Cronaca

Treni a idrogeno, Europa Verde: «4 anni di ritardo e costi in aumento»

Onofrio e Balotta: «Per avere tutti i 14 convogli bisognerà aspettare addirittura il 2029». Critiche anche su sicurezza e produzione del combustibile
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I test dinamici dei treni a idrogeno

I primi treni a idrogeno erano stati annunciati da Fnm per il 2023, i test dinamici sono invece partiti il 15 settembre 2026 e il servizio commerciale è previsto nel 2027. La flotta completa però arriverà soltanto nel 2029. A sollevare ancora una volta dubbi sul progetto H2iseO sono Sara Onofrio e Dario Balotta, co-portavoce di Europa Verde della provincia di Brescia. «Se il servizio partirà nel 2027, saranno quattro anni di ritardo rispetto agli annunci del 2020. Per avere tutti i 14 convogli bisognerà aspettare addirittura il 2029» osservano. Le prove riguardano i primi sette treni Alstom. L’ottavo è atteso entro fine anno, gli altri sei nel 2028 «e nel frattempo sulla Brescia-Iseo-Edolo continueranno a circolare anche i convogli diesel».

Europa Verde pone inoltre il tema della sicurezza degli impianti e dei treni. «Nelle stazioni sono comparsi cartelli con la scritta “Area Sicura Treni ad Idrogeno”, ma ai viaggiatori non viene spiegato cosa significhino concretamente e quali procedure siano previste in caso di emergenza» affermano Onofrio e Balotta, chiedendo a Fnm maggiore trasparenza sulle misure antincendio.

Combustibile

Altro nodo per Europa Verde è la produzione del combustibile. «I ritardi degli impianti di Iseo ed Edolo obbligheranno inizialmente Fnm ad acquistare idrogeno sul mercato, con trasporto su gomma verso il deposito di Rovato – affermano –. Un paradosso per un progetto presentato come a impatto zero: avremo camion per rifornire i nuovi treni e, almeno nella fase transitoria, idrogeno prodotto altrove».

Resta poi secondo aperta gli ambientalisti la partita dell’impianto di Brescia, inizialmente finanziato con 29,6 milioni di euro e affidato nel 2023. I lavori avrebbero dovuto concludersi nell’ottobre 2025, ma l’iter si è fermato e la scadenza Pnrr del 30 giugno 2026 è trascorsa. «Tra ritardi, rincari, bonifiche e possibili maggiori oneri – concludono Onofrio e Balotta – chiediamo che venga reso pubblico il costo aggiornato dell’intero progetto e il bilancio ambientale effettivo rispetto al servizio diesel che dovrebbe sostituire».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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