Jack Cane conduce un’esistenza tormentata, ma straripante di una musica che nonostante tutto lo segue sempre. Su un tappeto di blues intessuto di ricordi e ferite non rimarginate, seguendo le tracce di un’amica svanita nel nulla, il musicista verrà coinvolto in loschi traffici che ruotano attorno al mondo delle sette note. Il percorso lo porterà a interrogarsi su se stesso e sulle vite spezzate che hanno toccato la sua. Venerdì scorso, al Revel Unplugged di Chiari, è stato presentato «Tra il fiume e il blues», esordio letterario del cantante dei Verdecane Gibi Volpi. Novanta pagine che trasudano musica, a cavallo tra romanzo psicologico e noir introspettivo, con la prefazione del bluesman Fabrizio Poggi.
Storie, musica e parole
«Nelle mie canzoni racconto spesso di situazioni e storie ai margini della società – spiega il frontman della band folk rock bresciana –. Ogni persona, soprattutto le meno considerate, ha una storia. Non tutti però sanno ascoltare. Ho concepito il libro come se ogni capitolo fosse una canzone, un lungo concept album. Il taglio noir deriva dalle mie passioni letterarie, ma il cuore di tutto sono i rapporti di Jack con le persone come la figlia, le prostitute a cui offre conforto con un pezzo blues e un giro in auto, il vecchio compagno di gruppo che all’arte ha preferito il successo».
Costruito con frasi brevi ed evocative, il libro suona come un’evoluzione quasi naturale della forma canzone e deriva dal lavoro per il prossimo album dei Verdecane, «Randagi». Un progetto dedicato al valore della diversità e a chi canta fuori dal coro, per inclinazione, scelta o natura, a cui si accompagnerà una raccolta di racconti di Volpi ispirati alle canzoni del gruppo. A fare da contrappunto alle peregrinazioni fisiche e interiori di Jack, la sinfonia caotica di Brescia e le rive del suo fiume, il Mella: «È una città molto particolare, c’è una contrapposizione tra la freddezza delle realtà economiche e produttive e un lato notturno, nascosto e affascinante – prosegue il cantautore clarense –. In contrasto con la città c’è il fiume. Nel suo fluire fa nascere i pensieri o può portarseli via. È quiete, maestosità e forza. Il fiume della mia infanzia è l’Oglio, quello della maturità il Danubio, ereditato da mia moglie ungherese. La via di mezzo è diventata il Mella».
Il libro
Il libro è pubblicato dall’associazione Lebarbe, fondata da Volpi con la sorella Laura e al compagno di gruppo Davide «Menzo» Mazzotti: «Il libro è un primo stimolo, mi piacerebbe che l’associazione potesse valorizzare anche le opere di qualcun altro. Sono stato certificato Dsa da adulto, durante l’università, e questo ha cambiato completamente le mie prospettive. Pubblicarlo non è tanto una soddisfazione personale ma un messaggio. Un incoraggiamento a chi si abbatte e pensa di non potercela fare».



