Dai farmaci ai detersivi, a Brescia 5mila intossicazioni in tre anni
C’è chi ha un figlioletto di tre anni che ha appena ingerito la candeggina (mal)riposta sotto il lavello di casa. Chi sbaglia ad assumere le pastiglie per il cuore. E chi avverte un certo malessere dopo aver mangiato il risotto con i funghi regalati dalla vicina. Tutti compongono il numero verde 800.883.300 per capire come comportarsi. Risponde il Centro antiveleni di Bergamo (uno dei tre presenti in Lombardia e dei dieci attivi in Italia), un team con sede al «Papa Giovanni XXIII» composto da sette medici farmacologi e tossicologi, un biologo e un’infermiera che vede al timone il dottor Giuseppe Bacis.
Le consulenze
«Nel 2024 abbiamo fornito oltre 57mila consulenze a cittadini, ospedali, guardie mediche, operatori del soccorso – spiega il direttore affiancato dalla specialista Mariapina Gallo –. Le chiamate sono arrivate da tutta Italia (nel 30% dei casi dalla Lombardia), ma anche dall’estero». Dalla nostra provincia in tre anni sono stati lanciati a questo Centro 5.115 Sos: «Dal 2022 al 2024 abbiamo eseguito nei confronti dei bresciani 1.807 consulenze per intossicazioni acute e altre 3.308 per uso di farmaci in gravidanza o allattamento, campo, quest’ultimo, in cui siamo specializzati».
Le cause
Interessanti sono i motivi all’origine delle intossicazioni: «Nel 43% dei casi il problema era legato all’uso di farmaci: errori nell’assunzione della terapia, frequenti nella fascia d’età sotto i 3 anni, oppure tentativi di gesto estremo. Questi ultimi, in generale, rappresentano il 50-60% delle intossicazioni da farmaci. A chiamare sono generalmente i parenti o gli operatori sanitari. Purtroppo negli ultimi 3-4 anni abbiamo assistito al raddoppio dei casi nella fascia adolescenziale, tra i 13 e i 18 anni. Per la provincia di Brescia parliamo di 20 casi nel triennio».
Il secondo tipo di intossicazioni (28%) è quello da prodotti per uso domestico come detersivi, candeggina o ammoniaca: l’80% dei protagonisti è in età pediatrica. La dottoressa, a tal proposito, precisa alcune indicazioni utili: «Mai far bere il latte ai bambini che hanno ingerito detersivi e mai indurre loro il vomito. La cosa più saggia da fare è chiamare immediatamente il Centro antiveleni per la valutazione del problema: in alcuni casi la situazione si può trattare a casa, in altri urge la gestione ospedaliera».
I soggetti interessati
Seguono, poi, altri tipi di intossicazione come quelle da piante (3%); da integratori o prodotti omeopatici (3%); da prodotti industriali, pesticidi, cosmetici e sostanze da abuso (2% ciascuno) e da alimenti, come i funghi (1%). Complessivamente hanno interessato nel 43% dei casi bambini sotto i 4 anni, nel 12% la fascia 5-19, nel 37% soggetti tra 20 e 69 anni e nell’8% persone sopra i 70.
Il botulino
Come si accennava, in Lombardia esistono anche altri due Centri antiveleni a Milano e Pavia: si può stimare che abbiamo ricevuto dalla nostra provincia altrettante richieste di consulenza per intossicazioni nel triennio. Quest’estate, in Italia, si è parlato molto di botulino, complici i decessi avvenuti in Sardegna e in Calabria: il dottor Bacis precisa, però, che «non c’è stato un aumento locale o nazionale dei casi. La cosa particolare è che siano state coinvolte più persone contemporaneamente dopo consumo di alimenti in esercizi pubblici. Il rischio maggiore – precisa – riguarda comunque sempre le preparazioni fatte in casa dalla singola famiglia».
Andamento stagionale
L’attività del Centro è in costante crescita e segue un andamento stagionale: «In primavera – spiega il direttore – ci sono le intossicazioni da insetticidi o prodotti da giardinaggio. Poi la vipera, quest’anno in realtà un po’ meno, e il ragno violino. In questo periodo i funghi. Quindi, con i primi freddi, il monossido di carbonio». Consapevole di questa problematica la dottoressa Gallo raccomanda di «rispettare le normative relative agli impianti domestici ed eseguire periodicamente le manutenzioni».
Rischio industriale
Infine il Centro antiveleni di Bergamo – ricordiamo – è anche referente per la Prefettura di Brescia per problematiche di difesa civile e rischio industriale: «Partecipiamo alla stesura dei piani di emergenza per aziende a rischio di incidente rilevante – conclude il dottor Bacis –, aziende che utilizzano sostanze chimiche potenzialmente rischiose. Sono quaranta».
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