Separazione delle carriere, duello del referendum tra garanzie e timori

«La separazione della carriere è fondamentale per attuare il giusto processo». «È il cavallo di Troia per arrivare ad un giudice più timido e meno indipendente». Che le posizioni del sì e del no alla riforma Nordio corrano su due rette parallele, e in quanto tali non siano destinate ad incontrarsi né oggi, né mai, è chiaro da settimane. Ne hanno avuto ulteriore conferma coloro che ieri hanno assistito in Sala Libretti, ma anche da remoto attraverso la diretta streaming sul sito del Giornale di Brescia (si può rivedere qui), al confronto tra l’avvocato Andrea Cavaliere, membro della giunta esecutiva dell’Unione delle Camere Penali e promotore del sì, e il presidente del Tribunale di Brescia Stefano Scati intervenuto a sostegno del no e delle sue ragioni.
A meno di un mese dal referendum confermativo, ospiti dell’associazione Koinè Journal e moderati dal direttore del Giornale di Brescia Nunzia Vallini, Cavaliere e Scati hanno dato vita ad un confronto serrato e intenso, che si prefiggeva l’obiettivo di chiarire il contenuto di «un quesito ostico per una posta in gioco davvero alta» ha sottolineato Vallini.
Tema sul tavolo
«Questo referendum – ha aperto il dialogo Scati – non è un referendum sulla giustizia, ma sulla magistratura. La riforma non offre soluzioni per accelerare i processi, non incrementa il numero di magistrati e di personale amministrativo, non risolve le drammatiche condizioni carcerarie e non prevede una maggiore informatizzazione. Per stessa ammissione di esponenti della maggioranza questa riforma non abbrevierà di un giorno il tempo dei processi. La separazione delle carriere è un cavallo di Troia, per fare passare tutt’altro». Il presidente Scati esplicita chiaramente qual è, a suo avviso, il «regalo da temere». «Si è fatto ricorso alla riforma costituzionale per attaccare il CSM, la massima espressione dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura. Solo un giudice indipendente – ha affermato il presidente del Tribunale – può tutelare il cittadino dai poteri forti. Se il giudice è pavido, perché condizionato, il cittadino non è tutelato».
Per l’avvocato Cavaliere la riforma Nordio invece introduce garanzie decisive. «Se passerà il sì – ha detto – si concretizzerà il giusto processo che attendiamo da anni e che è tutt’ora sulla carta perché il pubblico ministero e il giudice ancora oggi sono colleghi. Solo separando definitivamente le carriere, i percorsi di studio e gli organi di autogoverno chi entrerà in un aula di giustizia da imputato nel prossimo futuro non avrà solo la certezza che chi lo giudica è terzo e autonomo rispetto a chi lo accusa, ma ne avrà anche la percezione. Cosa che oggi non può avere».

Meccanismo
Tema che da settimane incendia il dibattito, e lo ha incendiato anche in Sala Libretti, è quello attorno allo strumento eletto dalla riforma Nordio per scegliere i componenti dei due futuri Csm: il sorteggio. Che sarà puro tra i novemila magistrati in servizio per la componente togata; e temperato su un elenco scelto dal Parlamento, per quella laica. Un meccanismo che non ha precedenti e analogia, tanto meno per la nomina di membri di organi di rilievo costituzionale. «È l’unica soluzione a un sistema che ormai non funziona più – ha affermato l’avvocato Cavaliere – e che peraltro, dopo lo scandalo Palamara, per arginare il correntismo, avevano individuato anche gli stessi magistrati attraverso un referendum interno ad Anm nel 2022. Il sorteggio in ogni caso non altererà gli equilibri: i magistrati continueranno ad occupare due terzi del Csm, ad essere la maggioranza».
Sul punto il presidente Scati replica con fermezza. «Innanzitutto il quesito di quel referendum interno ad Anm era di tutt’altro tenore e ipotizzava un sorteggio temperato – ha ammonito –, in secondo luogo a votare sì fu il 15% della magistratura. Posso ricordare inoltre che anche l’avvocato Caiazza, che era presidente dell’Unione delle Camere Penali, nel 2019 si disse contrario a questo meccanismo. Il sorteggio svilisce la magistratura. Se dico che sorteggiamo i membri di un organo – spiega Scati – vuol dire che quell'organo non conta più niente. Il membro sorteggiato inoltre è più debole, può subire condizionamenti, anche della politica, come decidere secondo il suo interesse personale. Quello scelto e votato, deve rispondere del suo operato nei confronti della sua base elettorale».
Un’affermazione, quest’ultima, che per l’avvocato Cavaliere è il «migliore degli spot a favore del sì» perché è la prova della sopravvivenza di quel correntismo che la riforma si prefigge di superare. «Non ci trovo nulla di sbagliato che chi è stato eletto debba essere chiamato a rispondere delle scelte lecite che ha compiuto nell’interesse dei suoi elettori» ha obiettato Scati ricordando il recente intervento del presidente Mattarella a difesa del Csm.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
