Da una parte ci sono le richieste sulle criticità «irrisolte della Polizia locale». Sono richieste che hanno a che vedere con il tema della sicurezza del territorio, ma che provenendo dagli amministratori locali dei Comuni capoluogo della Lombardia, tra cui naturalmente Brescia, sono caratterizzate inevitabilmente da elementi politici.
Poi ci sono gli agenti che ogni giorno lavorano sul territorio, anche in circostanze pericolose. E qui le cose cambiano. Le richieste avanzate dai sindaci restano importanti, sia chiaro, ma per chi si occupa di rappresentare gli operatori - in questo caso il sindacato Sulpm - le priorità sono altre, a partire proprio dai numeri.
I dati
«In Italia mancano circa 15mila agenti - spiega il segretario regionale di quello che è uno dei sindacati più rappresentativi, Daniele Vincini -. In Lombardia saranno più di un migliaio». Numeri impressionanti che non risparmiano nemmeno il Bresciano. Stando a un censimento di due anni fa - la situazione non è molto cambiata - tra agenti e ufficiali sono circa 950 gli operatori in servizio, per 1.200.000 abitanti. Ma se si considera che in 300 lavorano in città, ci si rende subito conto che a occuparsi del resto del territorio, abitato quasi da 1 milione di persone, ne restano soltanto 650. All’appello in questo caso mancherebbero almeno 250 agenti di Polizia locale.
I temi al Tavolo
Le richieste da parte dei sindaci sono state discusse ieri, martedì 28 luglio, nella seduta del Tavolo di consultazione regionale. Cinque «i pilastri fondamentali per adeguare il sistema della sicurezza urbana e dare tutele reali alle donne e agli uomini della Polizia locale» portati all’attenzione dell’assessore regionale alla Sicurezza e Protezione civile Romano Maria la Russa, accusato di aver aspettato troppo tempo per convocare la riunione. Infatti, questi cinque punti erano già stati oggetto di un precedente documento, inviato il 23 luglio dell’anno scorso, «ma la quasi totalità delle questioni urgenti non era stata risolta».
Sicurezza, ma anche politica. Come dimostra il fatto che i firmatari del documento indirizzato all’assessore regionale - esponente di spicco di Fratelli d’Italia - sono tutti sindaci di centrosinistra, eccezion fata per la Giunta civica di Como. Non a caso gli unici due sindaci di centrodestra - Lecco e Sondrio - non hanno sottoscritto il documento.
Tra le richieste - dall’aggiornamento del Regolamento regionale sugli strumenti di autotutela (come body cam, bastoni estensibili e spray urticante), invitando la Regione a chiedere un chiarimento ministeriale, all’incremento strutturale e stabile delle risorse regionali alla figura dello Street tutor per gestire in modo particolare la movida e casi di overtourism - spicca quella dell’attivazione del canale istituzionale con il Governo per l’accesso diretto e gratuito alla banca dati Sdi (Sistema d’indagine): uno strumento cruciale a oggi ancora precluso agli agenti della Locale. «Perché anche noi abbiamo il diritto di sapere chi abbiamo davanti durante i controlli senza dover passare da carabinieri, Polizia e altre Forze dell’ordine», continua Vincini.
La riforma
Un tema questo che è al centro anche della Riforma della Polizia locale «attesa da 40 anni, ora ferma al Senato. Una riforma che rischia di restare vuota e trasformarsi nella pietra tombale della Polizia locale», aggiunge il segretario Vincini, che alla Regione contesta «la scarsa pressione sulla politica per ottenere risultati concreti, anche per il peso specifico che ha».
Tra le priorità per il Sindacato unitario lavoratori Polizia municipale - circa 1.200 tesserati tra i 9.200 agenti in servizio in Lombardia - c’è sicuramente quello del riconoscimento degli agenti della Locale come Forza di Polizia.
«Oggi siamo di fatto degli amministrativi in divisa, ma i compiti e i doveri sono cambiati. Dunque anche i nostri diritti, la tutela e l’assistenza devono essere adeguati. Ad esempio, a differenza delle Forze dell’ordine, la nostra qualifica di agente di pubblica sicurezza e il porto dell’arma senza licenza sono legati all’ambito territoriale del Comune e limitati al tempo del servizio o agli spostamenti per raggiungerlo. Fuori da quel territorio, salvo specifiche deroghe di servizio, non possiamo girare armati come fanno le forze statali», conclude il segretario regionale del sindacato che prima di andare in pensione faceva parte del Reparto radiomobile della Locale di Milano. Esattamente come il 39enne Francesco Imprezzabile, morto il 22 giugno a Peschiera Borromeo durante un inseguimento. Chi era al volante dell’auto in fuga, Genti Berisha, pochi giorni fa è stato condannato a 8 anni di carcere proprio a Brescia per traffico internazionale di cocaina. Ma la famiglia dell’agente deceduto, mentre svolgeva il proprio lavoro in sella alla sua moto, allo stato attuale non avrà diritto allo stesso risarcimento che spetta agli appartenenti alle Forze dell’ordine. Sono queste per il sindacato le priorità che andrebbero affrontate nelle sedi opportune. Dalla Regione si aspettavano un sostegno diverso.




