Quindici condanne per un totale di cento anni di carcere. Di questi, otto sono stati inflitti a Genti Berisha, che il 23 giugno ha provocato l’incidente stradale a seguito del quale ha perso la vita l’agente della Polizia locale di Milano, Francesco Imprezzabile a Peschiera Borromeo.
Si è chiuso così il 21 luglio il processo in abbreviato nei confronti dei componenti dell'organizzazione dedita al traffico transazionale di cocaina. L'operazione, denominata Icaro, era stata condotta da investigatori del Servizio Centrale Operativo, dalla Sisco e dalla Squadra Mobile di Brescia, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia, in collaborazione con l'autorità giudiziaria alnanese Spak.

Le condanne
Tra le condanne spiccano anche quelle dei due fratelli albanesi, originari di Elbasan (Albania), ritenuti al vertice della cellula bresciana dell’organizzazione criminale, a 14 e 15 anni circa di reclusione.
Secondo gli inquirenti infatti il clan albanese aveva costituito una «cellula bresciana», diretta dai due fratelli albanesi, ora condannati, Gerardo e Shkelquim Pashja, che poteva contare sul lavoro di trasporto e stoccaggio delle merce da parte dei bresciani Simone Paolisso (nato nel 1981), Roberto Gottardi (classe 1973) e Fabrizio Manza (nato nel 1988) mentre un altro bresciano, Marco Morandi (1960), si occupava, insieme ad altri emissari del clan, di tenere i rapporti con i livelli superiori dell’organizzazione.
Dalla droga spacciata al dettaglio nei locali del Garda, veronese e bresciano, gli investigatori sono risaliti alle rotte dello stupefacente, utilizzando sequestri e arresti, apparentemente scollegati tra loro, come strumenti di riscontro alle ipotesi investigative.
L'indagine
Nel novembre del 2021 Paolisso venne fermato dalla Stradale di Verona in autostrada con 250 chilogrammi di cocaina pura, ancora da tagliare: uno dei rifornimenti destinato alla cellula bresciana.
Con una delicata attività di pedinamento e intercettazione la Polizia italiana e quella albanese hanno ricostruito l’intero giro d’affari del clan. I fratelli del clan Cela infatti dalla città di Elbasan si muovevano in tutto il mondo. Verso la Colombia e l’Ecuador per incontrare i produttori sudamericani ma anche negli Emirati Arabi e a Dubai.
Le forniture di cocaina pura arrivavano nei porti del Belgio e dell’Olanda, dove l’organizzazione aveva propri riferimenti tra i portuali, e veni ani caricate su autoarticolati appositamente attrezzati che arrivano in magazzini affittati per lo scopo a Brescia.
Una volta a Brescia la droga, che a quel punto ha raggiunto il valore all’ingrosso di 40mila euro al chilo, veniva distribuita ad organizzazioni più piccole in diverse città del nord Italia. «Seguire i movimenti del gruppo non è stato facile – aveva spiegato la pm Roberta Panico, che aveva coordinato le indagini – questi soggetti comunicano tra loro solo con telefoni criptati».




