Cronaca

Sbiancalafreccia, viaggi e battaglie in dieci anni su e giù dal treno

Il comitato bresciano racconta risultati, svolte e amicizie sbocciate lungo i binari: «Il pendolarismo oggi è cambiato, ma è ancora necessario dare voce a chi si sposta ogni giorno»
Marco Tedoldi

Marco Tedoldi

Giornalista

Rappresentanti del comitato su un vecchio treno a scomparti
Rappresentanti del comitato su un vecchio treno a scomparti

Dieci anni passati sui binari, a fare i conti con ritardi e coincidenze, rincari e sveglie all’alba. Ma anche con amicizie nate tra un sedile e l’altro e con battaglie che hanno lasciato risultati concreti. Sbiancalafreccia compie dieci anni. Il comitato dei pendolari bresciani diretti a Milano nacque nel 2016, quando la sostituzione dei Frecciabianca con i Frecciarossa accese la protesta di chi ogni giorno utilizzava il treno per raggiungere il posto di lavoro. Da allora molto è cambiato: i convogli, il lavoro, le abitudini e persino il modo di vivere quelle ore trascorse insieme. Emanuele Busi, tra i protagonisti del comitato, ripercorre un decennio di pendolarismo bresciano.

Busi, torniamo al 2016. Perché nacque Sbiancalafreccia?

L’obiettivo era sostenere e dare voce alle migliaia di persone che ogni giorno si spostavano, e continuano a spostarsi, in treno verso Milano. Parliamo di una direttrice importantissima: la Milano-Brescia-Verona si conferma tra le linee express più frequentate della Lombardia, con una media complessiva di 30-36mila passeggeri al giorno.

A far scattare la mobilitazione fu il passaggio dai Frecciabianca ai Frecciarossa...

All’epoca per raggiungere Milano si potevano utilizzare i treni di Trenord oppure i Frecciabianca, che permettevano di ridurre in modo significativo i tempi di percorrenza. Trenitalia decise di sostituirli con gli attuali Frecciarossa. Questo comportava un inevitabile aumento dei costi per i passeggeri, oltre alla prenotazione obbligatoria del posto. Fu in quel momento che nacque il comitato, con una partecipazione davvero importante.

Frecce di vari colori in Stazione Centrale a Milano
Frecce di vari colori in Stazione Centrale a Milano

Anche il nome Sbiancalafreccia è figlio di quella stagione di proteste.

Sì, il copyright, per così dire, va attribuito all’allora assessore regionale Mauro Parolini. Una mattina si presentò in stazione durante una manifestazione di protesta con tinta e pennello per "sbianchettare" simbolicamente i Frecciarossa. Da lì Sbiancalafreccia. In quelle battaglie abbiamo avuto il sostegno anche di altri esponenti politici locali, tra i quali Gianni Girelli e Fabio Rolfi.

Dieci anni dopo, quali sono i risultati di cui siete più orgogliosi?

Direi anzitutto la Dote trasporti. Dopo serrate trattative con la Regione riuscimmo a ottenerla. Rappresenta ancora oggi un sostegno importante perché permette di abbattere notevolmente il costo degli abbonamenti mensili ai Frecciarossa. Un altro risultato è stato il treno regionale veloce aggiuntivo da Brescia, con partenza al mattino alle 7.52 e la sola fermata di Treviglio, insieme al collegamento per il rientro delle 18.50.

Il comitato, però, non si è occupato soltanto di orari e tariffe.

No. Abbiamo sempre prestato molta attenzione anche alla sicurezza, segnalando quando necessario situazioni critiche o di pericolo sia sui treni sia nella stazione di Brescia. Su quest’ultimo fronte, in alcuni momenti della giornata, ritengo che la situazione sia ancora critica.

C’è poi un aspetto meno visibile del pendolarismo: quello umano. Che cosa significa condividere ogni giorno lo stesso treno?

In questi anni sul treno sono nate amicizie importanti e persino collaborazioni di lavoro. Si è formata una vera comunità viaggiante. Sul convoglio delle 7.52, per esempio, la parte rialzata della carrozza è stata ribattezzata «la mansarda»: lì si ritrovano i pendolari più affezionati. Anche questo aiuta ad alleggerire la fatica del viaggio quotidiano.

Come avete vissuto gli anni difficili del Covid?

Il 2020 ha segnato una cesura. Molte aziende hanno introdotto lo smart working, diverse persone hanno cambiato lavoro o abitudini e il modo stesso di viaggiare è diventato più impersonale. Da allora fare comunità è più difficile. Credo incida anche il fatto che siamo sempre più dipendenti dallo smartphone.

Sedili vuoti durante i difficili anni del Covid
Sedili vuoti durante i difficili anni del Covid

In questi dieci anni c’è stato anche il dramma dell’incidente ferroviario del gennaio 2018 a Pioltello. Che cosa ha lasciato nei pendolari?

È stata una tragedia che abbiamo vissuto molto da vicino. Il deragliamento del treno Cremona-Porta Garibaldi, causato da un cedimento strutturale della rotaia, provocò tre morti e un centinaio di feriti. Fatti del genere non sono accettabili. Per mesi, inoltre, le conseguenze dell’incidente provocarono forti rallentamenti sulla linea. È uno di quegli episodi che inevitabilmente restano nella memoria di chi prende il treno tutti i giorni.

Se guarda invece ai treni di oggi, la situazione è migliorata?

Per quanto riguarda il materiale rotabile, oggettivamente sì. Negli ultimi anni Trenord ha acquistato numerosi treni di nuova generazione, dotati di telecamere e con ambienti più confortevoli.

Resta il problema dei ritardi?

Sulla puntualità c’è ancora molto da fare. È un tema fondamentale per un pendolare, perché un ritardo non significa semplicemente arrivare qualche minuto dopo: quando si viaggia tutti i giorni, quei minuti incidono sull’organizzazione del lavoro e della vita personale.

Dopo dieci anni di battaglie, qual è la sfida che Brescia dovrebbe porsi per il futuro?

Brescia gode di un privilegio molto importante rispetto ad altre città lombarde: si trova sull’asse ferroviario Milano-Venezia. Credo che questa posizione debba essere presa sempre più in considerazione e valorizzata. Non è soltanto una questione ferroviaria. Un collegamento efficiente ha ricadute sul piano economico, lavorativo e sociale.

E Sbiancalafreccia, dopo dieci anni, ha ancora una ragione per esserci?

Il pendolarismo è cambiato e anche il modo di viverlo è diverso rispetto al 2016. Ma resta la necessità di dare voce a chi ogni giorno sale su un treno per andare a lavorare. In dieci anni abbiamo ottenuto risultati importanti e abbiamo visto miglioramenti, ma ci sono ancora problemi sui quali mantenere alta l’attenzione. A partire dalla puntualità. Perché per un pendolare la qualità del viaggio si misura soprattutto nella certezza di poter contare ogni giorno sul proprio treno.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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