Il Patriarca in Libano: «Dopo la crisi, la guerra: popolo allo stremo»

«La popolazione è allo stremo. Ad una crisi economica pesantissima si è aggiunta la guerra, che ha portato all’emergenza di cibo, acqua e medicinali». Traccia una linea drammatica sulla mappa della fu «Svizzera del Medioriente» Raphael Bedros XXI Minassian, patriarca della Chiesa cattolica armena di Cilicia proprio in Libano. Di passaggio a Brescia dopo la partecipazione ad una celebrazione con Papa Leone XIV a Roma, commenta la tregua di dieci giorni appena siglata tra Libano e Israele.
Le speranze
«Speriamo tutti che possa durare, ma analizzando la situazione internazionale la fiducia di una tregua definitiva è minima. Viviamo nella speranza di poter trovare un dialogo, soprattutto perché stiamo parlando di Paesi e di popoli vicini. Ma serve un linguaggio diverso, di vicinanza, serve rispetto reciproco».
Nel Paese dei cedri la gente in pochi anni ha perso prima tutti i risparmi di una vita nelle banche e poi ha iniziato a morire colpita dalle bombe che cadevano dal cielo – di giorno e di notte.
«E nonostante questo tutto il popolo libanese rimane ancora unito. Musulmani e cristiani sono insieme come segno di un nazionalismo più cosciente. Anzi, con la guerra le differenze religiose hanno smesso di essere un problema».
Attacco atteso
Libano e Israele sono storicamente in conflitto e nelle sue declinazioni militari di Hamas e dell’Idf lo scontro è stato spesso plastico in questi anni. Eppure in Occidente l’attacco di Tel Aviv è sembrato improvviso. Quasi inatteso. «Invece il popolo libanese se lo aspettava dopo quello che era successo in Iran, per il legame religioso con i musulmani. Adesso, non a caso, la minaccia è contro la Turchia».
Quale futuro per il Medioriente e per il Libano, allora? Il Patriarca non nasconde il poco ottimismo. «Oggi ci sentiamo tutti incapaci di trovare una soluzione davanti a un male troppo grande. Dobbiamo allora fare riferimento a quello che ha detto il Santo Padre sul dialogo, sul ritorno alla coscienza e sulla pacificazione. Questa è una crisi di tutto il Medio Oriente. Mentre le grandi potenze mondiali fanno i loro calcoli, a pagare il prezzo sono sempre i più piccoli e gli innocenti».
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