Lui quella sera c’era. Era lì. Conosce le persone, ed è sicuro di conoscere anche i fatti per esserne anche stato suo malgrado protagonista, rimediando una ferita di striscio ad un braccio. Ha letto sui giornali come si sta sviluppando il processo, ha saputo che la Procura della Repubblica ha ipotizzato ruoli e responsabilità per le persone che, qualche settimana dopo i fatti, erano state arrestate o denunciate.
Una versione che, a suo dire, è diversa da quello che lui ha visto. Così si è rivolto ad un avvocato e ha chiesto di essere sentito.
Ieri mattina a Palazzo di Giustizia, davanti al Gup Gaia Sorrentino, nel processo a carico dei quattro ragazzi che hanno scelto il rito abbreviato per una serie di episodi violenti, tra cui risse, aggressioni e rapine, accaduti tra centro città e periferia tra l’estate del 2024 e l’inverno del 2025 tra cui un tentato omicidio avvenuto il 12 gennaio del 2025 nel piazzale dei locali di via Vergnano, è stato sentito un 25enne egiziano.
Il racconto
Il giovane ha chiesto di essere ascoltato e ha spiegato che quella sera si trovava nel kebab che ha le sue vetrine sul piazzale di via Vergnano e ha sentito litigare. Quando è uscito, secondo la sua versione, ha riconosciuto alcune delle persone presenti, che conosceva già, si sarebbe avvicinato e avrebbe rimediato anche una ferita di striscio all’avambraccio.
A sostegno della sua versione ha presentato documentazione medica che attesta che quella notte è stato medicato per una ferita all’avambraccio.
Per i difensori di alcuni degli imputati si tratta di «una testimonianza decisiva, che impone ulteriori accertamenti».
Nel suo racconto infatti il ragazzo ha smentito la ricostruzione della procura: a suo dire Mohamed Essoussi non era presente e non sarebbe stato Karim Elzobary a vibrare la coltellata alla schiena del soggetto che poi, ferito, è riuscito a fuggire verso il parcheggio sotterraneo. Lo stesso testimone ha indicato, con numerosi dettagli, la persona che impugnava il coltello indicandolo, a suo dire, come il reale esecutore degli atti che secondo l’ipotesi degli investigatori configurano il tentato omicidio.
Dichiarazioni che naturalmente ora dovranno passare al vaglio degli inquirenti che cercheranno riscontri o smentite alle parole del ragazzo. Chi all’epoca aveva indagato aveva incrociato le testimonianze delle vittime con le immagini delle telecamere dei diversi negozi che si affacciano sul piazzale e aveva così potuto mettere in fila i fatti e individuare i presunti responsabili. Una ricostruzione che ora viene messa in dubbio. Per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato erano stati già chiesti complessivamente 28 anni di carcere ma se le dichiarazioni del testimone dovessero essere ritenute attendibili il quadro potrebbe cambiare. Prossima udienza il 13 luglio.
Per gli imputati che hanno scelto il dibattimento invece prima udienza il 2 luglio.




