I fotografi Magnum in mostra a Sirmione: «Gli alberi ci parlano»

Se sono foto… fioriranno. Non solo scatti che ritraggono le voci silenziose degli alberi, immortalate da quaranta dei più grandi fotografi dell’agenzia Magnum, ma anche stampe realizzate su una carta speciale, che contiene al suo interno dei semi e che darà vita a nuove piante. «If trees could speak» (Se gli alberi potessero parlare) è una mostra inedita e innovativa, che lega la forza del messaggio iconografico a un’azione concreta. È allestita nelle sale di Palazzo Callas fino al 12 luglio, ed è stata curata da Andréa Holzherr, Global Cultural Director di Magnum Photos, e dall’architetta Mariangela Gavioli per il Comune di Sirmione.
La mostra sugli alberi
«Da tempo avevo in testa l’idea di fare una mostra sugli alberi – chiarisce Holzherr – ma mi mancava sempre qualcosa di particolare. Poi, l’anno scorso, sono stata in Giappone, dove ho scoperto questo tipo di carta. Quindi sono tornata da Kyoto e ho chiesto alla mia produttrice di fare una ricerca: il problema era trovare uno stampatore che volesse realizzare le stampe fotografiche su una carta non completamente liscia. L’abbiamo trovato, e quello che vedete esposto è assolutamente innovativo».
Il tema che accomuna le cento immagini selezionate da Holzherr è il dialogo, fragile e necessario, tra l’uomo e gli alberi: cosa direbbero gli alberi, se potessero parlare? Se potessero raccontare ciò che hanno visto nei secoli, osservando le civiltà crescere e scomparire sotto le loro chiome, le ferite della guerra e la lenta guarigione della terra? A queste domande rispondono quaranta fotografi di Magnum Photos, in uno sguardo plurale che intreccia reportage, poesia visiva e denuncia ambientale: da Steve McCurry che immortala gli esemplari secolari del Madagascar, a Paolo Pellegrin che ritrae i boschi incendiati dell’Australia; da Abbas Attar che riproduce le foreste sacre del Giappone e della Tailandia, a Martin Parr e Richard Kalvar che si concentrano sugli alberi urbani. La «foto-manifesto» della mostra è di Werner Bischof e ritrae le fessure di un tronco tagliato: «Assomigliano al simbolo giapponese che significa “albero” – specifica Holzherr –, per questo ci è sembrata particolarmente simbolica: gli alberi ci ricordano che siamo ancora connessi, che ogni respiro che facciamo è condiviso con loro, che le nostre vite sono intrecciate attraverso scambi invisibili di aria, acqua e tempo».
La mostra invita quindi a fermarsi, osservare e ascoltare. Perché gli alberi non sono uno scenario, ma presenze vive, testimoni silenziosi e compagni di viaggio dell'umanità. «Essi abitano un tempo diverso dal nostro – sottolinea ancora la curatrice -, fatto di stagioni e secoli, e la loro resilienza non è solo una questione di forza, ma anche di flessibilità, come i rami che si piegano sotto il peso della neve, le radici che cercano l'acqua nei luoghi più impensabili o una foresta che ricresce dopo un incendio».
Rinascita
Anche questa mostra contribuirà a una nuova rinascita. Come si diceva, le fotografie sono state stampate su una speciale carta che contiene al suo interno dei semi. Al termine dell’esposizione, le stampe verranno piantate in un terreno a Sirmione per dare vita a nuovi alberi: in questo modo la fotografia, dopo aver comunicato attraverso la sua dimensione iconografica, torna simbolicamente alla terra da cui ha avuto origine per trasformarsi in una nuova pianta. Un gesto che racconta un ciclo che si chiude e, allo stesso tempo, che ricomincia.
All’interno della mostra è presente anche un «banco di lavoro» con terra, carta da piantare, acqua e luce, dove è possibile osservare il processo attraverso il quale le fotografie potranno essere «piantate». «Un gesto potentissimo – commenta la sindaca Luisa Lavelli –, che trasforma l'esposizione in un giardino del futuro». La mostra si può visitare con ingresso libero dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19, il venerdì e il sabato fino alle 22. Maggiori informazioni sul sito www.visitsirmione.com.
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