C’è stato un tempo in cui la pensione era sinonimo di riposo, di tempo dedicato ai nipoti e di stabilità conquistata. Oggi, per una fetta sempre più ampia di italiani (e di bresciani), assomiglia invece sempre più a una condanna alla rinuncia. L’espressione arrivare a fine mese ha perso il suo valore metaforico per trasformarsi in un’ansia cronica. Ovviamente non è così per tutti.
La testimonianza
Di certo non riesce a far quadrare i conti Rosario, 65 anni, senza lavoro dal 2021, con una pensione di invalidità da 350 euro al mese dal 2022. Una cifra con la quale è ovviamente impossibile riuscire a vivere senza aiuti. «Vivo in un appartamento in affitto che ho trovato grazie a una cooperativa – racconta –, ho anche il sostegno della Congrega della carità apostolica. Ma nonostante questo, con 350 euro al mese come base di partenza non riesco nemmeno a pagare l’affitto, ora ho chiesto aiuto anche alla Caritas, spero di ottenere un piccolo prestito per saldare almeno i debiti arretrati. Poi vedremo». Con i soldi di cui dispone, Rosario non riesce più nemmeno a fare la spesa.
«Compro il minimo indispensabile – prosegue –, ma non mi vergogno a dire che molti mesi non riesco a prendere niente perché rimango completamente a zero. Per fortuna c’è una persona che ogni tanto mi prende del cibo, altrimenti non saprei proprio come fare». Con i contributi lavorativi Rosario supera di poco i 18 anni, per prendere la pensione deve quindi aspettare di superare i 67 anni.
E intanto? «Nei prossimi ho un colloquio con una cooperativa, ma si tratta di un lavoretto che mi porterà, se tutto andrà bene, qualche centinaio di euro in più. Ma vista la mia situazione – conclude – qualsiasi cifra è uno spiraglio di speranza per andare avanti».
I pensionati bresciani
Chi conosce molto bene la condizione dei pensionati è Daniele Ceresa, che nel 2008 ha fondato, appunto l’associazione «Non solo pensionati» (di cui oggi è presidente onorario), ha militato anche nel partito pensionati. E, ovviamente, è un pensionato, precisamente da vent’anni: ne ha 78 ed ha smesso di lavorare a 58. Lo raggiungiamo al telefono a Lerici, dove trascorre buona parte del suo tempo. Non se la passa male quindi? «Effettivamente no», ci risponde ridendo.
Dal suo osservatorio, com’è cambiata la vita dei pensionati in questi ultimi decenni? «Diciamo che il problema per i pensionati non è certo la benzina, non avendo la necessità di continui spostamenti quotidiani – spiega –. Altro discorso per il caro prezzi per gli alimentari, questo sì che incide sui conti. Però non dobbiamo generalizzare, tutto sommato i pensionati bresciani di oggi non stanno male, sono persone che hanno avuto percorsi lavorativi lineari e la pensione ne è conseguenza. Temo che il vero problema saranno i pensionati di domani».




