«Facciamo un gioco: ingurgitiamo più paracetamolo possibile. Vince chi finisce in ospedale e vi rimane più giorni». È la folle challenge che corre sui social, nata in Francia e diffusasi anche negli Stati Uniti. Una sfida pericolosissima: all’estero un ragazzino di 11 anni è morto dopo aver assunto dosi eccessive del farmaco.
In Italia la competizione non sembra ancora essersi diffusa, ma l’Aifa è già corsa ai ripari. Anche perché il sovradossaggio di paracetamolo rappresenta una delle forme più frequenti di intossicazione intenzionale tra gli adolescenti.
Il richiamo dell’Aifa
La nota diramata in questi giorni parla chiaro: il richiamo a «un uso corretto e consapevole del paracetamolo» si basa sull’analisi congiunta dei dati disponibili (quelli della Rete nazionale di Farmacovigilanza e, in particolare, quelli del Centro antiveleni di Pavia) che indicano «un numero significativo di casi di sovradosaggio intenzionale di paracetamolo» tra gli adolescenti.
«Pur in assenza di un incremento dei casi nel tempo e di evidenze riconducibili a comportamenti imitativi o a presunte “sfide social”, il fenomeno – sottolinea Aifa – rappresenta un rischio clinico rilevante, soprattutto considerando la vulnerabilità di questa fascia d’età». L’assunzione di quantità superiori a quelle indicate può infatti determinare «effetti indesiderati anche gravi, in particolare a livello epatico».
Da qui l’invito di Aifa a «famiglie, pazienti, caregiver e operatori sanitari» affinché osservino «alcune semplici ma fondamentali precauzioni: attenersi scrupolosamente alle dosi indicate nel foglio illustrativo o nella prescrizione medica; rispettare l’intervallo minimo tra le somministrazioni ed evitare l’uso contemporaneo di più medicinali contenenti paracetamolo o di altre sostanze potenzialmente epatotossiche; rivolgersi immediatamente ai servizi di emergenza o a un Centro Antiveleni in caso di sospetto sovradosaggio, anche in assenza di sintomi».
La situazione nel Bresciano
Abbiamo affrontato l’argomento con Luca Gheda, psichiatra e responsabile del Servizio tossicodipendenze degli Spedali Civili. «Al momento non mi risulta un trend specifico di aumento dei casi di sovradosaggio da paracetamolo tra gli utenti che abbiamo in carico. Da psichiatra posso, però, confermare che, in generale, il sovradosaggio di questo farmaco è molto tipico nei contesti di intenzionalità autolesiva: sia perché il paracetamolo è facilmente disponibile, sia perché è percepito come “sicuro”, anche se in realtà rientra tra i medicinali più pericolosi per la forte tossicità epatica».
La challenge diffusa all’estero tra i ragazzi della fascia 10-14 anni fortunatamente non si è diffusa in Italia, ma «il nostro territorio è particolarmente sensibile a queste sfide e l’allerta resta alta – spiega il dottor Gheda –. Il paracetamolo è un farmaco che si acquista senza prescrizione ed è presente praticamente in ogni casa: proprio per questo raccomandiamo alle famiglie di non accumularne quantità eccessive e di conservarlo in luoghi sicuri, fuori dalla portata dei ragazzi. È importante, inoltre, conoscere i rischi legati al sovradosaggio».

«I sintomi, infatti, non si manifestano subito e possono comparire anche dopo 24 o 48 ore, quando il danno al fegato è già iniziato. Si possono presentare nausea, vomito, ittero, sanguinamenti e dolori molto intensi. Nei casi più gravi si arriva all’insufficienza epatica acuta: a quel punto l’unica possibilità può essere il trapianto di fegato e, in alcuni casi, il rischio di morte è concreto».
In questi casi il tempo è decisivo: bisogna chiamare subito i soccorsi o portare il ragazzo al pronto soccorso senza aspettare la comparsa dei sintomi. «Esiste un antidoto efficace, semplice da somministrare, ma deve essere dato il prima possibile», spiega il dottor Gheda. Per avere indicazioni immediate su come comportarsi è possibile contattare anche i Centri Antiveleni di Pavia e Bergamo, attivi 24 ore su 24.
Anche due anni fa il paracetamolo era finito al centro dell’attenzione. «Avevamo assistito a una vera corsa alle prescrizioni da parte di giovani convinti che il farmaco potesse amplificare gli effetti delle sostanze stupefacenti - ricorda lo psichiatra -. Una convinzione del tutto infondata dal punto di vista scientifico. Il paracetamolo non aumenta gli effetti della droga: assunto in quantità elevate può provocare danni molto seri al fegato».
A preoccupare non è soltanto questo trend. Sotto osservazione resta anche il fenomeno dei «balloons», i palloncini riempiti di protossido d’azoto e inalati per provocare effetti euforizzanti e stati di alterazione. «Rispetto a qualche mese fa – osserva il dottor Gheda – il fatto che se ne sia parlato ha aumentato la consapevolezza sul tema e contribuito a scoraggiare i ragazzi dal praticare questo tipo di sballo nei parchi e nei luoghi pubblici».
L’altro allarme
Resta alta anche l’attenzione sulla «Blue Punisher», la pasticca blu con impresso il volto del personaggio Marvel «The Punisher».
«È una forma di ecstasy con una concentrazione di principio attivo fino a quattro volte superiore rispetto a quella normalmente in circolazione - conclude il dottor Gheda -. Due nostri utenti ci hanno riferito di averla assunta. Proprio per la sua estrema pericolosità l’allerta resta massima».




