Per decenni il Mella è stato considerato soprattutto un corso d’acqua da attraversare o da tenere sotto controllo. Ora la Comunità Montana prova a cambiare prospettiva, puntando a trasformarlo in un’infrastruttura verde capace di aumentare la biodiversità, ridurre gli effetti del cambiamento climatico e offrire nuovi spazi per la mobilità lenta. L’ambizioso progetto è stato illustrato dal presidente Massimo Ottelli durante l’assemblea comunitaria che si è tenuta ieri. La regia del percorso verso il Contratto di Fiume Mella è della Provincia: è infatti il Broletto a predisporre il protocollo d’intesa rivolto agli enti e ai Comuni attraversati dal corso d’acqua, per costruire una strategia comune lungo l’intera asta fino alla Bassa bresciana.
Comuni coinvolti
In Valtrompia saranno chiamati ad aderire Bovegno, Collio, Concesio, Gardone, Marcheno, Pezzaze, Sarezzo, Tavernole sul Mella e Villa Carcina. Le rispettive Giunte dovranno valutare e approvare l’atto di indirizzo, quindi trasmettere la delibera alla Provincia, dando così avvio alle attività preparatorie. Il protocollo avrà durata biennale e servirà a definire il quadro conoscitivo, gli obiettivi prioritari, il cronoprogramma e il ruolo dei soggetti pubblici, privati e associativi chiamati a contribuire alla difesa dalle esondazioni e alla riqualificazione ambientale del fiume.
L’adesione, come spiegato da Ottelli, non comporterà oneri per i Comuni né per la Comunità Montana. Il contributo dell’ente comprensoriale sarà rappresentato da due studi già avviati, per circa 400mila euro, interamente finanziati dallo Stato e dalla Regione.
Gli studi in corso
Al primo compete il compito di analizzare i dissesti e gli effetti del cambiamento climatico, individuando soluzioni per governare il deflusso delle acque, recuperare le aree golenali - ovvero le porzioni di terreno ai lati del fiume che vengono sommerse quando il livello dell’acqua aumenta durante le piene -, gestire la vegetazione in modo compatibile con la sicurezza idraulica e stabilizzare le sponde anche attraverso interventi di ingegneria naturalistica. Il secondo riguarda l’aggiornamento dello studio idrogeologico, idraulico e ambientale del Mella e del torrente Garza.
«La Regione e la Comunità Montana stanno definendo una convenzione per rivedere i dati e le modellazioni alla luce degli eventi calamitosi degli ultimi anni - ha chiarito Ottelli -. Saranno aggiornati i rilievi topografici, geologici e storici, verificate le criticità di ponti e attraversamenti e individuate le opere prioritarie per ridurre il rischio di alluvioni e valanghe». Il percorso riprende un’idea già avanzata nel 2006 a livello provinciale e rimasta, però, incompiuta.
Visione unitaria
Oggi, anche dopo il completamento della depurazione della valle, il progetto torna con una base tecnica e finanziaria più solida e un coinvolgimento più ampio: oltre agli enti locali potranno partecipare associazioni ambientaliste e realtà che operano lungo il fiume. L’obiettivo è superare una gestione affidata alle singole emergenze e costruire una visione unitaria del Mella, nella quale sicurezza idraulica, qualità ambientale e fruizione del corso d’acqua procedano insieme.



