Strage di piazza Loggia: la difesa di Zorzi attacca la teste chiave

Diversi testimoni escludono di aver visto Silvio Ferrari e il capitano Delfino nel covo segreto di via Aleardo Aleardi
L'avvocato Stefano Casali e la pm Caty Bressanelli - © www.giornaledibrescia.it
L'avvocato Stefano Casali e la pm Caty Bressanelli - © www.giornaledibrescia.it
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Mettere in dubbio la credibilità di Ombretta Giacomazzi. È uno degli obiettivi della difesa di Roberto Zorzi, il neofascista veronese che anche in virtù delle dichiarazioni dell’allora fidanzatina di SilvioFerrari, ora è a processo con l’accusa di aver piazzato la bomba in piazza della Loggia il 28 maggio di 52 anni fa.

Giacomazzi, anche in aula, nel corso del dibattimento che si sta celebrando in Corte d’assise, tra la altre cose disse che il suo ragazzo di allora, nei mesi prima di morire dilaniato da un ordigno che gli esplose tra le gambe mentre passava in piazza del Mercato con la sua Vespa, aveva a disposizione un appartamentino, una mansarda, in via Aleardo Aleardi, proprio dove la via rientra nei pressi del carraio delle Canossiane.

La testimone ha detto anche che in quella mansardina Silvio incontrava altri camerati, ma anche uomini delle forze dell’ordine, a partire dal cap. Francesco Delfino e i suoi più stretti collaboratori. Il difensore di Zorzi, l’avvocato Stefano Casali, nel corso dell’udienza di ieri ha prodotto, e ne ha ottenuto l’acquisizione al fascicolo del processo, diversi verbali di persone che hanno risieduto in via Aleardi proprio nell’epoca sulla quale è concentrato il dibattimento.

«Mai visto»

Tra le persone chiamate in aula anche Guido Lovato che nella stradina compressa tra corso Cavour e via San Martino della Battaglia ci vive praticamente dalla nascita e ci lavora dagli anni ’70, nella tipografia di famiglia. Anche lui, come i testi «acquisiti» tramite verbale, ha escluso di aver visto Silvio Ferrari in via Aleardi. «Lo conoscevo – ha detto Lovato – anche perché era esponente della fazione opposta, io frequentavo il Movimento studentesco, sapevo bene che lui era un fascista. E se l’avessi incontrato sicuramente l’avrei riconosciuto».

Così non è stato

Lovato dice anche altro. «Non ho avuto notizie di frequentazioni della via da parte di altri giovani neofascisti – ha precisato rispondendo alle domande del difensore di Zorzi – e nemmeno di Ombretta Giacomazzi». Risposta analoga il testimone ha dato anche con riferimento alla presenza di forze dell’ordine, a partire dall’allora cap. Francesco Delfino.

«Sapevo chi fosse, lo conoscevo per le sue disavventure – ha proseguito Lovato – ma non l’ho mai visto nella via. Né in divisa, né in borghese». Il fatto che i personaggi centrali dell’inchiesta sulla strage di piazza della Loggia non siano stati avvistati in via Aleardi nel periodo indicato da Giacomazzi potrebbe voler dir tutto, o anche niente, come suggeriscono la domanda fatta a Lovato dal presidente della Corte d’assise e la risposta di quest’ultimo. «Dalla sua postazione di lavoro – ha chiesto RobertoSpanò – lei poteva vedere chi entrava nel fondo cieco della via?». «No» ha ammesso candidamente il testimone.

Lady calunnia

Della credibilità dei modi investigativi, e non solo di quelli, utilizzati dal generale Massimo Giraudo aveva avuto modo di lamentarsi Lady Golpe, al secolo Donatella Di Rosa. Nel febbraio del 2024 Di Rosa denunciò l’investigatore cui la procura di Brescia ha affidato le indagini sulla strage del 28 maggio di molestie telefoniche, per averle mandato, attraverso WhatsApp, messaggi dal contenuto sessualmente esplicito.

A due anni di distanza da quella denuncia, la procura ieri ha fatto sapere alla Corte che la Di Rosa, già processata per aver calunniato il tenente colonnello dell’Esercito Aldo Micchittu, all’epoca suo compagno, per aver tentato un colpo di Stato del quale non si sono mai viste le tracce, rischia un nuovo processo per la stessa ipotesi di reato. «Ci risulta che ci sia un’archiviazione per Giraudo e un rinvio a giudizio per la Di Rosa» ha detto al proposito il pm Caty Bressanelli.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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