Cronaca

Siti cluniacensi, a Brescia arriva l’assemblea internazionale

Fondazione Camunitas è la referente italiana per l’organizzazione dell’evento. Due le eccellenze bresciane: il monastero di San Salvatore a Capo di Ponte e San Pietro in Lamosa di Provaglio d’Iseo
Il meraviglioso sito cluniacense a Capo di Ponte
Il meraviglioso sito cluniacense a Capo di Ponte

Il monastero cluniacense di San Salvatore a Capo di Ponte è una struttura carica di fascino, sia l’aspetto esteriore (un meraviglioso complesso risalente all’XI secolo), sia ovviamente per quello interiore (se così possiamo dire) grazie all’ordine benedettino che ha gettato il seme, anche in Valcamonica, di una storia straordinaria. Una storia straordinaria che ha superato i secoli, ed è arrivata fino a noi, grazie all’impegno di Fondazione Camunitas che dal 2002 è proprietaria dell’antico monastero.

Il progetto

Il monastero camuno è parte della Federazione europea dei siti cluniacensi (Fesc), fondata nel 1994 a Cluny, e che coordina oggi oltre duecento siti eredi dell’Ordine monastico cluniacense. Tra il X e il XVIII secolo, tale realtà diede vita a una rete di migliaia di dipendenze capace di unire l’Europa dalla Scozia alla Sicilia, dalla Polonia al Portogallo, contribuendo in modo decisivo al suo sviluppo spirituale, culturale e politico. Da quattro anni la Federazione è impegnata in un ambizioso progetto: la candidatura della rete cluniacense a Patrimonio mondiale Unesco. Questo percorso - sostenuto dai Ministeri della Cultura di sette Paesi europei (Francia, Inghilterra, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna e Germania) - giungerà alla sua fase conclusiva tra pochi anni.

Eccellenze

E qui scatta l’orgoglio bresciano, perché tra i meno di quaranta siti selezionati per la lista emblematica che verrà sottoposta all’Unesco, figurano (appunto) due eccellenze della nostra terra: il monastero di San Salvatore e San Pietro in Lamosa di Provaglio d’Iseo.

A Provaglio d'Iseo il monastero di San Pietro in Lamosa
A Provaglio d'Iseo il monastero di San Pietro in Lamosa

Brescia è poi ulteriormente protagonista anche in questi giorni, essendo stata scelta come sede ufficiale dell’assemblea internazionale della Fesc; un evento cui partecipano oltre cento rappresentanti dei siti europei, offrendo una vetrina d’eccezione per il nostro territorio nel contesto della cooperazione culturale transnazionale. Fondazione Camunitas è la referente Italiana per l’organizzazione dell’evento.

L’impegnoe la storia

Fondazione Camunitas è nata nel 1991 grazie all’impegno del notaio Giuseppe Camadini che coinvolse istituzioni e privati tra cui la Banca di Valle Camonica, la Tipografia Camuna e l’Eremo di Bienno. Un percorso culturale unico in Valcamonica, creato durante la sua storia con ricerche e mostre, convegni di studio e corsi formativi da cui sono scaturite più di 40 pubblicazioni. Negli anni Camunitas ha portato avanti un impegnativo progetto di restauro, realizzato per riqualificare l’intero complesso e rendere meglio accessibile la chiesa e le adiacenze, nel rispetto delle caratteristiche storiche, architettoniche e ambientali degli edifici e del luogo in cui sono inseriti. Grazie a questo percorso di valorizzazione Fondazione Camunitas ha partecipato al bando «emblematici maggiori» di Fondazione Cariplo; iniziativa andata a buon fine: lo scorso anno è stato assegnato un milione di euro.

«Il nostro progetto - spiega il presidente Battista Albertani - è stato riconosciuto valido ed in grado di valorizzare le risorse e le potenzialità locali generando valore condiviso nella comunità. Sono stati ammessi 6 progetti su 21 presentati, molto importante si è rivelato anche l’appoggio dichiarato di parecchie istituzioni locali. Il riconoscimento di Fondazione Cariplo dimostra l’importanza del nostro progetto».

Il futuro

Questo importante finanziamento apre nuove prospettive per il presente e il futuro di San Salvatore, un’operazione che ricorda quella di oltre vent’anni fa e che portò, come detto, all’acquisto della struttura da parte di Fondazione Camunitas.

«Quella fondamentale operazione - sottolinea il presidente Albertani - ha visto dispiegare un notevole sforzo economico da parte della Fondazione, reso possibile grazie anche alla convergenza di consistenti apporti esterni. Una scelta che ha posto le premesse per assicurare la salvaguardia di un monumento significativo della spiritualità, di indubbia valenza formativa e civile per la popolazione camuna, garantendone la permanente destinazione in capo a Ente morale, avente finalità etiche e sociali».

Un percorso che continua e si rinnova continuamente. Una tappa fondamentale è l’impegno per il sito del monastero di San Salvatore nel percorso di candidatura Unesco promosso dalla Federazione europea dei siti cluniacensi. Come sottolinea il presidente Albertani, «è motivo di particolare orgoglio segnalare che noi siamo tra i meno di quaranta siti selezionati per la lista emblematica che verrà sottoposta all’Unesco».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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