Morto in moto: addio a Benedetto Fusco, una vita nella ristorazione

Il 70enne deceduto ieri in via Serenissima è stato anima e cuore della pizzeria Mozart di Rezzato, chiusa nel 2025 dopo 33 anni
Benedetto Fusco aveva 70 anni - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
Benedetto Fusco aveva 70 anni - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
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La stessa strada, lo stesso tipo di mezzi, lo stesso tragico epilogo. Dopo due settimane un’altra vittima della strada in via Serenissima e ancora una volta è stato un motociclista a perdere la vita. Tra i due incidenti meno di un chilometro di distanza e meno di 15 giorni.

Benedetto Fusco, ex ristoratore di 70 anni è morto ieri pomeriggio in via Serenissima dopo che, con la sua Honda, ha tamponato una Fiat 500X che si era appena immessa. Un impatto devastante che ha distrutto la moto e danneggiato seriamente l’auto e che non ha lasciato scampo all’uomo.

  • L'incidente tra auto e moto su via Serenissima
    L'incidente tra auto e moto su via Serenissima - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
  • L'incidente tra auto e moto su via Serenissima
    L'incidente tra auto e moto su via Serenissima - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
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    L'incidente tra auto e moto su via Serenissima - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
  • L'incidente tra auto e moto su via Serenissima
    L'incidente tra auto e moto su via Serenissima - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
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    L'incidente tra auto e moto su via Serenissima - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
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    L'incidente tra auto e moto su via Serenissima - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it

Tutto è accaduto attorno alle 17. La moto di Fusco stava percorrendo via Serenissima da Sant’Eufemia verso via delle Bettole, quando si è trovata davanti l’auto di un 58enne di Torbole Casaglia che era appena uscito dal lavoro e, da via Buffalora, si era immesso su via Serenissima. L’uomo non si è accorto di nulla, ha sentito un boato alle sue spalle e lo scoppio del lunotto in frantumi. Sotto shock è sceso dall’auto e ha visto la moto distrutta e il motociclista esanime a terra. Nonostante siano stati immediatamente allertati i soccorsi, per lui non c’è stato nulla da fare. Inutile purtroppo l’intervento di medici e infermieri di Areu.

Spetta ora alla Polizia locale di Brescia, intervenuta per i rilievi, stabilire come siano esattamente andate le cose e attribuire eventuali responsabilità nello schianto mortale.

Il ricordo

Benedetto Fusco era molto conosciuto nella zona Est della città e nell’hinterland e in pochi minuti la notizia della sua tragica scomparsa si è diffusa tra Brescia e Rezzato dove aveva chiuso da meno di un anno la sua pizzeria, il Mozart. Una scelta maturata per il desiderio di dedicarsi alla famiglia e la voglia di concedersi finalmente la pensione meritata. Purtroppo, Benedetto Fusco – per tutti semplicemente Ben – non potrà vivere questa nuova fase della sua vita. Il destino lo aspettava su un rettilineo a pochi chilometri da casa mentre era in sella alla sua moto. Quella delle due ruote era una passione che lo accompagnava da sempre. Ieri, quando ha perso la vita, era in sella ad una Honda Rr 1000, in una edizione limitata. Una moto da collezione.

Per 33 anni, Fusco è stato l’anima e il cuore della sua pizzeria, gestita insieme alla moglie Rosa e al figlio Marco e, per un periodo anche a Laura, l’altra figlia: un locale che non era solo un’attività commerciale, ma un luogo di incontro, un punto di riferimento per tutta la comunità di Rezzato ma anche nei paesi vicini.

I motori rappresentavano per lui un’altra grande passione, nata in gioventù con le cronoscalate automobilistiche, disciplina in cui aveva conquistato anche titoli italiani, guadagnandosi il soprannome di «pizzaiolo volante». Fa ancora più male pensare che proprio quella passione, che sperava di godersi in libertà dopo una vita di lavoro, gli sia stata fatale.

Benedetto, che aveva da poco compiuto 70 anni, era una persona rara, capace di lasciare un segno profondo in chiunque lo incontrasse. La notizia della sua scomparsa si è diffusa rapidamente, suscitando sgomento e tristezza: a Rezzato, quasi tutti almeno una volta erano passati dalla sua pizzeria, e molti lo ricordano non solo per la qualità del suo lavoro, ma per la sua umanità autentica.

Gentile, disponibile, sempre con il sorriso, Benedetto Fusco sapeva mettere a proprio agio chiunque. Anche nei momenti più concitati, quando il locale era pieno e la pressione si faceva sentire, non perdeva mai la calma. Era proprio in quelle situazioni che emergeva la sua anima napoletana: con una battuta, un sorriso, riusciva a sciogliere ogni tensione e a trasformare i clienti in amici.

Chiudere la pizzeria non era stata una decisione facile. Da quando aveva 15 anni, Fusco aveva sempre lavorato nella ristorazione, partendo come lavapiatti, poi cameriere, fino a diventare pizzaiolo in via Ducco. Aveva costruito passo dopo passo la sua strada, passando anche per la pizzeria Funivia, fino a realizzare il suo sogno con l’apertura della Mozart.

Sulla strada

Francesco Viola aveva 28 anni
Francesco Viola aveva 28 anni

Sapeva però che era arrivato il momento di fermarsi, di dedicarsi finalmente a se stesso e ai suoi affetti, di prendersi il suo tempo. Quello che purtroppo gli è stato tolto troppo presto.

Lo schianto in cui ha perso la vita Benedetto Fusco è avvenuto a meno di un chilometro dal punto in cui, la mattina di venerdì 10 aprile, è morto il 28enne Francesco Viola, che a breve sarebbe diventato padre per la seconda volta, e che stava andando a lavorare nello stabilimento della Cembre, dove era responsabile di un settore. Anche lui era in sella a una moto. Nel suo caso però si è trovato davanti un’auto che stava facendo inversione. Per quella manovra l’autista è ora indagato per omicidio stradale.

Con il decesso di Benedetto Fusco salgono a 17 le croci sulla strada dall’inizio dell’anno. Lo scorso anno, alla fine di aprile, erano 15 e nel 2024 ancora meno. Dati che segnano una preoccupante tendenza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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