Per chi lo conosceva Eduart Xhani era quello bravo. Il ragazzo serio, educato, con la testa sulle spalle, che si divertiva ma non «bighellonava», appassionato di calcio e di sport. Lo stesso Eduart Xhani che però oggi si trova in carcere, accusato dell’omicidio volontario aggravato di Meleqe Lusha. La sua mamma. Due ritratti opposti che inspiegabilmente convergono nella figura del 21enne.
Il genitore dell’amico
I vicini di casa di via Tagliata a Chiari non riescono a darsi risposte su quanto accaduto. D’altronde Eduart e Meleqe vivevano lì solo da agosto. A Chiari aveva la residenza dal 2013, ma sembra ci abitasse stabilmente circa dal 2008 assieme alla madre e con il supporto dei quattro zii, i fratelli di lei. «L'ho visto crescere, ha frequentato le scuole medie e superiori con mio figlio. Che dire: era un ragazzo educato, mai sopra le righe», racconta un papà clarense. La voce è ferma, ma lo sconcerto trapela. Con Eduart si era creato un legame fortissimo, che si era allentato solo nell’ultimo anno. Nessun motivo particolare, continua, crescendo si prendono strade diverse: «Tutto qui».
Di fronte alla parola «omicidio», la confusione è totale. Nel dramma famigliare consumato lunedì sera non riconosce il ragazzo cresciuto a fianco del figlio, quello che era andato in vacanza con loro sulla costa romagnola, quello con cui anni fa erano andati a San Siro per tifare l’Inter – la squadra del cuore. Mai un episodio, mai un comportamento sopra le righe. Se qualcosa c'era, era nascosto sotto l’immagine di un ragazzo modello.
L’ex datore di lavoro
Nel 2021 e nel 2023, durante gli studi all'Einaudi, aveva svolto un periodo di alternanza scuola lavoro presso l’agenzia Alba House Immobiliare di Chiari. Successivamente aveva lavorato con gli zii, professionisti del settore edile, per poi cambiare strada e trovare un altro impiego. «Era sempre puntuale e preciso, sapeva usare tutti i programmi ed era abile con il computer», ha ricordato Dennis Beqiri, il presidente dell’associazione albanesi di Chiari e titolare dell'agenzia, fuori dalla palazzina di via Tagliata. Ai giornalisti ha accontato di un ragazzo sempre sorridente e gentile, come la madre, un’immagine che – anche in questo caso – stona con la cronaca dell'omicidio che il 21enne martedì mattina ha confessato ai carabinieri, dopo essersi costituito.



