Cronaca

Scritte fasciste sui muri del Bresciano: dove si trovano e cosa raccontano

Sulle facciate delle case, delle vecchie scuole e delle cascine: il viaggio tra ciò che è sopravvissuto in tutta la provincia
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

La scritta fascista a Pontenove, frazione di Bedizzole - © www.giornaledibrescia.it
La scritta fascista a Pontenove, frazione di Bedizzole - © www.giornaledibrescia.it

C’è un piccolo spazio per lasciare l’auto. Giusto il tempo di chiudere la portiera e una signora allunga il collo per guardare ciò che succede. A pochi metri c’è un alimentari, vicino una birreria. È la perfetta scena di una piccola contrada di un qualsiasi Comune in Italia. Giusto qualche passo più in là e si può leggere «Se combatteremo vinceremo per la grandezza presente futura e passata». Si può leggere molto bene. Una scritta scura su sfondo bianco che taglia la facciata di una cascina a Pontenove, frazione di Bedizzole. Non c’è nulla di strano. È tutto normale. Esattamente come la signora sulla soglia della porta e come i negozi di paese. La frase è un motto fascista e questo vuol dire che sta lì più o meno da 100 anni. Ma vuol dire soprattutto che per vederla così nitida qualcuno ha deciso di restaurarla. Non solo di conservarla.

Una differenza lessicale, questa, che diventa il perno centrale di tutta la questione. Bedizzole è un caso. Ma ce ne sono molti altri. Quello più eclatante – o quantomeno quello che ha catalizzato di più l’attenzione – è ad Acquafredda, nella Bassa. «Credere, obbedire, combattere». L’imperativo categorico fascista. Uno degli slogan che più hanno segnato il Ventennio, condensandone i principi in tre imperativi. Quello che ne recita i dettami, scanditi chiaramente. Come su quel muro che è stato tirato a lucido innescando le polemiche.

Sono tutti diversi. O quasi. Solo «Vincere» torna più di una volta. Una sola parola che però è stata totalmente sorpassata dal tempo. Se attorno ad alcuni degli altri motti, infatti, per qualcuno aleggia ancora un’aura trionfale, a quel «Vincere e vinceremo» nessuno si affida più. D’altronde sarebbe soprattutto un errore concettuale. Su questo la storia è stata chiara e ha smentito Benito Mussolini.

In pianura

In pianura, a pochi chilometri dalle province di Mantova e Cremona si trova un’altra scritta risalente al regime. Entrando a Remedello, su un edificio privato vicino al polo scolastico, si può leggere: «I popoli forti (h)anno amici vicini e lontani in tempo di pace in caso di guerra sono temuti». La frase è ripresa, con qualche leggera modifica, dal discorso che il Duce pronunciò a Cuneo in piazza Vittorio Emanuele il 24 agosto 1933.

Sempre nella Bassa, un po’ più su, ci sono altre parole prese in prestito dal lessico mussoliniano. Il riferimento è a Leno, nella cascina Scovola. Un luogo piuttosto isolato e ormai abbandonato sul confine con Ghedi, che negli anni Trenta del secolo scorso era a tutti gli effetti un villaggio in grado di ospitare 500 persone, diventate alcune centinaio in più negli anni del secondo dopoguerra. Qui la scritta «Il popolo italiano ascolta le parole ma giudica dai fatti» è tratta da quanto detto il 7 dicembre 1935 alla Camera mentre condannava le sanzioni comminate dalla Società delle Nazioni all’Italia per l’invasione dell’Etiopia. Allora quelle parole furono seguite da moltissimi applausi, oggi decorano il muro di una cascina abbandonata.

La scritta fascista a Remedello - © www.giornaledibrescia.it
La scritta fascista a Remedello - © www.giornaledibrescia.it

In Valsabbia

Lasciata la pianura si può salire in Valsabbia. Lavenone è forse il paese più ricco di scritte dell’epoca delle camicie nere. Se si percorre la 237 del Caffaro e si attraversa il centro abitato si vede chiaramente «Noi sognamo l’Italia romana» (la «i» non c’è) che apparve sul Popolo d’Italia il 21 aprile 1922. Terminata la Seconda guerra mondiale, la scritta fu coperta, prima di riapparire tra gli anni Sessanta e Settanta. Nel 1982 la Giunta, orientata a sinistra e guidata da Gianfausto Salvadori, decise di intervenire in modo atipico, conservando la scritta, ma inserendola in un murale in stile futurista grazie al lavoro di Adriano Grasso Caprioli e Giovanni Biasini. Un esempio di come quelli che vengono definiti «patrimoni dissonanti» possano essere gestiti senza essere eliminati, ma nemmeno esaltati.

Nel paese valsabbino c’è anche la scritta – ormai poco leggibile – «Noi tireremo dritto», dal discorso pronunciato dal duce l’8 settembre 1935 a Roma. E sull’edificio che ospita le scuole elementari si legge «Disciplina, concordia e lavoro per la ricostruzione della patria», citazione che trova origine nel discorso pronunciato dal Duce il 18 giugno 1923 a Piacenza durante una visita istituzionale. Non molto distante, nella frazione di Forno d’Ono a Pertica Bassa, la facciata di una casa ospita la frase «La mia ambizione è questa: rendere forte, prosperoso, grande, libero il popolo italiano». Un’espressione usata spesso da Mussolini e, secondo gli storici, pronunciata la prima volta in Senato l’8 giugno del 1923 durante la presentazione in aula del bilancio dei primi sei mesi di governo.

Scuola e armi

Spostandosi verso il Benaco si può salire fino a Campione del Garda, frazione di Tremosine. Tra le poche abitazioni è ancora in piedi la vecchia scuola sulla quale era stato scritto «Libro e moschetto fascista perfetto». Ormai quasi illeggibile a causa dei segni del tempo, lo slogan era molto in voga nel Ventennio e veniva utilizzato sia durante le manifestazioni che in occasione di inaugurazioni ufficiali. Tra il 1927 e il 1943 venne anche pubblicata una rivista dal nome Libro e moschetto che come sottotitolo aveva Giornale dei gruppi fascisti universitari.

Al pari di «Credere, obbedire, combattere», questa è una frase estremamente evocativa del periodo fascista, perché riassume in poche parole il modello educativo e militare promosso dal regime. Istruzione e combattimento. Scuola e guerra. Educazione tra i banchi e sui campi d’addestramento. Due tematiche che Mussolini non ha mai trascurato, anzi, due questioni cruciali, che hanno caratterizzato il Ventennio e attorno alle quali il Duce ha costruito un’attenta strategia.

Quel che resta della scritta fascista a Campione del Garda - © www.giornaledibrescia.it
Quel che resta della scritta fascista a Campione del Garda - © www.giornaledibrescia.it

Elenco

Ora è importante fare una precisazione. È certo che nel Bresciano ci siano molte più scritte di quelle riportate qui. Questo articolo non ha l’ambizione di proporre un elenco esaustivo. Le iscrizioni che abbiamo preso in esame sono quelle più visibili e che, per ragioni diverse, hanno più significato storico. Siamo certi che in alcune abitazioni private e in qualche angolo nascosto della provincia si conservino testimonianze altrettanto rilevanti che – se possibile – sarà bello analizzare. Perché, in fondo, l’obiettivo non è soltanto individuare ciò che resta del passato, ma provare a comprenderne il significato e il modo in cui continua a convivere con il nostro presente.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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