La storia a volte conosce intrecci insospettabili. Abbastanza da garantire ad un vecchio aereo trasformato in monumento la possibilità di essere al contempo memoria del volo e pure di grandi eventi del passato recente. È il caso del «Thunderflash» di Orzinuovi, lo storico ricognitore che in modo all’apparenza imprevedibile rimanda infatti al disastro del Vajont.
Alea iacta est: il monumento più insolito della cittadina della Bassa verrà presto rimosso, dopo oltre mezzo secolo di onorato servizio. Se ne andrà per sempre un pezzo di storia del paese, diventato nel tempo un simbolo e un riferimento. «Abito in zona aereo»… «il negozio si trova vicino all’aereo» sono espressioni entrate a far parte del gergo degli abitanti di Orzinuovi e del territorio circostante.
Per molti quell’aeroplano collocato su un piedistallo in cemento ha assunto nel fluire del tempo un valore affettivo non indifferente e probabilmente un sondaggio fra la popolazione circa il suo destino, avrebbe un esito tutt’altro che scontato.
La posa nel 1975
D’altro canto la stessa Amministrazione nell’annunciare lo smantellamento del velivolo-monumento non aveva nascosto il rammarico e spiegato che la scelta era dettata dai costi elevati di un intervento di restauro. Fu del resto lo stesso Comune orceano – e l’allora sindaco ed ex aviere Aldo Leonardi – a volere a suo tempo l’installazione dell’aereo, per acquistare il quale la locale associazione dell’Arma Azzurra, presieduta da Mario Franciosi, aveva fatto ricorso ad una sottoscrizione popolare. L’inaugurazione del monumento avvenne domenica 22 giugno 1975, con tanto di sorvolo di due F-104 appositamente decollati dall’aerobase del 6° Stormo di Ghedi, lancio di paracadutisti, presenza di autorità locali e regionali, di vertici dell’Aeronautica e persino telegramma di felicitazioni dell’allora ministro della Difesa Arnaldo Forlani. Il monumento – si legge nelle cronache del GdB del 1975 -, fu voluto come simbolo di pace e rifiuto totale della guerra, e tanto più duole che proprio ora l’aereo debba essere sacrificato, in un tempo rattristato da nuovi e plurimi conflitti.
Il fotografo dei cieli

L’aereo-monumento è un velivolo da ricognizione fotografica Republic RF-84F «Thunderflash» di costruzione statunitense. La Republic Aviation, nota azienda con sede a Farmingdale, New York, fece il salto di qualità tra la fine degli anni ‘30 e il periodo bellico, quando progettò e produsse il cacciabombardiere P-47D Thunderbolt, protagonista della guerra aerea sull’Italia settentrionale nel 1944/’45. I P-47D operarono spesso sul territorio bresciano e una decina di velivoli di quel tipo fu abbattuta fra Brescia, Ghedi, Leno, Trenzano, Montichiari, Longhena…
Da quell’aereo, frutto del genio dell’Ingegner Alexander Kartveli, un esule georgiano trapiantato negli Stati Uniti, derivò l’F-84 G Thunderjet, il primo vero cacciabombardiere a getto americano e capostipite della famiglia dei «tuoni» (Thunders).
L’F-84 Thunderstreak fu la versione con le ali a freccia e due prese d’aria laterali in luogo di quella frontale; l’RF-84 Thunderflash quella destinata alla ricognizione fotografica.
L’esperienza maturata nel corso del conflitto coreano aveva fatto sorgere l’esigenza di dotare l’USAF di un velivolo foto-ricognitore a larga autonomia e, studiata la possibilità di installare sei macchine fotografiche ad alta risoluzione nel muso dell’F-84, nacque ipso facto l’RF-84.
