Rispoli e De Rosa: «Sicurezza assoluta non esiste, ma reati in calo»

É il bilancio del procuratore generale di Brescia e della presidente della Corte d’Appello ospiti della trasmissione Teletutto Messi a fuoco alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario
Rispoli e De Rosa durante la trasmissione - © www.giornaledibrescia.it
Rispoli e De Rosa durante la trasmissione - © www.giornaledibrescia.it
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«Anche quest’anno la procura ha definito più procedimenti penali rispetto a quelli che sono stati incamerati». É il bilancio del Procuratore generale di Brescia Guido Rispoli ospite ieri sera della trasmissione Teletutto Messi a fuoco alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

«Parlano i numeri e ci dicono che stiamo riducendo l’arretrato e una giustizia che vuole realmente ispirarsi a modelli di efficienza e trasparenza non può derogare all’obiettivo di eliminare l’arretrato» assicura Rispoli che poi scatta una fotografia in merito alla sicurezza sul territorio commentando il quadro fornito dal questore Paolo Stoprari.

«C’è un dato oggettivo anche per quanto riguarda i reati che complessivamente sono in riduzione. Mi voglio soffermare su una situazione particolarmente odiosa come quella dei furti in abitazione, che è il momento in cui ci si sente violati nella propria sfera intima.

Anche i furti in casa sono in diminuzione. Io vivo in una zona centrale della città e non ho una sensazione di particolare pericolo e soprattutto rispetto al passato mi sembra che Brescia sia da questo punto di vista in netto miglioramento. Secondo il procuratore generale di Brescia: «Siamo una società con tanti profili e tante realtà e quindi anche di disagio, di povertà e di difficoltà e la sicurezza assoluta non esiste però non percepisco una situazione di peggioramento del livello di sicurezza».

Guardando al quadro complessivo il procuratore generale sottolinea che gli infortuni sul lavoro rappresentano «un vero e proprio flagello del tessuto sociale ed economico e in tanti troppi casi vanno ad incrementare il triste fenomeno delle morti bianche».

Sottolinea poi che «il contrasto al crimine ambientale continua a rappresentare una priorità assoluta» In tema di reati a preoccupare è poi la violenza di genere «e nonostante i continui e sempre più incisivi interventi del legislatore i reati da codice rosso continuano ad impegnare gli uffici della Procura dove il dipartimento che si occupa di questa materia è composta da ben sette magistrati, numero pari all’organico di una procura di piccole-medie dimensioni».

La presidente della Corte d’Appello

«Quanto riferito dal questore sembra segnalarci una grande attenzione alle misure di prevenzione per cercare di ripristinare un po’ la sicurezza e l’ordine pubblico».

Così la presidente della Corte d’Appello Giovanna Di Rosa interviene sui dati relativi al 2025 evidenziati dal questore nella sua relazione di inizio anno. «Il punto poi è ovviamente verificare sul territorio l’efficacia delle misure adottate, ma in questo anno vissuto a Brescia non ho avuto una percezione di crescita della insicurezza sociale» spiega Di Rosa davanti alle telecamere di Teletutto.

«Al contrario – prosegue – ho una percezione di sicurezza rinforzata rispetto a dodici mesi fa e lo dico anche alla luce di quelli che sono i dati del carcere che resta un importante problema della giustizia rispetto al quale servono interventi di sistema. Sono tantissime le misure alternative che sono state concesse e poche, pochissime revoche e questo significa che il sistema ha tenuto e che è stato avviato un percorso di recupero».

In attesa di nuove risorse per la giustizia – «le piante organiche sono inadeguate e quelle vigenti sono gravemente scoperte» – lo sguardo alla situazione carceraria è inevitabile per la magistrata oggi a capo della Corte d’appello di Brescia e che per anni ha ricoperto il ruolo di presidente del tribunale di Sorveglianza a Milano.

«Si possono migliorare i dati relativi alla sicurezza e ne sono fortemente convinta, perché penso che un territorio ricco come quello bresciano possa consentire una maggiore fuoriuscita dal carcere di persone che possono lavorare e quindi essere utili alla società». I numeri dicono che oggi sono 89 – di cui 13 donne – i detenuti ammessi al lavoro esterno al carcere. «Si tratta di un numero – sostiene al presidente della Corte d’appello di Brescia Giovanna Di Rosa – che occorre incentivare e su cui le imprese bresciane e coloro che hanno la possibilità ben potranno offrire l’assunzione di personale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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