«La prossima settimana avrò il primo incontro con il ministro Giorgetti sulle risorse, che sicuramente sono importanti. Credo, però, che oltre ad avere risorse dobbiamo anche capire in che direzione vogliamo andare».
Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo al convegno «Prevenzione è futuro - One Health: persone, ecosistemi e comunità per la sanità di domani», in corso oggi e domani in Poliambulanza.
Organizzazione del lavoro
«Sicuramente le prime richieste che faremo al ministro Giorgetti saranno quelle di aumentare il personale e anche di pagare meglio chi lavora nel Servizio sanitario nazionale», ha aggiunto Schillaci, che ha ribadito che «il personale sanitario è la nostra risorsa più preziosa» e che il Governo intende «continuare ad investire in nuove assunzioni: vogliamo incentivare i professionisti a restare nel Servizio sanitario nazionale e dobbiamo ovviamente migliorare le possibilità di carriera», ha proseguito.
Il ministro ha quindi affrontato il tema dell'organizzazione del lavoro: «Il contratto a 38 ore forse per quelli che sono i giovani medici di oggi non è la soluzione migliore: ci vuole più flessibilità», ha affermato. «Non voglio aprire a nessun privato, voglio solo dire che magari nella vita di una persona può non essere sempre la migliore scelta stare 38 ore in ospedale. C'è una fase della vita nella quale ci vuole passare 20 ore, poi 25 o 30. Penso alle donne. Dobbiamo pensare che il futuro della medicina e degli ospedali sono le donne: dobbiamo avere contratti di lavoro più flessibili, dobbiamo avere meno burocrazia, dobbiamo far sì che i giovani facciano prima carriera, questi sono i motivi per cui vanno all'estero», ha concluso Schillaci.
Il ministro ha parlato di prevenzione come il miglior investimento possibile: «È la prima e più efficace forma di tutela della salute. La prevenzione si può fare in un Ssn moderno. Non dico che il nostro non lo sia, già ora è uno dei più invidiati nel mondo. Serve, però, un cambio di passo per rispondere alle nuove esigenze dei pazienti».
Il ruolo delle Case di comunità
La prevenzione passa anche dall’assistenza territoriale: «Le Case di comunità certificate dalle Regioni nell'ambito del Pnrr sono oltre 1.200 e sono certo che diventeranno presto un punto di riferimento forte per i cittadini. Però dobbiamo tutti insieme promuoverle, farle conoscere e su questo nei prossimi giorni avvieremo una campagna di comunicazione». Nel suo intervento Schillaci ha definito la riforma dell'assistenza territoriale «la vera rivoluzione di questi anni» e «la vera sfida che abbiamo iniziato a vincere».
«Avere una vera integrazione tra gli ospedali e i territori è la vera sfida per affrontare in maniera vincente l'aumento delle patologie croniche, la demografia, la crescente domanda di assistenza e anche per garantire la sostenibilità del nostro sistema». Il ministro ha quindi ribadito che «Case di comunità, ospedali di comunità, centrali operative territoriali con una efficace assistenza domiciliare rafforzata sono gli strumenti fondamentali del modello organizzativo che stiamo realizzando. Sono una realtà, non sono scatole vuote», ha concluso.
Tempi d’attesa
Il ministro ha fatto un riferimento anche ai tempi d’attesa, considerato che nei giorni scorsi è stato diffuso il bollettino di Agenas: «Per la prima volta – ha detto – abbiamo una piattaforma per il monitoraggio e questo ci consente di vedere quello che accade. Oggi ci sono gli strumenti per poter intervenire sulla base di dati solidi dove prima c'erano dati aneddotici».
«Abbiamo poi finalmente una legge nazionale per abbattere i tempi di attesa, una legge chiara che tutela i cittadini, che produce risultati concreti», ha ricordato il ministro, spiegando che "la piattaforma non è la panacea per risolvere un problema come quello delle liste di attesa che esiste in Italia da più di vent'anni».
Tuttavia, ha aggiunto, «adesso con la piattaforma delle liste d'attesa noi sappiamo quanto ci vuole in ogni posto per fare un esame». Schillaci ha ricordato che i dati presentati nei giorni scorsi mostrano «un miglioramento, però ovviamente c'è ancora tanto da fare», concetto evidenziato anche dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso, intervenuto al congresso.
Il monitoraggio, inoltre, «ha in qualche modo anche un po' generato una sana competizione tra le Regioni in senso positivo. Le Regioni stanno performando bene, c'è un'assunzione di responsabilità a tutti i livelli istituzionali e ci sono ovviamente ancora differenze nell’offerta, nella capacità di risposta. L'altro punto fondamentale è quello di cercare di superare le tante, troppe, diseguaglianze che ancora ci sono, ma credo che questa sia la strada giusta».
L’ottica One Health
Durante il congresso, che proseguirà domani, il tema della prevenzione viene affrontato in ottica One Health. Concetto caro al presidente del Consiglio superiore di sanità Alberto Siracusano: «Dobbiamo fare attenzione ai determinanti di salute tra i quali c’è anche la solitudine. Non possiamo trascurare la salute mentale e il fatto che l’ambiente in cui si creano molte patologie è quello virtuale».
Pensare in ottica One Health significa «costruire la città nella quale viviamo facendo in modo che sviluppo, sostenibilità e benessere crescano insieme – ha detto la sindaca di Brescia Laura Castelletti -. È questa la strada che stiamo percorrendo».
Nel suo intervento il presidente di Poliambulanza Mario Taccolini: «Senza la prevenzione non vi è futuro credibile per il Servizio sanitario nazionale e per la coesione delle nostre comunità. Un sistema che interviene soltanto quando la malattia è già manifesta, è destinato a rincorrere i problemi e ad accrescere le disuguaglianze».
«Prevenire significa invece anticipare il bisogno: organizzare conoscenze, dati, professionalità e alleanze affinché i problemi non debbano esplodere prima di essere affrontati. È questo il senso profondo del modello One Health, che ci rammenta come la salute umana sia inseparabile da quella degli ecosistemi e delle comunità in cui viviamo».
Claudio Sileo, direttore generale di Ats Brescia, ha ricordato che la prevenzione non ha età: «Non è mai troppo tardi per cambiare stile di vita. È, inoltre, importante comunicare la salute in ottica di prevenzione».
La tappa al Civile
Luigi Cajazzo, direttore dell’Asst Spedali Civili, ha parlato del rapporto tra ospedale e territorio, di innovazione tecnologia, intelligenza artificiale e della maxi riqualificazione del presidio studiata in modo tale che «anche l’architettura faccia prevenzione». La visita del ministro a Brescia è proseguita con una tappa al Civile dedicata, appunto, a questo tema.