Dagli Usa all’Italia… in nave
I primi esemplari del nuovo aeroplano vennero consegnati all’aviazione statunitense nel marzo del 1954. Era in corso la guerra fredda, l’Europa era divisa in due dalla «Cortina di ferro» e la tensione fra i due blocchi era palpabile: nel 1956 il Patto di Varsavia avrebbe invaso l’Ungheria, sarebbe scoppiata da crisi di Suez…
I Paesi della Nato furono equipaggiati con l’RF-84 e l’AMI ricevette 78 esemplari del velivolo, costruiti fra la fine del 1953 e quella del 1954; i primi giunsero in Italia via nave, a Napoli, nell’autunno del 1955.
Vennero tutti assegnati al 3°Stormo, basato a Villafranca di Verona, un reparto inquadrato nella 57esimo Taf della Nato e specializzato nel ruolo della ricognizione fotografica.
La loro carriera fu molto intensa e durò dal 1956 al 1974.
Mappare l’Italia che cambia
Furono impiegati nella mappatura del territorio nazionale, in rilievi aero-fotogrammetrici e archeologici, testimoniando con i milioni di frames scattati il passaggio dell’Italia da un’economia agricola a quella industriale.
Importante fu il ruolo svolto in occasione di calamità naturali e disastri.
Uno per tutti quello del Vajont: furono gli RF-84 della 3^ Aerobrigata a immortalare Longarone, la diga, la frana del monte Toc la mattina del 10 ottobre del 1963. Le immagini di quella terribile pagina della storia repubblicana sono tuttora consultabili anche online. Furono tra le prime a documentare l’entità del disastro, mostrando senza riserve come interi abitati erano stati spazzati via.
Le immagini scattate dagli RF-84F – e non si può escludere che tra quelli impiegati in quei giorni ci fosse proprio l'esemplare orceano – passate poi al vaglio degli specialisti dell’Aeronautica militare consentirono di rintracciare le flebili tracce di edifici e strade sepolti dalle tonnellate di fango riversatisi su Longarone, Erto e Casso. E concorsero a guidare le squadre di intervento nel corso della pietosa opera di recupero dei corpi delle duemila vittime.
La documentazione avvenne grazie alle speciali fotocamere K-38, le medesime che erano installate sui leggendari aerei spia U-2.
L’orceano e gli altri

Non è affatto un caso che diversi esemplari del Thunderflash siano tuttora conservati in piccoli musei aeronautici o, come nel caso di Orzinuovi, quali monumenti pubblici. Uno di essi, dopo essere stato a lungo custodito all’aeroporto di Bresso, nel Milanese, restaurato dal Gavs (Gruppo amici velivoli storici) si trova ora nel piccolo museo di Cameri, nel Novarese, nello stesso aeroporto in cui oggi vengono assemblati i moderni F-35, in dotazione anche al 6° Stormo di Ghedi, dove il velivolo peraltro transitò prima del recupero.
Il futuro dell'RF84F di Orzinuovi
Per il vecchio aereo orceano la permanenza sotto i «cieli della Bassa» pare avere le ore contate. Una perdita di cui questa storia consente di cogliere la valenza. Tuttavia, gli auspici è che proprio realtà come il Gavs o enti museali (come Volandia, dove il Thunderflash ancora manca) possano farsi carico del velivolo e del suo restauro, così che il valore storico non vada del tutto disperso. Di un interessamento in tal senso si era parlato lo scorso novembre alla notizia della scelta del Comune di Orzinuovi, anche se per ora non ci sarebbe nessuna novità sostanziale.
Scheda tecnica
Lunghezza: 14,52m
Apertura alare: 10,24m
Altezza: 4,57m
Freccia alare: 38,5°
Superficie alare: 30,19m2
Peso a vuoto: 6355 Kg
Peso a piano carico: 12700 Kg
Motore: Wright J65W-7
Spinta: 3600 Kg
Autonomia: 3540 Km
Velocità massima: 1092 Km/h
Quota di tangenza: 14200 m
Armamento: 4 mitragliatrici Colt-Browning da 12,7mm
Fotocamera Fairchild K-38



