Cent’anni di passi, di mani tese, di cappelli verdi che non hanno mai smesso di camminare insieme. Cent’anni di memoria, di tradizioni custodite e trasmesse, di comunità costruita giorno dopo giorno. Nel fine settimana è stata grande festa a Salò. La cittadina è stata conquistata dallo spirito alpino. La 72ª Adunata degli Alpini della Monte Suello – un’edizione dal significato particolare perché coincide con il centenario della Sezione – si è chiusa oggi con il momento più atteso: la grande sfilata per le vie della città.
Tra due ali festose di gente, gli alpini hanno marciato a passo cadenzato nel centro di una Salò vestita di tricolore. In testa al corteo i gonfaloni del Comune e della Monte Suello, con il sindaco Francesco Cagnini e il presidente sezionale Sergio Poinelli; poi le autorità militari, i sindaci, la fanfara del Gruppo di Salò e la fanfara Star of Alps di Villanuova, la Protezione Civile sezionale, l’antincendio boschivo, tanti «veci» e tanti «bocia», le crocerossine.
E tutt’attorno, assiepate lungo le strade e sul lungolago, moltissime persone: gardesani e valsabbini contagiati dall’entusiasmo delle penne nere, fieri dei loro alpini, portatori di un patrimonio di valori che appartiene a tutti e che è parte della storia nazionale. Quando sfilano gli alpini, ci sentiamo tutti più italiani. La grande partecipazione ha dimostrato che identità e tradizione non sono nostalgia, ma fondamenta su cui costruire il futuro.
Lo ha voluto ribadire anche il presidente dell’Associazione Nazionale Alpini, Sebastiano Favero: «C’è un filo magico che ci lega, non dobbiamo perderlo, dobbiamo passare il testimone ai più giovani. Alpini, faro dell’Italia: dare senza chiedere è il nostro grande segreto». Il presidente sezionale Sergio Poinelli, applauditissimo dai suoi alpini, ha voluto porre l’accento sul concetto di coesione: «Un valore che da sempre ci contraddistingue. Oggi festeggiamo cent’anni nei quali le nostre penne nere hanno rappresentato non solo un corpo militare, ma un simbolo vivente di unità, solidarietà e attaccamento alla nostra terra. Il centenario non è solo un traguardo anagrafico: è un faro che illumina il passato, rendendo omaggio a chi ci ha preceduto, e che getta la sua luce sul futuro, indicandoci la rotta».
La stecca
A chiudere l’intensissima tre giorni alpina di Salò è stato il rituale del passaggio della stecca dai tre Gruppi salodiani che hanno organizzato l’adunata – quello di Salò, guidato dal capogruppo Paolo Rossati, quello di Serniga-San Bartolomeo del capogruppo Marco Giacomini e quello di Villa e Cunettone del capogruppo Mirko Vezzola – alle penne nere di Agnosine, che avranno l’onere e l’onore di organizzare la sezionale del 2027.



