Le ragazze della Gen Z: «L’alleanza paritaria scardinerà il patriarcato»

Per loro probabilmente la mimosa, per anni simbolo dell’8 marzo, non è più poi così importante. Così come le celebrazioni, le uscite e le feste. Per le giovani d’oggi, quelle della Generazione Z, nate tra il 1996 e il 2010, le prime «vere» native digitali, la Giornata internazionale della donna è più occasione per fare il punto su dove sono e dove siamo, tra l’eredità lasciata da chi le ha e ci ha precedute e le sfide che consegniamo loro per il futuro.
Dalle bisnonne che nel 1946 strinsero per la prima volta la scheda elettorale, alle nonne e mamme che hanno visto nascere il diritto al divorzio nel 1970 e al principio di parità dei coniugi nel 1975, oltre all’accesso a professioni un tempo proibite, la strada è stata segnata da obiettivi precisi. Oggi, le ragazze della Gen Z si trovano tra le mani le conquiste di questo cammino, con consapevolezza e altre sfide da affrontare: l’obiettivo non è solo quello di consolidare diritti acquisiti, ma portare avanti – ancora – il processo di cambiamento della società che sta loro intorno.
La ricerca
A scattare la fotografia di questo passaggio è la ricerca «In nome di Giulia. Il coraggio di cambiare della Generazione Z», coordinata da Cristina Pasqualini per l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo. Non un lavoro teorico, ma un’analisi che poggia su duemila interviste a giovani tra i 18 e i 34 anni, integrate dal racconto diretto di oltre cento coetanei ascoltati dagli studenti dell’Università Cattolica. Quello che emerge è il desiderio di un «nuovo umanesimo» che superi le vecchie gerarchie.
I numeri dicono che il cambiamento è già nelle teste. Quasi l’80% dei giovani oggi rifiuta l’idea che l’uomo debba avere l’ultima parola nelle decisioni familiari, e il 57,2% non crede che un papà a casa ad occuparsi dei figli e una madre al lavoro corrisponda alla fine di una famiglia. Eppure, il confronto con il passato resta il metro di misura principale. Se per le generazioni precedenti il patriarcato era una struttura rigida e dichiarata – con l’uomo capofamiglia e decisore – per gli Zeta è una presenza più sottile, annidata nel linguaggio e nelle aspettative sociali. «Il patriarcato risiede nei gesti quotidiani... è qualcosa di talmente insito che non ce ne accorgiamo, qualcosa che potremmo definire normale», racconta una studentessa ventenne, sintetizzando la sfida di oggi: scardinare ciò che è abitudine.
Tra eredità e futuro
Da che esempio partono e dove vorrebbero arrivare le giovani di oggi? Il 67,1% degli intervistati riconosce di essere nato e cresciuto in una società patriarcale, che non considera più giusta. Di fronte ha l’esempio di donne che hanno lottato per l’emancipazione economica e giuridica. Il punto di arrivo, però, è un’alleanza paritaria che non senta più il bisogno di contrapposizioni.
Per il 74,1% dei ragazzi coinvolti la chiave non sta in nuove leggi, ma una diversa educazione. L’obiettivo è una quotidianità dove la scelta di un percorso di studi scientifico o l’assunzione di un ruolo di leadership non siano più considerati atti di coraggio o traguardi straordinari, ma passaggi naturali.
Le giovani della Generazione Z non cercano una rivoluzione di piazza, ma una trasformazione dei rapporti umani. «Siamo fortunati a essere nati in un periodo dove c'è una diversa consapevolezza», conclude una delle ragazze intervistate. La convinzione, si intende, è che le prossime conquiste non debbano essere raggiunte per decreto, ma costruite nella quotidianità, col supporto di tutti, non in un clima di contrapposizione e non con l’obiettivo dell’equiparazione, piuttosto della determinazione.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
