La potenza dei jet militari e l’impatto acustico di Tornado e F-35

Già i Tornado (nomen omen) non erano considerati da molti residenti della Bassa dei campioni della discrezione sonora, ma da quando nei cieli bresciani si levano gli F-35 c’è chi lamenta un peggioramento sul piano della rumorosità.
Nessun paletto
Per inquadrare la situazione, va fatta una rigorosa premessa in punta di diritto: «Il decreto legislativo 13/2005 non si applica alle emissioni acustiche dei voli militari e ai voli effettuati a cura del ministero della Difesa per fini di preminente interesse pubblico, di sicurezza nazionale, di emergenza, di soccorso». Tradotto dal formale dettato del Codice dell’Ordinamento militare, le limitazioni contemplate dal decreto legislativo che recepisce la direttiva comunitaria in materia di aeroporti e inquinamento acustico non riguarda che l’ambito civile.
Detto questo, l’Aeronautica Militare si è dimostrata sensibile alle sollecitazioni della popolazione civile dei territori da cui opera e all’ambiente circostante le aerobasi, dotandosi di specifiche policy. Tanto è vero che – per restare su quel che ci tocca da vicino – fin dall’arrivo in Italia dell’F-35 alla base di Amendola (Foggia), la prima ad accogliere il caccia di quinta generazione, fu varato uno specifico progetto di monitoraggio delle emissioni acustiche del nuovo jet, denominato «MilNoise-Jsf» (dal nome della più ampia e risalente campagna di mappatura acustica dell’Arma Azzurra e dall’acronimo ufficiale del velivolo in questione, il «Joint Strike Fighter»).

Effettuata nel 2018 dalla Cira (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali), l’analisi è stata illustrata anche in convegni scientifici di respiro internazionale. Ben inteso: le informazioni disponibili riguardano le modalità di studio, non gli esiti dei test, che pur tuttavia dopo l’adozione dell’F-35 da parte del 6° Stormo, sono stati eseguiti pure a Ghedi.
Studi stranieri
Per capire se l’F-35 (nella sua versione «A», a decollo e atterraggio convenzionali o Ctol, quella cioè di cui sono muniti i Diavoli Rossi), possa risultare più rumoroso del suo predecessore, il Tornado Ids, bisogna perciò affidarsi ad alcuni studi effettuati dalle autorità sanitarie americane, alle prese con analoghe sollecitazioni della popolazione civile locale.
È in particolare uno studio del dipartimento della Salute del Vermont, risalente al 2012 a fare letteratura in proposito: si stima che il picco di rumorosità raggiunto dall’F35 in volo a mille piedi di quota (circa 300 metri, quota peraltro non operativa in Italia) e 500 mph (circa 800 km/h) di velocità sia di 115 dB, 21 in più si legge, dell’F-16, il caccia che in molte basi Usaf è stato soppiantato dal più moderno F-35. Di poco superiore (121 dB) il valore riportato da fonti di stampa in Arizona. Soglie in ogni caso equiparate a quella di un concerto rock o di uno stadio di football affollato.
Sempre nel documento si legge che l’esposizione prolungata oltre i 15 minuti continuativi a tale rumore può avere concrete ricadute sull’udito umano. Le prudenti autorità statunitensi tuttavia raccomandano di contenere l’esposizione a non più di 28 secondi al giorno. Anche se, precisa lo studio, servirebbero più puntuali dati per stimare l’effettivo impatto sulla popolazione che vive o lavora in prossimità di aerobasi. Necessità che viene evocata anche a Ghedi, dove il vecchio Tornado viene considerato meno impattante, a dispetto del fatto che montasse due propulsori - gli RB-199 - risalenti come tecnologia agli anni ’70, anzichè un solo motore, il moderno P&W F135.
I dati di potenza noti potrebbero giustificare la sensazione: se i due motori del Tornado erogano nel loro insieme e nella versione più aggiornata poco più di 14mila kg di spinta, l’F-35 ha a disposizione una spinta pari a oltre 18mila kg.
In decollo
Certo il picco più d’impatto è probabilmente quello emesso al decollo, con i cosiddetti «postbruciatori» accesi. Proprio quello esaminato da uno studio del Dipartimento federale della difesa svizzero nel 2019 in vista dell’adozione dell’F-35 per l’aviazione elvetica. Il jet sarebbe risultato di 3 dB più rumoroso del precedessore F/A-18. Su un aspetto i vari studi concordano: l’F-35 risulta comunque più rumoroso dei vari caccia cui è subentrato, pur in assenza di un dato di comparazione diretta col Tornado.
L’auspicio è che la percezione nella Bassa possa essere confutata (o confermata) dall’evidenza di dati resi pubblici compatibilmente con le esigenze di segretezza militare. Fermo restando che in ogni caso l’Aeronautica sarebbe pienamente in diritto – sul piano formale – di far prevalere le esigenze operative.
«MilNoise-Jsf»
Se il legislatore dà priorità alle esigenze operative militari anche sul profilo delle emissioni sonore, l’Aeronautica ha comunque fra i propri punti fermi una costante attenzione alla tutela ambientale. Tanto da aver varato già molti anni fa, il programma «MilNoise». Sviluppato dal ministero della Difesa, è un sistema tecnico-operativo volto a previsione, valutazione e monitoraggio dell’impatto acustico e ambientale negli aeroporti militari. Include studi specifici per siti dotati di nuovi velivoli, come il programma MilNoise-Jsf per l’F-35.
Il fine del programma è mitigare l’inquinamento acustico causato dalle attività di volo e mantenere la conformità alle normative ambientali. Il programma ha previsto studi di impatto acustico specifici, come la Fase I, focalizzata sulle basi dei velivoli F-35, inclusa Ghedi. Il Piano si inquadra nelle iniziative di tutela ambientale del ministero della Difesa, che comprendono anche i Sistemi Gestione Ambientale (Sga) nei singoli Reparti dell’Arma Azzurra. Obiettivo dichiarato è proteggere l’ambiente circostante le basi aeree.
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