Sotto Brescia c’è un piccolo museo d’arte contemporanea. Le opere non sono molte – sei, per ora – ma la collezione pubblica permanente è qualcosa di cui fare esperienza, non c’è dubbio. L’ultima aggiunta di «SubBrixia» – così si chiama l’installazione diffusa permanente che ricorda l’esperienza napoletana delle «Stazioni dell’arte» e che è diretta discendente della public art dei Settanta – è una piccola palestra della classicità, ma la varietà delle opere rende il passaggio per Brescia un’occasione per vedere dal vivo stili e artisti tra i più diversi.
Volta: «Physical culture»

Immagina: una chest press con due teste romane al posto dei pesi. O ancora: fai una leg extension, ma sollevando un busto scolpito. Esposto fino a pochi giorni fa a Nottingham, il progetto «Physical culture» dell’artista lituano Augustas Serapinas porta nel mondo, dal 2012, una riflessione su passato e presente ponendo il focus sulla cultura della fisicità. Ora a ospitare l’installazione che mette in dialogo storia dell’arte e pratica dell’allenamento – si tratta di attrezzi fitness funzionanti, che al posto dei pesi presentano pezzi di sculture classiche – è la stazione Volta della metropolitana di Brescia. Rispetto alle opere viste nelle fiere e nelle gallerie internazionali, qui Serapinas ha scelto l’alluminio, materiale usato per la prima volta in questo contesto.
Vittoria: «Mind the gap»

A firmare la colorata e precisa installazione che accoglie in stazione Vittoria è Nathalie Du Pasquier: «Mind the gap» è un’opera site specific che trasforma l’ingresso della stazione attraverso un mosaico di forme, colori e piastrelle in ceramica. Anche alcune sedute diventano parte dell’opera. L’idea è quella di modificare la percezione di uno spazio attraversato ogni giorno da migliaia di persone, invitando chi passa a guardarlo da un’altra prospettiva.
Du Pasquier, tra le personalità più poliedriche della scena artistica internazionale, lavora da tempo sul rapporto tra forme, colori e spazio. A Brescia porta una ricerca che parte dalla semplicità della ceramica e trasforma un elemento funzionale della stazione in qualcosa da osservare, e anche da utilizzare.
San Faustino: «Gothic Minerva»

Inaugurata nel 2016, l’opera «Gothic Minerva» è di Patrick Tuttofuoco e si trova nella stazione San Faustino. L’artista ha ragionato, tre anni dopo l’inaugurazione della metropolitana di Brescia, sulla stratificazione storica e materica che si scoprì durante i lavori di realizzazione. Tramite neon e luci ricrea qui una testa di Minerva e il volto di Claudio II (il Gotico), che si sovrappongono e si alternano a seconda dell’intermittenza luminosa. Oltre ai due volti è presente anche un capitello corinzio che, come spiegano, è stato alla base del ritrovamento della zona sacra di età romana, oggi centro del parco archeologico Brixia.
Stazione Fs: «Brixia»

Alla stazione Fs c’è invece un’opera che gioca direttamente con il nome della città e su uno degli elementi visivi più classici dell’italianità, ovvero il cartello d’ingresso nelle città e nei paesi. È «Brixia» di Marcello Maloberti, installata tra le due scale mobili: dall’alto pende un grande cartello stradale con la scritta «BRESCIA» capovolta. Il ribaltamento non è casuale: la scritta sottosopra allude infatti a una seconda città, quella archeologica che si trova sotto la città contemporanea.
È un’opera che sembra quasi parte della segnaletica della metropolitana e proprio per questo funziona particolarmente bene. Il cartello è una scultura, ma conserva l’aspetto di un oggetto quotidiano: intercetta lo sguardo di chi scende verso i binari e, nello stesso momento, richiama il rapporto tra la Brescia di oggi e quella antica.
Stazione Fs: «Incancellabile Vittoria»

Poco più in là, sempre alla stazione Fs, la storia della città riemerge in una forma completamente diversa con «Incancellabile Vittoria» di Emilio Isgrò. L’opera nasce in occasione del ritorno a Brescia della Vittoria Alata dopo il restauro all’Opificio delle pietre dure di Firenze e ne ridisegna la silhouette attraverso il linguaggio più riconoscibile dell’artista, e cioè quello delle cancellature.
È una parete monumentale, circa 200 metri quadrati, composta da 205 pannelli di fibrocemento fresati. Su una griglia di cancellature nere, realizzate su un brano dell’«Eneide» di Virgilio, compare in rosso la sagoma della dea, riconoscibile per le ali e le braccia sollevate. Alcune parole del testo antico restano visibili tra le cancellature: la sottrazione diventa un modo per far emergere nuovi significati.
Bresciadue: «Brixiadue»

A Bresciadue l’effetto è più teatrale e monumentale. Andreas Angelidakis ha trasformato i quattro elementi strutturali che sovrastano la discesa ai binari in altrettante gigantesche colonne di ispirazione greca. È «Brixiadue», intervento permanente inaugurato nel 2024: ciascuna colonna è lunga 13 metri e sembra appartenere a un edificio antico improvvisamente riemerso nel sottosuolo della città.
Il riferimento – di nuovo – è anche al Capitolium e alla stratificazione archeologica di Brescia. Angelidakis, artista e architetto greco che si definisce «un architetto che non costruisce», interviene direttamente sull’architettura della stazione e la trasforma senza nasconderne la funzione contemporanea. Le colonne sono rivestite in lana di roccia e Pvc e fanno parte della ricerca dell’artista sulle «soft ruins», rovine morbide che sembrano oscillare tra mondo reale e immaginario digitale.




