Cronaca

Montichiari e Ghedi, «quanto pesano i voli su una zona già martoriata»

Un hub commerciale attivo soprattutto di notte e un aeroporto militare a meno di 4 chilometri di distanza l’uno dall’altro: troppo – dicono i residenti – per un’area densa di discariche e allevamenti intensivi
Aerei militari sulla pista dell'aerobase di Ghedi © www.giornaledibrescia.it
Aerei militari sulla pista dell'aerobase di Ghedi © www.giornaledibrescia.it
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Sul tema qualcuno ha scritto anche dei libri. E ogni anno si aggiunge un capitolo a una storia che sembra lontanissima dalla sua conclusione. Probabilmente una parola che per molti resta una chimera. Perché trovare una soluzione al rumore provocato dagli aerei su un’ampia fetta della Bassa bresciana sembra pressoché impossibile. Gli aerei sono quelli che decollano e atterrano dall’aeroporto Gabriele D’Annunzio di Montichiari e dall’aeroporto militare di Ghedi. Il primo fa parte del Gruppo Save ed è uno dei principali hub cargo del Sud Europa. Il secondo è gestito dall’Aeronautica Militare ed è sede del 6° Stormo.

Territorio

Insieme rappresentano un problema reale per la porzione di territorio che si estende tra Castenedolo, Montichiari, Carpenedolo e Ghedi. O meglio, aggiungono un problema per un’area che la presidente di Legambiente Montichiari Laura Zaniboni definisce «una terra dei fuochi». E il motivo è presto detto. «Ci sono molti fattori di rischio in questa zona, che è già bella satura – spiega Zaniboni –. Abbiamo le discariche e a livello di quantitativo di rifiuti siamo già primi in Europa. Poi i laghetti con i gabbiani che possono impattare con gli aerei, l’agricoltura esasperata e gli allevamenti intensivi. E non possiamo dimenticarci dello spandimento dei fanghi».

Come anticipato, nell’aeroporto di Montichiari non vengono gestiti voli passeggeri. La vocazione dello scalo bresciano è totalmente cargo e, se non si considerano pochi voli privati, gli aerei che lo utilizzano trasportano merci. Questo significa però che si muovono di notte, quando logicamente il rumore si percepisce di più. «Arrivano verso le 23.30 e ripartono per le 2.30: tra i 10 e i 15 aerei a distanza di 10 minuti circa uno dall’altro. D’estate, con le finestre aperte, chiaramente il rumore dà più fastidio», spiega ancora Zaniboni.

Problemi

Il disagio dato dagli aerei cargo è condensato in poche ore e – come si intuisce dalle testimonianze dei residenti – non costituirebbe di per sé un fastidio insormontabile. La questione è però da guardare nella sua interezza. Vicino all’aeroporto di Montichiari c’è infatti quello militare di Ghedi.

In linea d’aria sono circa 4 chilometri e le due piste sono sostanzialmente in parallelo. È facile dunque capire quanto l’area possa essere congestionata. Entrambi gli aeroporti si trovano fuori dai centri abitati, ma le rotte di atterraggio e di decollo sorvolano inevitabilmente alcune abitazioni . «A Vighizzolo (frazione di Montichiari, ndr) i caccia militari fanno tremare i vetri delle case», commenta Zaniboni.

A confermare quanto detto dalla presidente di Legambiente Montichiari è Sergio Perini, medico di famiglia per tantissimi anni a Carpenedolo e a lungo presidente del consiglio direttivo di «Cambiare rotta», il comitato che si è occupato per due decenni delle problematiche legate agli aeroporti nella Bassa bresciana.

Per anni Perini ha raccolto materiale sui due scali, ma la conclusione è sempre stata la stessa: «Andiamo a scontrarci con delle forze più grandi di noi». Perini parla di lettere, incontri e convegni, che «nulla possono contro gli interessi economici». Oltre a questo, la preoccupazione adesso aumenta a causa della situazione geopolitica che stiamo attraversando. «A Ghedi ci sono testate nucleari, non è un segreto – specifica –. Quindi l’aeroporto potrebbe diventare un obiettivo militare: qui rischieremmo tutti di saltare in aria».

