Cronaca

«Geniale, vorace, violento e razzista»: il ritratto di Marco Toffaloni

È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza del Tribunale dei minori di Brescia, che lo ha condannato a 30 anni per l’esecuzione della Strage di Piazza Loggia
Francesca Renica

Francesca Renica

Caposervizio

Toffaloni aveva 16 anni all'epoca della Strage di piazza Loggia
Toffaloni aveva 16 anni all'epoca della Strage di piazza Loggia

Intelligente, intellettualmente vorace, quasi geniale. Al tempo stesso sprezzante, vendicativo, violento e con manie inquietanti. È il ritratto di Marco Toffaloni che emerge nitido dalle motivazioni della sentenza del Tribunale dei minori di Brescia, che lo ha condannato a 30 anni per l’esecuzione della Strage di Piazza Loggia. Una descrizione dettagliata, costruita dai giudici sulla base delle testimonianze di chi lo ha conosciuto. Anche perché lui, che all’epoca dello scoppio della bomba aveva 16 anni, in aula non si è mai presentato.

Boy scout con la passione per le armi

I suoi amici d’infanzia, che lo chiamavano Tomaten (pomodoro) per la sua tendenza ad avvampare per poco, ricordano degli aneddoti di lui da bambino che già ne delineavano la personalità controversa. Nonostante fosse un boy scout, era un ragazzo dal litigio facile e dal comportamento manesco, appassionato di armi. «A 13 anni aveva litigato con uno più piccolo – si legge negli atti giudiziari – e lo aveva colpito con una pistola ad aria compressa». Non un giocattolo qualsiasi: aveva modificato i proiettili aggiungendo degli spilli, con l’intento di ferire. Si era costruito anche un «fioretto» montando delle lamette da barba in cima a una canna da pesca: maneggiandolo per esercitarsi nella cantina di casa si era fatto un taglio profondo, che gli era costato venti punti di sutura.

Non era di molte parole ma, per citare Ombretta Giacomazzi – fidanzata di Silvio Ferrari che ai tempi lo incontrava spesso –, era «un prevaricatore». Un brutto carattere testimoniato anche dalla zia, dalla quale fu spedito a vivere per allontanarlo dal padre, con cui non andava d’accordo. Aveva invece molto rispetto per la madre, «l’unica persona con cui non faceva il furbo». «Mi incuteva timore – ha detto in aula un suo conoscente di gioventù –: non lo avrei mai provocato, era violento». Un’indole arrogante e dominante.

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Toffaloni era presente per eseguire la strage

Arti marziali e esoterismo

Appassionato di kung fu, leggeva riviste di settore e alimentava una vastità abissale di interessi, tra cui il tantra yoga e la spiritualità indiana. «Un giovane più intelligente della media – scrivono i giudici – anche se poco dedito allo studio». Intellettualmente curioso e vorace, secondo un suo professore al liceo Fracastoro di Verona era «molto serio, impegnato e desideroso di affermarsi». Spiccata la sua attrazione per il soprannaturale, tarocchi e lunazioni compresi: era un maniaco del controllo della mente e frequentava una libreria esoterica di destra a Bologna, oltre ad avere un maestro massone.

Aveva una «nietzschiana mania di potenza e si considerava un essere superiore»: faceva parte dei kremmerziani di Bolzano, era capace di disprezzare le persone con disabilità, gli omosessuali, gli zingari. Minacciando al telefono un ebreo che viveva nel suo palazzo, lo aveva terrorizzato al punto da fargli venire un infarto «con grande soddisfazione».Un razzista aizzato dal mito del superuomo: diceva che le donne non avevano un’anima, insistendo sulla necessità di sopprimere «gli esseri inferiori». Durante una perquisizione in camera sua sono stati trovati libri nazisti, un’agenda con appiccicata in copertina una foto di Hitler, una divisa con una spilla con la croce uncinata.

«L’istruttoria dibattimentale – concludono i giudici – ha confermato che l’imputato era pienamente coinvolto nelle attività dell’estrema destra eversiva». Egli militò in Ordine Nuovo, in Anno Zero, nei Guerriglieri di Cristo Re, nelle Squadre d’Azione Piro Acastasi, nelle Ronde Pirogene Antidemocratiche e nella setta parareligiosa Ananda Manga. La sua era una «militanza convinta, esaltata: un neofascista e un neonazista».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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