Arte

In Cavallerizza l’avventura breve di Real Foto, piccola Magnum italiana

I reportage di Garubba, Cascio e Sansone raccontano l’epica stagione dell’agenzia: la mostra in occasione del Brescia Photo Festival
Nicola Sansone, Stati Uniti, anni Sessanta -  courtesy of Archivio Nicola Sansone
Nicola Sansone, Stati Uniti, anni Sessanta - courtesy of Archivio Nicola Sansone
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Ci voleva non un fisico, come cantava Luca Carboni, ma un coraggio e un occhio bestiali per praticare, negli anni Cinquanta e Sessanta, fotogiornalismo come agenzia indipendente di freelance senza spalle coperte da committenza editoriale sicura, praticando una fotografia engagée e osando persino reportage all’estero. E a ottenere la pubblicazione di foto-servizi sequenziali anziché singole immagini su periodici come Il Mondo e L’Espresso, e fogli della Sinistra come Vie Nuove o Noi Donne (salvo poi saltuariamente sbucare in magazine-mito come Life, Paris Match, Stern). E a tecnicamente rigettare il pulitino formato 6x6 da singolo scatto per un prosaico e sgranato 24x36, spazialmente ampio e idoneo a creare sequenze-racconto, rifuggendo la tentazione della «bella immagine».

Fotografia militante

Ebbene, una dimostrazione di quella stagione di fotografia militante e testimonianza civile idealista – onesta per quanto può esserlo ogni personale scelta del fotografare – è incarnata dall’avventura, 6-7 anni e non di più dalla fondazione nel 1957, di Real Foto, peculiare agenzia romana cui è dedicata la mostra «Realphoto - Un’agenzia per la libera fotografia» che s’inaugura sabato 28 marzo (poi visitabile fino al 10 maggio) alle 18.30 alla Cavallerizza (Brescia, via Cairoli 9).

Curata da Renato Corsini, direttore del Centro della fotografia italiana qui attivo dopo l’esperienza Macof al Mo.Ca. Di via Moretto, essa sciorina 130 stampe in bianco e nero originali o analogicamente tratte da negativi originali, degli storici reportage in Cina (1959), Usa (1958 e 1962) e Sud Vietnam (1960) di Caio Mario Garrubba, Nicola Sansone e Calogero Cascio. Autori-cult che, oltre a servizi su mondine in risaia, scioperi operai, banditismo sardo, post-bellica miseria italiana diffusa, col loro fotografare ideologico ma libero guardano al mondo che cambia.

L’esposizione rientra nella nona edizione del Brescia Photo Festival 2026, organizzato da Fondazione Brescia Musei, che dopo l’antologica di Joel Meyerowitz nel 2025, si rifà specchio d’un altro big della street photography, l’oggi 79enne Bruce Gilden, socio della prestigiosa Agenzia Magnum dal 1998 e cacciatore di scene e volti di strada affascinantemente e turbativamente «alieni».

Il contro cenacolo

Real Foto, dunque. O Realfoto, o Real Photo – le grafìe impazzano a conferma della scapigliata avventura di quei fissatori&fissati del reale, centro-meridionali spesso acculturati che lasciano professioni per rispondere alla chiamata dell’obiettivo. Real Foto, del resto, nasce anche come risposta, più impegnata, al parallelo foto-cenacolo milanese gravitante al Bar Jamaica, col bresciano Ugo Mulas tra gli alfieri. Nasce come esperimento cooperativistico foto-culturale nel 1952 con la meteora del Collettivo Fotografi Associati, poi nel 1957 sfociato nella fondazione di Real Foto a Roma. Sempre da protagonista però, tanto da ispirare la forse esagerata definizione di... piccola Magnum italiana. Che in Cavallerizza è però probata dalla qualità dei reportage – «Cina. La rivoluzione di Mao» di Garrubba; «Vietnam. All’ombra della guerra» di Cascio; «America. Il sogno d’Oltreoceano» di Sansone – di coloro che con Franco Pinna, Plinio De Martiis, il foto-giornalista-scrittore Ermanno Rea e altri, avviano la (troppo breve) epopea della Real Foto.

Calogero Cascio, Vietnam del Sud, 1960 - courtesy of Archivio Calogero Cascio
Calogero Cascio, Vietnam del Sud, 1960 - courtesy of Archivio Calogero Cascio

Che visioni sono, dunque, quelle in Cavallerizza sulla Cina neo-maoista in cui prima che a Garrubba giusto a un gigante come Henri Cartier-Bresson viene concesso d’entrare e ritrarre? O quelle di Cascio su un Sud Vietnam non ancora in aperta guerra, ma già da brividi armati. O di Sansone sugli Usa in sviluppo, ma con sacche di povertà ed emarginazione razziale tutt’oggi irrisolte? Immagini-verità d’empatia a una «comédie humaine» fotografica. Critica e carezze, testimonianza ed esortazione a riflettere: un invito a ripensare la Storia in tempi come i nostri oggi pieni di post-verità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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