Si preparano altri colpi di scena nelle indagini sull'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto di 20 anni fa nella sua casa di Garlasco, in provincia di Pavia. Li ha annunciati l'avvocata Giada Bocellari, legale che, insieme ad Antonio De Rensis, sta lavorando alla richiesta di revisione della condanna di Alberto Stasi a 16 anni per l'omicidio della sua ex fidanzata.
Si tratta di ulteriori elementi dopo quelli che la difesa del quarantatreenne ha portato all'attenzione della Procura di Pavia che ha riaperto l'inchiesta indagando per omicidio Andrea Sempio. Elementi quindi che si aggiungono al fatto che nel 2007, dopo due analisi che hanno dato esito positivo per il dna di Chiara sui pedali della bicicletta di Alberto, altre due sono invece risultate negative ma non sono però state inserite nel fascicolo.
L’anticipazione

«Quello che posso certamente dire – ha osservato su La7 Bocellari – è che certamente ci sono altri elementi che la difesa ha a disposizione oggi, uno dei quali farà particolare scalpore a mio giudizio, che tuttavia non riguarda le indagini del 2007». Non si tratterebbe di una prova documentale ma, secondo la legale, il nuovo elemento in vista della richiesta della revisione del processo «farà molto rumore». Forse una nuova testimonianza.
Il team di esperti della difesa di Stasi ha portato avanti diversi approfondimenti. Oltre a quella sui profili genetici dei consulenti Pasquale Linarello e Ugo Ricci, altre riguarderebbero anche la rilettura delle intercettazioni di Andrea Sempio del 2017, e valutazioni sulla camminata e quindi le scarpe di Alberto Stasi e di Andrea Sempio e le impronte di suola a pallini lasciate sulla scena dell'omicidio. Andrea Sempio ha ripetuto che contro di lui non ci sono elementi tali da andare a processo e lo ha sostenuto anche il suo avvocato Liborio Cataliotti, che al Tg1 ha definito «a dir poco sibillina» la conclusione dei consulenti della procura sull'impronta 33.
Oggi intanto saranno i genitori di Chiara Poggi a parlare, intervistati a Verissimo dopo un protratto e doloroso silenzio negli ultimi mesi, mentre le parole di venerdì del loro consulente Marzio Capra hanno scatenato la reazione di Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri, ex consulenti di Stasi, pronti a querelarlo. I due esperti hanno negato di essere mai stati informati dei due esami risultati negativi, non solo il 24 settembre 2007 ma nemmeno successivamente, e hanno definito le sue affermazioni «gravissime e incomprensibili». Per questo ora intendono chiedere di essere ascoltati dalla Procura di Pavia «come persone informate sui fatti, affinché questa incresciosa vicenda venga definitivamente chiarita».
E proprio alla Procura di Pavia sono state trasmesse da Brescia, dopo l'archiviazione dell'ex procuratore Maurizio Venditti, le carte sull'inchiesta per cui sono indagati il padre di Andrea Sempio, Giuseppe, l'avvocato Federico Soldani e l'ex carabiniere Silvio Sapone, accusati di una presunta corruzione per far archiviare nel 2017 la posizione del trentasettenne. I magistrati pavesi si starebbero concentrando su di loro e sul ruolo dello stesso Andrea.



