La Riforma della disabilità comincia a prendere ritmo. Dopo le difficoltà della partenza, la sperimentazione bresciana mostra segnali di progresso. A riconoscerlo sono anche i sindacati, che fin dall’avvio ne seguono da vicino l’evoluzione: segnalando le criticità, avanzando proposte e registrando, passo dopo passo, i miglioramenti. «Dall’estate in poi c’è stato un netto miglioramento – sottolineano Tiziana Fortunali, segretaria territoriale della Cisl Brescia, e Maria Rosa Loda, del dipartimento Welfare del sindacato –. La procedura sta entrando a regime».
La svolta
Decisive sono state le novità introdotte nella bella stagione: da giugno le pratiche degli over 70 con almeno una condizione di non autosufficienza sono tornate in capo alle quattro Asst della nostra provincia, alleggerendo il carico dell’Inps di duemila pratiche in tre mesi, delle quali gli accertamenti valutati e definiti sarebbero quasi 1.800. Nello stesso periodo anche in Valle Camonica sono state attivate le commissioni Inps e Asst per la valutazione di base. «Abbiamo colto lo sforzo dell’Inps – aggiungono –. A questo risultato si è arrivati grazie a un lavoro di squadra che ha coinvolto molti attori e ha trovato nella Prefettura e nell’Ats due riferimenti importanti».
Anche Francesco Bertoli, segretario generale della Cgil Brescia, guarda con soddisfazione ai progressi compiuti. Restano, però, sullo sfondo, «le difficoltà che hanno accompagnato l’avvio della sperimentazione, dai lunghi tempi di risposta alle criticità in Valle Camonica».
Mauro Paris, segretario dello Spi Cgil Brescia, individua due passi avanti: il concorso per assumere nuovi medici e, come evidenziato da più parti, il ritorno alle Asst delle pratiche degli over 70 con almeno una condizione di non autosufficienza, che ha consentito di accelerarne la gestione. Resta però una criticità nel meccanismo di assegnazione delle domande. A stabilire se l’anziano rientra tra i non autosufficienti è infatti il medico certificatore, nella maggior parte dei casi il medico di famiglia.
«Sarebbe stato meglio distinguere a monte tra over e under 70, senza affidare questa valutazione al medico di base – osserva Paris –. Così si rischia che una pratica venga inviata all’Asst e, una volta verificata l’assenza dei requisiti, debba essere trasferita all’Inps».
La sfida
Mario Bailo, alla guida della Uil Brescia, guarda già alla fase successiva. «Qualche mese fa avevamo undicimila pratiche inevase, oggi il quadro è nettamente migliorato – sottolinea –. La vera sfida adesso è il Progetto di vita, che dà senso alla Riforma. L’Inps ha dovuto affrontare questo cambiamento quasi dall’oggi al domani, senza conoscenze, strutture e personale sufficienti. Superata la fase più critica, bisogna fare in modo che il Progetto di vita non resti soltanto sulla carta, ma diventi un’opportunità concreta per le persone con disabilità. Su questo vigileremo».