Cargo di notte, privati di giorno: la doppia vita del D’Annunzio

Con una media di circa 14-16 movimenti giornalieri tra atterraggi e decolli, tra lunedì e venerdì, il D’Annunzio è tra principali centri della logistica integrata nazionale. l traffico riflette i ritmi del commercio e della corrispondenza, con una contrazione nei weekend, quando la media scende a poche unità giornaliere.

Il corridoio di atterraggio e decollo dell'aeroporto D'Annunzio di Montichiari - Fonte FightBeat
Il corridoio di atterraggio e decollo dell'aeroporto D'Annunzio di Montichiari - Fonte FightBeat

L'aeroporto dispone di una pista singola, la 14/32, lunga 2.990 metri, tra le più estese del Nord Italia, adatta ad accogliere grandi aerei cargo a pieno carico, come i Boeing 737-800.

Le rotte di decollo e atterraggio lungo l'asse della pista pesano in modo differenziato sui comuni limitrofi. Castenedolo, che si trova sulla traiettoria di decollo verso nord-ovest, subisce l'impatto maggiore tra le 22 e le 3, quando i cargo di Poste Air Cargo o DHL operano con maggior frequenza. Parallelamente, Montichiari e le frazioni verso Calvisano sono interessate dai flussi in avvicinamento a bassa quota.

Velivoli privati sulla pista dell'aeroporto di Montichiari - Foto Aero Club Brescia
Velivoli privati sulla pista dell'aeroporto di Montichiari - Foto Aero Club Brescia

Tuttavia, Montichiari non è solo cargo. L’analisi dei voli dell’ultimi mese, realizzata grazie alla piattaforma FlightBeat dell’ingegnere bergamasco Marco Sangalli, evidenzia una componente vitale di traffico diurno sia composta da voli privati sia attività di scuola volo e interventi sanitari.

Movimenti, questi, che hanno certamente un impatto acustico notevolmente inferiore rispetto ai cargo e si concentrano nelle ore diurne, principalmente tra le 8 e 18. Si tratta spesso di velivoli leggeri o executive che utilizzano lo scalo per la sua posizione strategica rispetto al Garda e ai poli industriali.

C’è poi il capitolo dei voli sanitari ed elisoccorso: lo scalo funge da base logistica per emergenze e trasporti d'organi, operazioni che per loro natura non hanno orari prestabiliti e possono avvenire nell’arco delle 24 ore. Un soluzione, che, però, dovrebbe essere temporanea.

Ampliamento in corso

Intanto proseguono i lavori per centrare l’obiettivo, ambizioso e in linea con il percorso seguito negli ultimi anni, di fare dell’aeroporto D’Annunzio di Montichiari l’hub cargo di riferimento per il Sud Europa. Un piano che richiede un solido investimento, pari a 100 milioni di euro, e che ha come orizzonte temporale il 2032, e che è articolato su più step.

Il primo prevede un sostanzioso e sostanziale aumento dell’area destinata ai magazzini, che secondo il progetto passerà da 15mila a 60 mila metri quadrati. Poi sarà rivista la viabilità attorno allo scalo: in particolare, saranno ridisegnati i tracciati dei raccordi stradali di accesso allo scalo, che prevedo espropri per la loro realizzazioni.

Interventi propedeutici all’obiettivo finale, ovvero quello di allungare la pista, che con i suoi 2.990 metri è già tra le più lunghe del Nord Italia, per riuscire a far atterrare aerei più grossi degli attuali cargo, postali e non, già in servizio.

Le previsioni parlano di un raddoppio dei volumi di traffico, con gli addetti diretti che passeranno da 200 a oltre 400.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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