50 anni fa il golpe di Videla: così l’Argentina perse la sua innocenza

Il Giorno della memoria per la verità e la giustizia è una ricorrenza laica, non lavorativa, celebrata in Argentina il 24 marzo di ogni anno, sin dal 2002, in ricordo delle vittime della «Guerra Sporca». Si tratta della brutale campagna di repressione, torture, sparizioni e omicidi (il cui apice si raggiunse tra il 1976 e il 1979), pianificata dai militari argentini, sotto il comando di Jorge Videla e dei suoi successori, per eliminare la cosiddetta «sovversione», rappresentata dai gruppi guerriglieri marxisti e peronisti, nel quadro del «Processo di riorganizzazione nazionale».
I dati disponibili parlano di migliaia di persone incarcerate, circa 2.300 omicidi politici e almeno 30.000 persone scomparse (Los Desaparecidos), delle quali circa 9.000 accertate dalla Commissione Nazionale incaricata di investigare sulla sparizione delle persone.
Il Giorno della memoria avviene nell’anniversario del colpo di stato del 1976, con il quale i militari rovesciarono il governo di Isabel Perón e instaurarono la dittatura militare, che rimase al potere fino al 1983. Oltretutto, la commemorazione di quest’anno è ancor più simbolica, in quanto ricorre il cinquantenario del golpe del 1976.
Nel contesto della Guerra Fredda e dell’anticomunismo, la dittatura militare argentina ebbe un ruolo strategico importante nell’Operazione Condor, la rete repressiva creata dalle dittature civili-militari del Cono Sud – Brasile, Argentina, Bolivia, Cile, Uruguay e Paraguay –, con il sostegno politico-finanziario, militare e logistico-tecnico degli Stati Uniti (centrale fu il ruolo della Cia), per eliminare oppositori politici, movimenti democratici, sindacalisti, comunisti, tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso.

Con la transizione alla democrazia è iniziata l’epoca dei processi ai dittatori militari e ai loro collaboratori civili. L’Argentina, anche sotto l’impulso della resistenza dei movimenti per i diritti umani (si pensi alle Madri di Plaza de Mayo) ha condannato un numero considerevole di militari per crimini contro l’umanità, a differenza di quanto invece accaduto in Brasile dove invece la giustizia è stata molto più blanda.
La ricostruzione
Nel frattempo, reti internazionali di storici, comitati della verità sui crimini delle dittature, centri della memoria, stanno ricostruendo, soprattutto grazie all’apertura degli archivi statunitensi e degli archivi nazionali, la complessa articolazione criminale-terroristica, transnazionale, delle dittature sudamericane. Ed è un avanzamento fondamentale, perché le ricorrenze sono importanti, in quanto delimitano gli spazi e scandiscono i tempi del discorso pubblico (quando ricordare, dove ricordare?).
Tuttavia, la costruzione della memoria pubblica collettiva ha bisogno di analisi storiche rigorose, in grado di rispondere al perché ricordare, cosa ricordare, come ricordare. Solo così la memoria si trasforma in discorso storico-critico e complesso di valori etico-politici. La sfida è ancora più ardua, in quanto il governo di Javier Milei, neoliberale e autoritario, ha messo in atto un progetto revisionista, se non addirittura negazionista, con l’intento di provare a riscrivere la storia della dittatura.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.
