Da Kathmandu a Lonato del Garda, per raccontare il Nepal contemporaneo attraverso l’obiettivo di tre fotografi locali: la macchina fotografica come mezzo identitario e politico, e la fotografia come strumento di interpretazione del presente e delle sue contraddizioni.
Fino al 30 agosto la Sala del Capitano della Rocca ospita la mostra «Nepal Today. In the Forest, in the Villages», curata da Filippo Maggia e selezionata dal Ministero della Cultura nell’ambito del bando Strategia Fotografia 2025 (aperta tutti i giorni, dalle 10 alle 17. Ingresso 6 euro, catalogo Silvana Editoriale 112 pp., 28.50 euro).
Il progetto
Il progetto espositivo, composto da 50 scatti, è stato sviluppato negli ultimi anni direttamente nella capitale nepalese, attraverso un confronto tra il curatore e gli artisti, dando vita a una mostra pensata come esperienza visiva ed emotiva di forte impatto. Uma Bista, Sagar Chhetri e Kishor Sharma hanno approcci e sensibilità differenti, che insieme costruiscono una narrazione plurale del Nepal contemporaneo, restituendo la complessità delle sue trasformazioni sociali, culturali e identitarie.
I fotografi hanno indagato il cambiamento e soprattutto cosa significa vivere e trovarsi in una giovane democrazia, dove il sentimento di rivalsa nei confronti delle classi dominanti e dell’ingiustizia sociale è più che mai vivo in tutte le nuove generazioni, artisti inclusi. Le immagini esposte non descrivono soltanto luoghi e comunità, ma diventano strumenti di osservazione critica, memoria e interpretazione del presente.
Dietro l’obiettivo
Uma Bista, fotografa e docente all’Università di Kathmandu, sviluppa una ricerca centrata sulle dinamiche di genere nelle comunità rurali e indigene del Nepal. Nel progetto «Our Songs from the Forest» affronta pratiche sociali ancora profondamente radicate, come il Chhaupadi – l’isolamento forzato delle donne considerate impure durante il ciclo mestruale –, restituendo uno sguardo intimo che intreccia esperienza personale e indagine documentaria. Le sue immagini, spesso costruite su una forte dimensione simbolica e cromatica, diventano strumenti di esplorazione della condizione femminile all’interno di sistemi sociali tradizionali e patriarcali.

Sagar Chhetri è un giovane fotografo formatosi al Pathshala Institute e attivo a Kathmandu, che indaga le tensioni politiche e identitarie delle comunità indigene. Nel progetto «Eclipse» trasforma la documentazione delle rivolte del popolo Madeshi in una narrazione visiva metaforica, in cui gli eventi storici vengono riletti attraverso immagini evocative, capaci di restituire la complessità e l’ambiguità del conflitto e della rappresentazione.
Kishor Sharma, fotografo e ricercatore nepalese che vive a Kathmandu, concentra la propria attenzione sull’ultima comunità nomade rimasta in Nepal, i Rautes. Nel progetto «Living in the Mist» costruisce un racconto immersivo della vita quotidiana di questo gruppo, sospeso tra tradizione e trasformazione, tra sopravvivenza culturale e pressione della modernità. Il suo lavoro si distingue per una forte componente etnografica e per un approccio relazionale sviluppato nel tempo.

Generazione di artisti
«L’attuale generazione di artisti – chiarisce Maggia – è forse la prima a essere mai esistita in Nepal, e la loro ricerca si caratterizza come uno spazio ai margini della contemporaneità, tramite il quale è possibile osservare il cambiamento in corso, tracciando talvolta dei paragoni con il passato o fare annotazioni per il futuro. Altre volte invece si manifesta semplicemente come rappresentazione delle diversità, intendendo con ciò non solo le disuguaglianze sociali, ma soprattutto la ricchezza che da queste deriva».
Il progetto si sviluppa a partire da una riflessione più ampia sul ruolo della fotografia nel subcontinente indiano e sulle reti formative e culturali che oggi connettono artisti di Nepal, India, Bangladesh e altri Paesi del Global South.



