Strage, la Corte nei luoghi dove l’eversione veniva pianificata

Una perizia e un sopralluogo. Entrambi per valutare l’attendibilità dei testimoni chiave dell’inchiesta. La prima per verificare se, come sostiene Gianpaolo Stimamiglio, in piazza Loggia quella mattina vi fossero solo i veronesi. Il secondo per capire se, come ha riferito Ombretta Giacomazzi anche in aula, ordinovisti bresciani e veronesi (tra i quali Marco Toffaloni e Silvio Ferrari) si vedevano nelle caserme di Verona con esponenti dell’Arma e dei servizi e con loro pianificassero azioni terroristiche. Sono questi i prossimi passi della Corte d’assise che, per la fase esecutiva della strage del 28 maggio 1974, sta processando il neofascista veronese, da una vita cittadino americano, Roberto Zorzi.
L’analisi comparativa delle fotografie agli atti, ma anche di tutte quelle che riusciranno a trovare e a soppesare, ovviamente attinenti alla fase immediatamente precedente e a quella successiva allo scoppio, è affidata a tre ufficiali del Ris: il generale in congedo Gianpietro Lago, a Francesco Zampa e a Saverio Paolino. I tre esperti dovranno compararle con quelle dell’epoca dell’imputato, ma anche dei neofascisti veronesi Claudio Bizzarri e Paolo Marchetti (chiamati in causa da Stimamiglio), di Fabrizio Sterbeni e Francesco Veronese, ma anche dell’ordinovista rodigino Giovanni Melioli (su richiesta dell’avvocato Stefano Casali, difensore di Zorzi), di Ermanno Buzzi e dell’ufficiale dell’Esercito Aldo Micchittu (al quale Stimamiglio, quando è stato sentito in aula, ha affidato un ruolo logistico con riferimento ad armi ed esplosivo). E fatta la comparazione dire se tutti, qualcuno, uno o nessuno erano in piazza la mattina del 28 maggio di 52 anni fa.
Il presidente della Corte d’assise Roberto Spanò ha dato loro ampissimi poteri di indagine e, una volta raccolto tutto il materiale, promesso 90 giorni di tempo per redigere l’elaborato peritale e trarre poi in aula le loro conclusioni. Il presidente ha raccomandato la massima riservatezza in tutto questo periodo, ricordando che, eccezion fatta per Zorzi, tra le posizioni da verificare ci sono quelle di persone ancora in vita che non sono nemmeno indagate per la strage, e che la perizia non è «esplorativa» e finalizzata al rintraccio di elementi di prova, ma serve esclusivamente per pesare l’attendibilità dei testimoni.
In attesa di conoscerne l’esito, il prossimo 26 marzo la Corte d’assise si recherà in sopralluogo a Verona. Obiettivo misurare la caserma dei carabinieri di Parona, palazzo Carli la sede del Comando delle forze terrestri alleate del Sud Europa (Ftase) e il palazzo di via Montanari che all’epoca ospitava il centro Sid scaligero. Si tratta di luoghi centrali nella geografia dell’inchiesta.
Alcuni anni fa Ombretta Giacomazzi, accompagnata dal generale Massimo Giraudo, li aveva riconosciuti come gli stessi che aveva frequentato in alcune occasioni da ragazzina, accompagnando a Verona, agli incontri che si tenevano in gran segreto al loro interno, il suo fidanzato dell’epoca: Silvio Ferrari.
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