’arte e cimeli d’ogni tipo nella Prioria

Il Vittoriale è una risorsa economica per il territorio. Che rapporto avete con l’ambiente circostante?

Il Vittoriale porta centinaia di migliaia di visitatori, quindi un indotto enorme per alberghi, ristoranti, attività. Ma spesso è un arricchimento che non viene restituito. Questo è un tema su cui si potrebbe riflettere di più.

Negli ultimi anni i numeri sono cresciuti (nel 2008 il Vittoriale contava 147.000 ingressi, oggi sono raddoppiati). C’è ancora margine di crescita?

Sì. Dopo il Covid abbiamo ripreso a crescere con record continui. Quest’anno siamo a più 2,59% di visitatori nella Prioria e più 2,9% nell’intero complesso. Prevediamo di superare i 310mila visitatori. È un risultato importante, ma c’è ancora spazio per migliorare.

C’è un luogo del Vittoriale a cui è più legato?

L’Arengo. È uno luogo di grande suggestione, soprattutto di sera, quando il Vittoriale è vuoto. Lì d’Annunzio incontrava i suoi legionari. Sedermi lì mi dà la sensazione di entrare in dialogo con quella storia.

Negli ultimi anni sono stati aperti molti spazi prima esclusivi dai percorsi di visita. Ci sono ancora spazi da svelare al pubblico?

Sì, penso alla clausura, le stanze delle donne di d’Annunzio. Non sono visitabili per ragioni logistiche, ma stiamo lavorando per inserirle nelle visite serali, che saranno potenziate. Sarà una novità importante.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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