Riforma Cartabia, Giudici di pace soffocati dai provvedimenti

C’è un macigno che incombe su via Vittorio Emanuele II. È la riforma Cartabia, che a piccoli passi continua a rivoluzionare un pezzo di giustizia. Lo sanno bene all’ufficio del Giudice di pace di Brescia che, dopo la prima modifica dell’articolo 7 del Codice civile, nel 2024 si sono visti piovere 10.437 procedimenti, cresciuti a 10.790 lo scorso anno.
Tra gli uffici amministrativi, però, lo sguardo è già rivolto al prossimo 31 ottobre, data in cui è prevista l’entrata in vigore di nuove e ampie competenze per i GdP. «E stavolta è una scadenza difficilmente rinviabile», commenta la direttrice della sede bresciana Elvira Castagnaro.
In sostanza il Giudice di pace sarà competente per le cause relative a beni mobili per un valore che passerà dagli attuali 10mila a 30mila euro, mentre per le controversie di risarcimento danni a seguito di incidenti stradali la competenza crescerà dai 25mila euro di oggi a 50mila.
Aggravio
Un climax di competenze che rischia di causare uno stallo. Da una parte, infatti, c’è il riconoscimento dell’importanza di un polo giudiziario che è sempre più di riferimento per i cittadini, dall’altra ci sono i macchinosi tentativi di rimpinguare un organico ridotto all’osso. Tanto a Brescia quanto nel resto del Paese.
Oggi a gestire quella montagna di carte, ricorsi e udienze è un organico sottodimensionato: nel polo giudiziario bresciano i Giudici di pace operativi sono nove, grazie allo spostamento di due risorse applicate, un onorario e uno in servizio all’ufficio di Chiari, attivato nella seconda parte dello scorso anno. Un incremento fortemente voluto dal presidente del tribunale di Brescia Stefano Scati, che segue costantemente la situazione in via Vittorio Emanuele II: «Ho effettuato anche colloqui con i giudici e monitoro da vicino lo scenario nell’ufficio del Giudice di Pace di Brescia». Per legge dal primo marzo prenderanno inoltre servizio cinque nuovi magistrati, ma solo part time (16 ore settimanali).
Difficoltà
L’altra faccia della medaglia è rappresentata dal personale amministrativo. A smistare, protocollare e documentare lavorano in organico soltanto sette risorse, mentre quattro posti vacanti sono tamponati con le applicazioni. Uno scenario persino peggiore di quello del 2025, che il Giornale di Brescia aveva già scandagliato qualche mese fa.
«Con le risorse a disposizione dobbiamo fare davvero un grande sforzo. E diventa problematico quando con le assenze programmate non si ha la possibilità di sopperire», spiega Castagnaro.
Ma qual è la radiografia delle cause che arrivano sul tavolo del Giudice di pace di Brescia? Dei quasi 10.800 procedimenti elaborati nel 2025, 7.123 sono decreti ingiuntivi mentre 3.667 sono cause ordinarie (come multe, cartelle esattoriali, espulsioni di immigrati). «E dalla tipologia di procedimenti che trattiamo a Brescia, dove la maggioranza delle pene sono pecuniarie, da ottobre rischiamo di veder raddoppiare il numero».

Oggi - il dato è aggiornato al 15 gennaio - risulta che i procedimenti (290) sono in linea con gli ultimi due anni, ma l’ultimo bimestre dell’anno potrebbe essere solo il preludio di ciò che arriverà nel 2027. Dagli uffici bresciani riferiscono che al momento la cancelleria riesce - pur con fatica - a gestire le ondate: perché una causa venga inserita e registrata nel sistema si attende in media una settimana. Poi la palla passa ai giudici, ognuno dei quali deve gestire oltre mille decreti ingiuntivi, con udienze fissate anche a dodici mesi.
Di certo sarà un anno spartiacque: e il 31 potrà essere una scure o un’opportunità - dipenderà dai provvedimenti che si adotteranno - in uno scenario nazionale che vede gli uffici dei Giudice di pace italiani con organici ridotti del 60%.
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