Referendum giustizia, Noi Moderati e il Comitato per il no a confronto

Marco Papetti
I primi ribadiscono: carriere separate come garanzia di imparzialità. I secondi abbracciano in un simbolico flash mob il tribunale: «Un colpo di mano»
L'incontro di Noi Moderati e il flash mob del Comitato per il no in tribunale - © www.giornaledibrescia.it
L'incontro di Noi Moderati e il flash mob del Comitato per il no in tribunale - © www.giornaledibrescia.it
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«C’è un tentativo di disinformazione che i rappresentanti del no portano avanti con molta pervicacia. La sinistra confida nel dogma dell’immutabilità della Costituzione». La critica al fronte del no arriva dalla senatrice bresciana Maria Stella Gelmini, organizzatrice di un incontro a sostegno della riforma della magistratura tenutosi ieri mattina in città.

Un incontro promosso da Noi Moderati, a cui hanno preso parte rappresentanti bresciani dei partiti della maggioranza di centrodestra: i deputati Giangiacomo Calovini di Fratelli d’Italia e Simona Bordonali della Lega e il senatore Adriano Paroli di Forza Italia. «È molto importante l’unità del centro-destra attorno a questa battaglia», ha commentato Gelmini.

«Per l’equilibrio»

Per l’ex ministra, la separazione delle carriere «è un elemento attuativo» della Costituzione. «Falsa» sarebbe l’accusa che la riforma voglia subordinare la magistratura alla politica: «Va invece nella direzione di affermare l’imparzialità e la parità tra accusa e difesa». Gelmini ha poi citato il caso della decisione del Tribunale dei minori dell’Aquila di separare madre e figli della cosiddetta “famiglia del bosco”: «Se l’arroganza diventa così alta al punto di sacrificare rapporti e vincoli familiari qualcosa non va, vuol dire che separazione e equilibrio dei poteri sono saltati. Queste invasioni di campo le vediamo anche sull’immigrazione e sulla sicurezza. Non si tratta di prevaricare un potere su un altro, ma di ristabilire un equilibrio». Dello stesso avviso gli altri parlamentari: «È in gioco la fiducia dei cittadini nella giustizia», ha detto Paroli. Le tesi del no sono «menzogne», secondo la deputata della Lega Bordonali: «Chi entra in un’aula di tribunale vorrebbe che giudice sia equidistante da pm e dall’avvocato». Per Calovini, «la battaglia referendaria è il simbolo di come il governo stia riuscendo a mettere sul tavolo importanti dossier».

Al convegno c’era anche il presidente del Comitato moderati per il sì, Gaetano Scalise: «Basta con questa storia del pm che cerca le prove a favore dell’imputato: voglio che il pm faccia il pm e un giudice forte, indipendente, che sia presidio di legalità per il cittadino». Se le due carriere verranno separate, «verrà meno anche quel rapporto per cui se un collega ci fa una richiesta si è portati a credergli - ha detto Andrea Cavaliere, avvocato bresciano membro della giunta nazionale dell’Unione delle camere penali -. Non è possibile che il 96 per cento delle richieste del pm vengano accolte se poi il 50 percento degli imputati è assolto».

Poi un riferimento al fronte del no: «Il centrosinistra si è organizzato in maniera militare per portare la gente a votare», ha detto. «Magistratura e centrosinistra si sono saldate, vanno condominio per condominio a fare riunioni per spiegare le ragioni del no».

Il flash mob

Un ideale «abbraccio» al tribunale per difendere la Costituzione. Davanti al palazzo di giustizia di Brescia ieri pomeriggio si sono date appuntamento una cinquantina di persone, attivisti per la causa del «no» alla riforma della magistratura. I manifestanti, con cartelli e bandiere, si sono fermati in presidio davanti al tribunale, come in altre città hanno fatto altri sostenitori del «no».

Il flash mob era infatti organizzato da diversi comitati di cittadini di tutta Italia: «Si inserisce nella giornata nazionale voluta da Palermo, ma nasce anche da un’idea nata il 7 febbraio scorso a Brescia - ha spiegato Daniela Carassai del Comitato cittadini per i cittadini -. Avevamo invitato varie città lombarde a fare un flash mob per dire no al referendum, questa volta aderiscono città da sette regioni. Abbiamo invitato tutte le città, laddove c’è un tribunale, ad abbracciarlo simbolicamente per dire che difendiamo la Costituzione e i tre poteri voluti dai padri costituenti».

«Poteri distinti»

La scelta del luogo si lega al contenuto della sfida referendaria: «Abbiamo scelto di riunirci al tribunale perché rappresenta uno dei tre poteri dello Stato, che vogliamo che restino ben distinti». Il primo punto contestato dal comitato è la modalità di approvazione della riforma: «Ci sono tanti punti che potrebbero essere condivisi, ma il problema è che il pacchetto lo voti per intero - ha detto Carassai -. Il problema essenziale è che una riforma costituzionale non può nascere dal governo: il Parlamento doveva valutare una eventuale modifica alla Costituzione. È stato invece un colpo di mano: una modifica della Costituzione nata dal Governo, portata in Parlamento con il metodo canguro, per cui nessun emendamento è passato».

Secondo la promotrice del Comitato, «il Governo si stia rendendo conto che il no è avanzato notevolmente, e lo si vede dalle loro testimonianze: Nordio più di una volta ha detto che la riforma non serve per accelerare i processi, l’altro giorno invece ha detto che invece serve ad accelerarli».

Ma le critiche sono anche nel merito: «L’Alta corte disciplinare è un problema: può tenere sotto scacco, al guinzaglio i magistrati. Mentre fino a oggi il Csm si occupava anche delle sanzioni disciplinari adesso il problema è che hanno introdotto l’Alta corte. Il dramma è che verranno istituiti dei collegi per giudicare i magistrati, ma nella riforma non c’è scritto come saranno composti questi collegi, ma solo che sarà garantita la presenza di magistrati, ma cosa vuol dire che sarà garantita? Ce ne può essere uno come ce ne possono essere quattro. Ma soprattutto - ha concluso - la riforma è nata con un colpo di mano: e noi diciamo no».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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