«Di nessuno di questi elementi le indagini, pur ampie, hanno restituito una traccia che conduca all'indagato». È con questa conclusione che il gip del Tribunale di Brescia Mauroernesto Macca ha disposto l'archiviazione dell'indagine per corruzione in atti giudiziari a carico dell'ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, uno dei filoni arrivati a Brescia nell'ambito dei nuovi accertamenti legati al delitto di Garlasco.
Il provvedimento
Il provvedimento, 15 pagine, ricostruisce l'indagine nata dal sospetto che dietro l'archiviazione nel 2017 della posizione di Andrea Sempio potesse esserci un accordo corruttivo. Gli atti erano stati trasmessi a Brescia per competenza e gli accertamenti avevano coinvolto anche la Guardia di Finanza bresciana, incaricata di ricostruire i flussi finanziari.
Proprio sul fronte economico, il gip sottolinea che sui rapporti riconducibili a Venditti non è stato individuato «alcun accredito, versamento o disponibilità anomala» collegabile ai prelievi della famiglia Sempio. Nessun contatto extraistituzionale è inoltre emerso tra l'ex magistrato e i Sempio o i loro difensori.
I dubbi che restano
Ma il decreto non chiude ogni interrogativo. «Ciò non significa che ogni ombra sia stata dissolta», scrive Macca. Rimane un «residuo dubbio sulla destinazione del denaro»: i difensori avevano ammesso 45mila euro, mentre le diverse ricostruzioni arrivavano fino a 60mila. L'incertezza, però, «in assenza di qualsiasi traccia del suo arrivo a Venditti», non può sostenere una previsione di condanna.
Il gip indica quindi come compatibili con gli elementi raccolti anche scenari diversi, tra cui «un accordo collocato al livello della polizia giudiziaria operante» oppure «un millantato credito consumato ai danni degli stessi Sempio». Ipotesi che, precisa il giudice, non coinvolgono Venditti e dovranno essere valutate dalle altre autorità giudiziarie competenti. Restano infatti gli approfondimenti sulla posizione di Giuseppe Sempio e di eventuali altri soggetti




