CronacaGarda

Bedizzole pronta a trasformare Villa Gioia in un «longevity hub»

Alice Scalfi
Lo storico complesso ripensato per trasformarsi in un modello abitativo innovativo con lo scopo di migliorare la qualità della vita degli anziani
Al via il progetto per ridisegnare Villa Gioia - © www.giornaledibrescia.it
Al via il progetto per ridisegnare Villa Gioia - © www.giornaledibrescia.it
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Una villa del Seicento, 19mila metri quadrati e una domanda: come si vive bene, da anziani? A Bedizzole la risposta passa da un progetto internazionale che immagina per Villa Gioia un futuro da «longevity hub».

L’iniziativa prende forma attraverso un concorso di architettura promosso da Terraviva Competitions, realtà nata nell’ambito del Politecnico di Milano e oggi piattaforma internazionale attiva nell’organizzazione di competizioni rivolte a progettisti da tutto il mondo. L’obiettivo è ambizioso: trasformare la villa in un modello abitativo innovativo, capace di superare l’idea tradizionale di casa di riposo.

Benessere

L’idea è quella di una residenza di alto livello in cui gli spazi privati si affiancano ad ambienti condivisi e servizi dedicati al benessere. Non una struttura sanitaria in senso stretto, ma un luogo in cui vivere, incontrarsi, mantenere autonomia e qualità della vita anche con il passare degli anni. Un’impostazione che intercetta un tema sempre più centrale, quello dell’invecchiamento della popolazione e della necessità di ripensare gli spazi dell’abitare. In questo quadro si inserisce Villa Gioia, proprietà privata con origini che risalgono al 1632. Siamo alle porte della frazione di Masciaga e la tenuta ne è di fatto il biglietto da visita.

Nata come complesso agricolo-residenziale, si è sviluppata nel corso dei secoli in un insieme articolato di edifici, con una residenza centrale, strutture di servizio e una cappella che segnava il punto di contatto tra le diverse componenti della vita della proprietà. Oggi il compendio si estende su oltre 19mila metri quadrati, tra cortili, giardini e spazi aperti. Un patrimonio importante, oggi in parte inutilizzato, che il concorso invita a reinterpretare. Ai partecipanti non viene chiesto solo di recuperare l’esistente, ma di immaginare nuovi equilibri tra architettura e vita quotidiana: spazi accoglienti, aree per la socialità, ambienti dedicati al benessere e attività condivise, mantenendo però un dialogo con la storia e l’identità del luogo.

Sfida culturale

La sfida non è tanto tecnica quanto culturale: costruire un modello abitativo capace di coniugare comfort, qualità architettonica e servizi, con un’impostazione che richiama più l’ospitalità di alto livello che l’assistenza tradizionale. Tra le funzioni ipotizzate, spazi per la ristorazione, aree relax, percorsi all’aperto, ambienti per attività culturali e motorie. Il concorso è aperto a progettisti, architetti e designer da tutto il mondo e prevede un montepremi complessivo di 10mila euro. Le iscrizioni resteranno aperte fino all’autunno, con la proclamazione dei vincitori prevista entro la fine dell’anno.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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