Cronaca

Strage di Piazza Loggia, il ricordo e la commozione dei parlamentari

Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha ripercorso in aula quei tragici momenti dello scoppio della bomba il 28 maggio 1974: le parole dei politici bresciani a Roma
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L'intervento di Casasco alla Camera dei Deputati

Otto morti e centodue feriti. Alle 10.12 del 28 maggio 1974 in piazza Loggia esplose la bomba che segnò per sempre la storia della nostra città, ma anche dell’Italia intera. Oggi la commemorazione in città, ieri il ricordo in Parlamento. «Ricordiamo con commozione quelle donne e quegli uomini la cui vita, colma di affetti e di speranze, fu spezzata all’improvviso, e che forse più che vittime potremmo definire caduti consapevoli, proprio perché quella mattina avevano scelto di essere in piazza, in rappresentanza della società civile». Così Lorenzo Fontana, presidente della Camera.

Cristina Almici (FdI)

«Il ricordo di Piazza della Loggia non può essere soltanto commemorazione, deve essere responsabilità, deve essere impegno quotidiano delle istituzioni nella difesa della democrazia, della libertà e della verità. Brescia ci ha insegnato che la memoria non è rancore: è dignità, è la forza di continuare a chiedere giustizia senza mai rinunciare ai valori democratici».

Simona Bordonali (Lega)

«Noi bresciani sappiamo bene che Piazza della Loggia non è soltanto un luogo di una strage, è il simbolo di una comunità ferita che ha scelto di non piegarsi alla paura. È il simbolo di una città che ha continuato a chiedere verità e giustizia con dignità, compostezza e tenacia. Oggi, nel ricordare le vittime, rinnoviamo il dovere della memoria, perché una democrazia che dimentica le proprie ferite è una democrazia più fragile, e perché il terrorismo, l’odio politico e la violenza eversiva non trovino mai più spazio nella nostra Repubblica».

Maurizio Casasco (FI)

«Una bomba che voleva portare disordine in un’Italia che faticosamente i nostri padri cercavano di rimettere in carreggiata, per consegnarcela libera e pacificata così come la conosciamo oggi». «I nomi delle vittime della strage di Brescia, la mia città, ricordano a tutti, e innanzitutto a me stesso, che mezzo secolo dopo la democrazia ha vinto per sempre sulla paura. Un insegnante o un operaio che la mattina si dirige verso il suo posto di lavoro non rischia più di saltare per aria per mano di un terrorista. Quella vittoria va rinnovata ogni giorno e soprattutto va trasmessa».

Marco Pellegrini (M5S)

«Forse la tragedia – anzi, senza forse – la cosa sconvolgente, la tragedia nella tragedia è stato scoprire che coloro che avrebbero dovuto proteggerci, proteggere i cittadini italiani – pezzi dello Stato, pezzi delle Forze dell’ordine, pezzi dei servizi di sicurezza e informazione – erano, in realtà, depistatori o addirittura ispiratori, complici, fornitori di armi e di esplosivo degli stragisti. E pur conoscendo esattamente tutto quello che stava avvenendo tramite gli informatori, gli infiltrati, nessuno mosse un dito, nessuno fece niente: questa davvero è una cosa sconvolgente».

Fabrizio Benzoni (Azione)

«Una democrazia forte sa guardare con onestà la propria storia e le proprie ombre, ma Piazza della Loggia non è soltanto il racconto di una violenza, è soprattutto il racconto di una risposta civile straordinaria». «Abbiamo trasformato il dolore in coscienza democratica, e lo abbiamo fatto attraverso la perseveranza delle famiglie delle vittime, attraverso il lavoro instancabile della magistratura, delle associazioni, della Casa della memoria, di tutte le istituzioni, delle scuole e dei sindacati che hanno saputo evitare che la rabbia si trasformasse in vendetta. Lo abbiamo fatto custodendo la memoria non come un rito, ma come una responsabilità collettiva».

Michela Di Biase (Pd)

«Manlio Milani ci ha insegnato che il sopravvissuto non custodisce soltanto il proprio dolore, custodisce una responsabilità pubblica: testimoniare perché ciò che è accaduto non venga cancellato dalla storia. La vittima è un soggetto storico, non un semplice oggetto del male, ma una coscienza che testimonia, che agisce. È qualcuno che, pur colpito dalla violenza, sceglie di non indietreggiare e di non restarne prigioniero, che cerca non il risarcimento privato ma la costruzione di una memoria pubblica. La Repubblica ha il dovere di custodire questa memoria».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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