Due enormi tsunami, con onde alte anche più di 50 metri, hanno colpito il lago d'Iseo nel Medioevo, in seguito al terremoto di Verona del 1117 d.C. e a quello di Brescia del 1222 d.C. Le scosse avrebbero infatti causato delle imponenti frane subacquee dovute al cedimento del delta del fiume Oglio, sovraccaricato nei secoli dall'accumulo di sedimenti prodotti dall'agricoltura, dalla deforestazione e dalla costruzione di insediamenti in Valcamonica.
Attività umane che ancora oggi potrebbero rappresentare un fattore di rischio per gli tsunami lacustri in diverse parti del mondo, secondo quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications da un team internazionale coordinato dall'Università di Berna e dall'Università della Savoia-Monte Bianco.
Lo studio
I ricercatori hanno ricostruito i due antichi tsunami del lago d'Iseo attraverso modelli computerizzati partendo da diverse fonti: un manoscritto del XII secolo conservato nella Biblioteca Vaticana, dati provenienti da carotaggi dei sedimenti, profili sismici, reperti archeologici e analisi dell'attuale bacino lacustre.
Secondo i risultati dello studio, il terremoto del 1117 d.C. diede luogo a una frana subacquea che provocò lo spostamento di un'enorme massa d'acqua: nella parte settentrionale del lago le onde avrebbero superato i 50 metri di altezza, inondando le rive circostanti in meno di un minuto e spingendosi fino a 2,7 chilometri nell'entroterra. Più di un secolo dopo, il secondo terremoto scatenò un altro imponente tsunami, con onde che raggiunsero un'altezza massima di circa 13 metri e acque che si spinsero fino a un chilometro nell'entroterra.



