«Ho accompagnato ragazzi a disarmare le bombe che volevano costruire»

C’è un sottobosco virtuale, ma c’è anche un fenomeno che si fa materia ogni mattina nelle scuole d’Italia, dalle città alle periferie, e che ora pare avvicinare l’Europa agli Stati Uniti. «È un livello pericoloso», ammette Corrado Faletti, pedagogista che tra Milano, Bergamo e Brescia si occupa di supportare giovani e famiglie nel percorso educativo.
È lui a fotografare uno scenario che forse prima dei più recenti fatti di cronaca era rimasto troppo relegato alla contingenza. Ma l’aggressione di Trescore Balneario, l’arresto del 17enne a Perugia e l’accoltellamento di ieri a Napoli non sono casualità.
Cosa si riesce a intercettare
«Sento spesso i ragazzi dire: “adesso preparo una bomba e la metto a scuola” e recentemente mi è capitato di sentire un giovane che voleva costruire un arco con tanto di frecce dalla punta in metallo, dopo aver scoperto su internet come fare. Era pronto ad usarlo per sfogarsi. C’è chi lo dice solo per sfogarsi e il mio mestiere è anche capire il livello di attenzione da rivolgere a queste parole e di pericolo».

Ma c’è anche chi ci prova davvero. E Faletti rivela un fatto inquietante, proprio come quelli saliti agli onori delle cronache: «Mi è successo anche di accompagnare dei ragazzi a disarmare bombe che volevano costruire». Le dichiarazioni d’intenti diventano allora piani studiati. Si va oltre il pensiero, diventa azione. Come dimostra la maxi operazione tra Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo, che ha portato alle manette per il minorenne e alle perquisizioni per altri sette. Come dimostra l’inchiesta partita da Brescia nel 2025.
Cosa si può fare
I trend che viaggiano sui social quotidianamente vengono percepiti come azioni che è possibile compiere. «Non hanno nemmeno la percezione del pericolo». Anche per questo non sono pochi coloro che ogni giorno entrano in classe con armi addosso. «Nella maggior parte dei casi è un’ostentazione più che un utilizzo. Vogliono dire che sono forti, potenti, armati. Siamo di fronte a una sorta di bullismo mentale, anch’esso molto pericoloso».
Ecco perché è molto importante il binomio scuola-famiglia. «Le scuole contano molto e a Brescia ce ne sono di eccellenti – conclude Faletti –. Ma non basta insegnare ai giovani, bisogna accompagnarli insieme alle famiglie. Spesso dietro queste azioni ci sono mondi interi e c’è la mancata presa in carico di questi problemi, che non nascono da un giorno all’altro ma sedimentano. Questi ragazzi hanno una grande angoscia esistenziale, forse data dall’incertezza del futuro. E su questa base ricevono ogni giorno migliaia di input, più della metà dei quali sono illogici e falsi. Ad identificarsi in questa narrazione quotidiana provano molta difficoltà, si sentono smarriti».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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