Un’esperienza di comunità che «tocca nel profondo». E l’incontro con una realtà «viva», unita nella «testimonianza di carità, di comunione e di fede». Il vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada dal 22 giugno è in Mozambico per visitare alcune realtà della diocesi di Inhambane in cui operano missionari bresciani, ma anche comunità della capitale Maputo e ong bresciane impegnate nel Paese africano. Un viaggio per «ritrovare le tracce del nostro cammino missionario, che è chiamato a continuare attraverso questo tipo di presenze», spiega don Roberto Ferranti, coordinatore della pastorale Mondialità della diocesi di Brescia.
Le tappe del viaggio
Il vescovo sarà in Mozambico fino al primo luglio. In questi giorni il viaggio ha toccato tanti luoghi, tra la diocesi di Inhambane e l’arcidiocesi della capitale Maputo. «Siamo stati nei luoghi dove i nostri “fidei donum”, i nostri sacerdoti diocesani, risiedono e accompagnano le attività pastorali e di servizi a queste piccole comunità – racconta Ferranti –. Nella diocesi di Inhambane operano don Piero Marchetti Brevi, don Davide Podestà e don Pietro Parsani. Siamo stati anche nelle comunità di Marrumbene e Mapinane: è un cammino missionario che da sempre vede le nostre due diocesi assieme per vivere il Vangelo nella forma di vita che questi contesti ci chiedono di assumere».

Il vescovo ha visitato anche le sedi in Mozambico delle due ong bresciane No one out e Medicus mundi, mentre a Maputo ha incontrato i missionari della Sacra famiglia di Martinengo, dove da diversi anni si recano anche giovani degli oratori bresciani durante l’estate. «Infine, nella capitale abbiamo visitato la comunità missionaria di Villaregia, dove da due anni opera padre Stefano Pesce di Montichiari, ordinato proprio da Tremolada».
«Comunità vive»
«L’esperienza che sto vivendo mi tocca nel profondo – ha detto il vescovo Tremolada al termine di una messa –. Prima di tutto è un incontro con una Chiesa che per un verso è diversa dalla nostra, ma dall’altro testimonia come ci sia qualcosa di molto profondo che unisce la Chiesa in tutti i luoghi del mondo: la fede, la carità, la comunione, il desiderio di camminare insieme».

E poi le comunità: «Mi hanno colpito molto: noi siamo abituati a partire dalle parrocchie per arrivare alle comunità, qui invece si parte dalle comunità per arrivare alle parrocchie, che fatte di tante comunità disperse in un territorio molto vasto. Sono anche molto vive, continuando a dare nel tempo una testimonianza di carità, di comunione e di fede, con celebrazioni liturgiche molto partecipate».
Per l’Africa
«Sono molto grato ai nostri sacerdoti che operano qui e che sono molto amati. Stanno portando avanti un’azione molto apprezzata: sono pastori che accompagnano un popolo ma che si sentono parte di questo popolo».
Infine, un pensiero sul futuro dell’Africa: «Mi hanno colpito i tanti bambini che ci sono qui: il grande futuro che ha questo continente fa pensare e ci fa capire il bisogno che c’è di un impegno anche ad alti livelli, perché questo futuro sia garantito. Dal punto di vista sociale – ha concluso Tremolada – abbiamo la percezione che forse non si sta facendo tutto quello che si dovrebbe».




