Attività umane e delta fluviali dei grandi laghi alpini, terremoti e tsunami. La conoscenza della correlazione diretta tra questi fattori ha compiuto un importante passo in avanti grazie ad una ricerca pubblicata pochi giorni fa sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Nature Communications, e ha riguardato direttamente il territorio del lago d’Iseo. La novità è stata resa nota nel corso della giornata di studio «Geodiversitas Bixiensis» nelle scorse settimane al Teatro San Barnaba, promossa dal Comune di Brescia, dal Museo di Scienze Naturali e dalla Fondazione Brescia Musei.
Lo studio si è sviluppato grazie ad un progetto multidisciplinare che ha riunito ricercatori di materie diverse appartenenti a istituzioni di Francia, Svizzera, Italia ed Emirati Arabi Uniti. A presentarlo direttamente è Andrea Piccin, membro del gruppo di lavoro in qualità di geologo della Direzione Generale Territorio e Sistemi Verdi di Regione Lombardia.
Dottor Piccin, quali sono i contenuti principali di questo studio?
I ricercatori hanno evidenziato una correlazione tra le attività umane e l’aumento del rischio di tsunami nei grandi laghi di tutto il mondo. Alcune pratiche agricole, il pascolo del bestiame, l’espansione urbana, la deforestazione e modalità di gestione non corretta del territorio hanno progressivamente accelerato l’erosione del suolo negli ultimi duemila anni, aumentando sensibilmente la quantità di sedimenti trasportati nei laghi dai fiumi. Nel corso dei secoli questi sedimenti si sono accumulati nei delta lacustri, creando un sovraccarico e destabilizzando gradualmente i pendii sommersi dall’acqua.
Con quali conseguenze?
Quando si verificano forti terremoti questi pendii possono collassare improvvisamente, e lo spostamento di enormi volumi d’acqua può generare onde di tsunami potenzialmente distruttive.
Che conoscenze sono maturate per il lago d’Iseo?
La combinazione di dati geologici e geofisici, simulazioni avanzate al computer e testimonianze storiche e archeologiche hanno permesso di ricostruire due tsunami innescati dai terremoti medioevali del 1117 nella zona di Verona e del 1222 in quella di Brescia.
Con quali effetti?
Le simulazioni indicano che lo tsunami del 1117 avrebbe generato nel lago d’Iseo onde di altezza superiore a 50 metri in prossimità della sponda settentrionale, e un’inondazione estesa fino a due km nell’entroterra.
Tali eventi sono irripetibili?
Le evidenze geologiche mostrano che purtroppo il pericolo non è scomparso. Otto secoli di erosione accelerata dalle attività umane in Valle Camonica dopo il 1222 hanno progressivamente ricostruito il delta dell’Oglio, che rimane quindi un ambiente in delicato equilibrio e vulnerabile al collasso in caso di futuri terremoti o di gestione non corretta dei sedimenti trasportati dal fiume.
Altri laghi sono in condizioni paragonabili a quella del Sebino?
Sì. La presenza di depositi analoghi già individuati nei bacini del Garda e del lago di Como, che dovranno essere studiati e datati, suggerisce che siano rinvenibili fenomeni simili. Teniamo conto che i laghi di Garda, Como e Iseo presentano alcune delle sponde lacustri più densamente urbanizzate d’Europa, ospitano oltre 370.000 residenti permanenti e attirano ogni anno decine di milioni di visitatori.
Quali sono le iniziative di mitigazione possibili?
È necessario portare avanti gli studi sulla stabilità del delta sommerso dell’Oglio, e definire protocolli con le autorità idrauliche locali per garantire una corretta gestione dei sedimenti trasportati dal fiume.



