Cronaca

Rifiuti elettronici, Brescia ne raccoglie 9mila tonnellate. Ma non basta

Cellulari, elettrodomestici, pc: cresce la raccolta di terre rare e metalli strategici per l’industria, ma l’obiettivo Ue è lontano
I Raee sono un'opportunità economica
I Raee sono un'opportunità economica

C’è una miniera che non bisogna scavare. È già nelle nostre case, nei cassetti colmi di vecchi telefonini, nei computer abbandonati, nei frigoriferi arrivati a fine corsa. Contiene rame, oro, alluminio, terre rare. E vale una fortuna. L’Europa (Italia inclusa) cerca materie prime in mezzo mondo: stringe accordi, studia nuove zone in cui iniziare a scavare sottoterra, prova a ridurre la dipendenza dall’estero. E intanto perde quelle che ha già comprato, utilizzato e buttato.

I numeri

In questa corsa alle risorse, la Lombardia ha almeno un vantaggio: è la regione italiana che raccoglie più Raee (acronimo di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche). Ma anche il suo primato racconta quanto siamo ancora lontani dal recuperare tutto ciò che potremmo.

Una carrellata di numeri per descrivere meglio la situazione: nel 2025 la nostra Regione ha radunato 68.405 tonnellate di Raee, più di ogni altra regione italiana, con un incremento dell’1,3% rispetto al 2024. Sono 6,83 chili per abitante, contro i 6,22 nazionali. Brescia arriva a 7,21 chili, per complessive 9.087 tonnellate, praticamente ferme rispetto all’anno precedente (-0,1%). Meglio, nella graduatoria pro capite lombarda, fanno Como (9,25 chili), Cremona (8,13) e Sondrio (7,33).

Non basta. L’Europa, infatti, chiede di raccogliere il 65% del peso medio delle apparecchiature immesse sul mercato nei tre anni precedenti, oppure l’85% dei Raee generati: l’Italia è inceppata al 32,5%. Che significa in pratica? Il conto lo ha fatto direttamente la Lombardia, che stima come, per raggiungere il primo obiettivo, servirebbero circa dieci chili per abitante (oggi siamo sotto i sette, manca ancora un bel pezzo di strada).

Il conto dello spreco

Quanto vale questa distanza? Facendo i conti sui dati del Centro di coordinamento Raee, per raggiungere il riferimento indicativo di dieci chili per abitante, la Lombardia dovrebbe raccogliere circa 31.700 tonnellate in più all’anno. Di queste, oltre 3.500 nella sola provincia di Brescia. Non sono necessariamente rifiuti dispersi nell’ambiente, ma quantità aggiuntive da intercettare.

E il loro valore? La stima è molto complessa da calcolare. Incrociando il mix di ferro, rame e alluminio recuperato nel 2025 dal consorzio Erion con i prezzi indicativi dei rottami metallici di fine anno, il valore lordo potenziale sfiora i 10 milioni di euro in Lombardia e supera il milione a Brescia. È una simulazione, non una perdita certificata: presuppone che i rifiuti ancora da intercettare abbiano la stessa composizione di quelli già trattati, e non sottrae i costi di recupero (né comprende il valore degli altri materiali).

Il valore non si perde solo quando un apparecchio sfugge alla raccolta. Anche i Raee trattati regolarmente possono lasciare l’Italia sotto forma di schede elettroniche, dirette a impianti esteri specializzati nel recupero dei metalli. La raccolta resta qui; una parte delle lavorazioni più redditizie, e del loro valore, si sposta invece altrove.

Il conto nazionale è assai più pesante. Secondo uno studio Iren-Teha, investendo nella raccolta e nella capacità industriale di riciclo, l’Italia potrebbe arrivare a valorizzare 1,7 miliardi di euro all’anno di materie prime critiche contenute nei Raee. Il punto, dunque, è raccogliere di più per riuscire a trattenere il valore di ciò che raccogliamo. Significa che una buona parte dei materiali sfugge ai circuiti ufficiali, mentre l’industria europea cerca di ridurre la dipendenza dall’estero. E qui il rifiuto smette di essere solo un problema di raccolta: diventa una questione di «sovranità industriale».

L’altro mercato

Una fetta di Raee finisce inoltre direttamente nei sacchi dell’indifferenziata, un’altra sfugge ai circuiti autorizzati. Ed è proprio attorno alla gestione dei rifiuti, compresi quelli elettronici, che prospera anche un’economia illegale. Per capire quanto possa convenire sottrarsi alle regole basta guardare in casa nostra.

A luglio la Dda e i carabinieri del Noe hanno portato alla luce un presunto traffico internazionale di rifiuti, partito da nove container diretti in Pakistan. Dentro, anche compressori provenienti da apparecchiature elettroniche, dichiarati bonificati ma ancora contaminati da residui pericolosi. Secondo l’accusa, i trattamenti esistevano soltanto sulla carta: il cosiddetto «giro-bolla». L’inchiesta, ancora nella fase preliminare, ha coinvolto sedici persone e dodici società, con il sequestro di un impianto a Bedizzole. Il giro d’affari complessivo, riferito a diverse tipologie di rifiuti, è stato descritto «nell’ordine delle decine di milioni di euro». Nessuna stima separata per i Raee, ma il vantaggio economico ipotizzato è evidente: schivare i costi della bonifica e lasciare ad altri il conto dell’inquinamento.

La Lombardia ha stanziato oltre 50 milioni ai bandi Ri.Circo.Lo., destinati a diverse filiere, compresa quella elettronica. Questo ha permesso a diversi impianti di avviare lo sviluppo di tecnologie innovative capaci di recuperare anche silicio, metalli del gruppo platino, indio e terre rare, ad esempio da schermi Lcd (schermi piatti), dischi rigidi, pannelli fotovoltaici. È una partita industriale, non una gara a chi riempie più cassonetti. Il punto è quanto materiale torna davvero nell’economia, chi ne incassa il valore e chi paga quando viene disperso. Perché un rifiuto elettronico non smette di avere un prezzo quando sparisce dalle nostre case. Semplicemente, può capitare che a pagarlo sia qualcun altro.

«Fondi e azioni per premiare il merito»

«La Lombardia – commenta l’assessore regionale all’Ambiente e Clima Giorgio Maione – si conferma prima in Italia per raccolta complessiva di rifiuti Raee. Un risultato significativo, frutto di una forte sensibilità da parte dei cittadini e della capillarità dei centri raccolta. Abbiamo stanziato oltre 50 milioni di euro attraverso i bandi Ri.Circo.Lo.». Diverse le filiere destinatarie, tra cui quella dei Raee, proprio per puntare a una drastica riduzione della produzione di scarti e alla promozione della simbiosi industriale, dove il rifiuto diventa risorsa.

«Questo – aggiunge Maione – significa avviare azioni concrete su filiere ad alto valore tecnologico: dal trattamento dei Raee e delle batterie per il recupero della "black mass" alla riprogettazione dei prodotti secondo criteri di ecodesign per facilitarne la riparabilità. Abbiamo anche avviato “Do you Raee?”, una campagna rivolta a tutti i cittadini, con particolare attenzione alle giovani generazioni, per promuovere comportamenti consapevoli per spiegare le quattro modalità corrette per avviare a recupero i Raee. Questo certifica che la via lombarda, che premia il merito e la qualità progettuale, è fatta di pragmatismo, innovazione e sinergia territoriale, trasformando le sfide ambientali in un vantaggio competitivo per l’intero sistema produttivo regionale».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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