Non una semplice celebrazione, ma una riflessione sulla natura dell’uomo e della società. In occasione del Primo maggio, festa di San Giuseppe Lavoratore e Giornata diocesana del lavoro, il vescovo Pierantonio Tremolada ha celebrato la messa tra le mura della Casearia Bresciana Ca.Bre di Cadignano, storica cooperativa agricola di Verolanuova. Un luogo simbolo dove il lavoro si fa comunità e, come sottolineato da mons. Tremolada, si trasforma in uno strumento fondamentale per la costruzione della pace, in sintonia con il tema scelto quest'anno dai vescovi italiani: «Il lavoro e l’edificazione della pace».
Il vescovo ha parlato della necessità, della soddisfazione e del valore del lavoro. Tremolada ha spiegato che il lavoro è necessario non solo per il sostentamento economico della famiglia, ma perché rappresenta lo spazio in cui ogni persona esercita la propria intelligenza e il proprio talento, contribuendo al progresso di tutta l'umanità. Una vita senza lavoro, ha osservato, rischia di essere meno autentica e più povera, poiché priva l'individuo della soddisfazione che deriva dal compiere bene il proprio dovere.
Passando al concetto di nobiltà, il vescovo ha richiamato il racconto biblico della creazione: «Dio nel settimo giorno portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni lavoro che aveva fatto – ha spiegato –. Il lavoro della persona umana dà continuità all'opera creatrice di Dio. Quindi in un certo senso l'uomo si pone in sintonia con Dio». L’uomo, dunque, non è un semplice esecutore, ma un collaboratore.
Il cuore del messaggio si è poi spostato sul legame indissolubile tra il lavoro e la pace. Definendo il lavoro come una vera e propria forma di «amore civile», Tremolada ha sottolineato come in una cooperativa, così come in ogni ufficio o fabbrica, le persone coordinano saperi e competenze per creare comunità. In un momento storico segnato da conflitti, il vescovo ha espresso l'urgenza di sottrarre la produzione dalle logiche della guerra. «In questo momento – ha concluso il vescovo – abbiamo proprio bisogno che ci educhiamo alla pace, perché constatiamo che anche il lavoro si intreccia, a volte, più che con la pace, con la guerra».



